Nell’anno del Covid il totale dei morti per tutte le cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019. E se si limita l’osservazione al periodo tra marzo e dicembre l’eccesso di mortalità dovuto al virus è ancora più evidente: in quel periodo si sono contati 108.178 decessi in più (+21%) rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019. Sono i dati definitivi di Istat e Istituto superiore di sanità, che hanno appena aggiornato il report sull’impatto dell’epidemia. Dalla tavola dei decessi in 7.903 Comuni, pubblicata dall’Istat, emerge anche che le località più colpite dalla prima ondata hanno sperimentato un picco di morti concentrato in pochi mesi, ma nel periodo successivo la mortalità è diminuita rispetto alla media degli anni precedenti, con il risultato che guardando all’intero anno non si registra un eccesso. Per esempio ad Alzano Lombardo il mese di marzo ha fatto segnare un +1040% di morti, ma sull’anno la differenza rispetto alla media è addirittura negativa, -19%. A Nembro i due dati sono rispettivamente +1125% e +5,3%. Bergamo, città simbolo della prima ondata, nell’intero anno ha visto la mortalità scendere del 14% dopo il +432% di Marzo. A Milano invece l’anno si è chiuso con un +22% di morti rispetto alla media, con picchi sia in primavera sia a dicembre.

Tra febbraio e dicembre i morti per Covid registrati nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata dell’Iss sono stati 75.891, ma il rapporto spiega che quella è “una misura parziale“, essendo riferita “ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus”. L’approccio dell’eccesso di mortalità è più efficace per comprendere il vero impatto della pandemia perché tiene conto anche dei decessi “sottostimati o indirettamente collegati, come le morti causate da un trattamento ritardato o mancato a causa di un sistema sanitario sovraccarico“. Come già nei precedenti Rapporti l’eccesso di mortalità è stato stimato confrontando, a parità di periodo, i dati del 2020 con la media dei decessi del quinquennio 2015-2019. Visto che nei mesi di gennaio e febbraio 2020 i decessi totali sono stati inferiori di circa 7.600 a quelli della media dello stesso bimestre del 2015-2019 e che i primi decessi di persone positive al Covid19 risalgono all’ultima settimana di febbraio, Istat e Iss hanno preso in considerazione l’eccesso di mortalità tra marzo e dicembre.

Tra marzo e maggio 51mila morti in più rispetto alla media – Considerando i dati assoluti, durante la prima fase dell’epidemia si sono contati oltre 211mila decessi: 50.957 in più rispetto alla media del periodo marzo-maggio tra 2015 e 2019, di cui oltre 45 mila di residenti nel Nord del Paese. I decessi di persone positive
al Covid-19 registrati dalla Sorveglianza integrata riferiti allo stesso periodo sono 34.079 (il 67% dell’eccesso totale). Il bilancio, in termini di eccesso di decessi per tutte le cause, è particolarmente pesante per la Lombardia (+111,8%). Per tutte le altre regioni del Nord l’incremento dei morti del periodo marzo-maggio 2020 è compreso tra il 42% e il 53%. Solamente il Veneto e il Friuli Venezia Giulia hanno un eccesso di decessi più contenuto (rispettivamente +19,4% e +9%). Al Centro si si evidenzia il caso delle Marche (+27,7%), regione che si distingue rispetto all’incremento medio della ripartizione (+8,1%).

La seconda ondata è stata più letale – A partire dalla metà di ottobre 2020, spiega il rapporto, “diventano via via più evidenti gli effetti della seconda ondata dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale”. Considerando i decessi per il complesso delle cause, durante il periodo ottobre-dicembre 2020 si sono contati 213mila morti, 52mila in più rispetto alla media dello stesso periodo di ciascuno degli anni a partire dal 2015 al 2019. Nella seconda ondata l’aumento della mortalità è più basso in Lombardia (+37,1% in contrapposizione al +111,8%), in Emilia Romagna (+25,4% rispetto a +43,6%), in Liguria (+33,9 contro +42,2%) e nella provincia autonoma di Bolzano (+39,1% rispetto a +45,4%). Molte regioni del Centro e del Mezzogiorno hanno invece sperimentato per la prima volta un incremento importante dei decessi per il complesso delle cause.

Oltre 76mila morti in eccesso tra gli over 80 – Guardando alle classi di età, il contributo più rilevante all’eccesso dei decessi è dovuto all’incremento delle morti della popolazione con oltre 80 anni, che spiega il 76,3% dell’eccesso di mortalità complessivo. In totale sono decedute 486.255 persone di 80 anni e oltre (76.708 in più rispetto al quinquennio precedente). L’incremento della mortalità nella classe di età 65-79 anni spiega un altro 20% (oltre 20mila decessi in più).

Il 10% dei decessi totali dovuto al Covid – Dall’inizio dell’epidemia e fino al 31 dicembre 2020 il contributo dei decessi Covid alla mortalità per il complesso delle cause è stato, a livello medio nazionale, del 10,2%, con differenze fra le aree geografiche – 14,5% nel Nord, 6,8% nel Centro e 5,2% nel Mezzogiorno – e fasce di età – 4,6% del totale nella classe 0-49 anni, 9,2% in quella 50-64 anni, 12,4% in quella 65-79 anni e 9,6% in quella di ottanta anni o più. Considerando l’andamento per mese, la quota dei decessi Covid-19 sul totale del 29% ad aprile e a novembre al Nord, circa un decesso su 5 al Centro e nel Mezzogiorno a novembre.

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