Si deve fare chiarezza sull’attacco a Deir al-Hajari, nel nord-ovest dello Yemen. Chiarezza che è dovuta alla famiglia al-Ahdal, sterminata da un bombardamento della coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 2016. Per questo il Gip di Roma ha respinto la richiesta d’archiviazione della Procura e ha imposto il prosieguo delle indagini penali a carico dei dirigenti di Rwm Italia, una filiale italiana del produttore di armi tedesco Rheinmetall AG che ha prodotto e venduto le bombe a Riyad, la cui esportazione è stata revocata il 29 gennaio scorso, e degli alti funzionari dell’Autorità nazionale per l’esportazione di armamenti (Uama), che ha invece rilasciato le autorizzazioni per l’esportazione degli ordigni. “La voce delle vittime è stata finalmente ascoltata – dichiara a Ilfattoquotidiano.it l’avvocato Francesca Cancellaro che sta portando avanti l’azione legale – Per la prima volta in Europa un Giudice penale nazionale investito della legittimità dell’export di armamenti utilizzati nel conflitto yemenita e della responsabilità per le morti dei civili ha disposto che le indagini devono essere approfondite sia nei confronti dei vertici dell’Autorità pubblica (Uama), che nei confronti dei produttori (Rwm Italia)”.

Nell’autunno del 2016, nel corso di un raid della coalizione a guida saudita, gli ordigni Mk 80 fabbricati dalla Rwm vennero sganciati sull’abitazione della famiglia al-Ahdal uccidendo il padre, la madre e i quattro figli. L’obiettivo dell’offensiva era un checkpoint militare dei ribelli Houthi a 300 metri di distanza che, però, il sistema di guida ‘intelligente’ ha confuso con l’abitazione civile. Nell’aprile 2018, prendendo in esame il singolo episodio, il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr) di Berlino, la ong yemenita Mwatana for Human Rights e la Rete Italiana Pace e Disarmo hanno presentato una denuncia penale. Nell’ottobre 2019, la Procura aveva chiesto l’archiviazione, scatenando l’opposizione delle organizzazioni. Opposizione giustificata, secondo il gip, che ha predisposto il proseguimento delle indagini sull’episodio. “Accogliamo con favore la decisione di continuare l’indagine penale relativa all’attacco mortale a Deir al-Hajari – scrivono le ong – Questa decisione dà speranza a tutti i sopravvissuti agli attacchi aerei mortali senza un obiettivo militare identificabile e che hanno invece ucciso e ferito civili”.

Ciò che i magistrati devono appurare è se, al momento dell’autorizzazione all’export, sia Rwm che Uama fossero al corrente delle azioni militari di Arabia Saudita e Uae nel conflitto yemenita, scoppiato agli inizi del 2015, e delle violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione locale, senza quindi aver svolto tutti i passi necessari a ottenere informazioni certe. Ipotesi che, se confermata, dimostrerebbe la violazione della legge 185 del 1990 sull’export di armamenti che, tra i vari limiti, impone il divieto di export di armamenti verso Paesi in conflitto o per i quali sono accertate violazioni dei diritti umani. Le organizzazioni ritengono che sia Rwm che Uama fossero al corrente di ciò che gli eserciti di Riyad e Abu Dhabi stavano facendo in Yemen, visto che, scrivono in un comunicato congiunto, “già il pm, nel corso della propria indagine, aveva confermato che l’anello di sospensione prodotto da Rwm Italia e trovato sulla scena dell’attacco di Deir al-Hajari potrebbe essere stato esportato nel novembre 2015. In quel momento gli organismi delle Nazioni Unite, le ong internazionali e le organizzazioni yemenite avevano documentato ripetute violazioni della coalizione a guida saudita”. Nonostante ciò, nel 2016 l’Italia autorizzò la vendita di altri ordigni di questo tipo a Riyad, una maxi-commessa da 411 milioni di euro, la più grande dal dopoguerra per il munizionamento pesante. Commessa della quale potrebbe far parte anche la bomba sganciata sull’abitazione dalla famiglia al-Ahdal. Inoltre, aggiungono che “ci sono ampie prove dell’uso di armi europee, comprese le bombe della serie MK 80 prodotte da Rwm Italia e i jet Eurofighter Typhoon parzialmente prodotti da Leonardo SpA, nei presunti crimini di guerra commessi dalla coalizione militare guidata da Arabia Saudita ed Emirati in Yemen”.

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