La maggioranza parla di “obbligo”. L’opposizione di “farsa”. Di mezzo c’è l’assessore regionale alla Salute Pierluigi Lopalco che trova nella definizione “forte raccomandazione” la strada della mediazione. La legge regionale è stata approvata nella tarda serata di martedì dal Consiglio regionale della Puglia che, per primo, inserisce il vaccino anti-Covid tra quelli a cui gli operatori sanitari devono sottoporsi. Pena, la mancata idoneità a lavorare nei reparti a rischio.

Il giorno dopo l’approvazione della legge nelle direzioni generali delle Asl l’aria è tesa. Perché ciò che di sicuro c’è è che la legge, votata anche con procedura d’urgenza, qualche effetto lo produrrà. Con ordine. La legge – licenziata all’unanimità dalla Commissione Salute – una volta approdata in aula, è stata al centro di un lunghissimo e travagliato dibattito. Perché per Fabiano Amati, proponente dei dem, “l’obbligo in realtà è una manifestazione di libertà, perché gli uomini sono liberi di non ammalarsi”. Per l’opposizione – rappresentata dal presidente del gruppo Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo – di obbligo non si può parlare perché è incostituzionale.

La legge appena approvata si basa sulla precedente, la n.27 del 19 giugno del 2018. Quest’ultima fissa i vaccini ai quali gli operatori sanitari dovevano sottoporsi – epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella, difterite, tetano, pertosse, influenza e tubercolosi – per poter ricevere l’idoneità a lavorare nei reparti a rischio. Al tempo, però, il governo centrale la impugnò perché – fu la tesi sostenuta – invadeva le competenze dello Stato. A dirimere la questione fu l’allora giudice della Corte Costituzionale e attuale ministro della Giustizia, Marta Cartabia. Su sentenza della Consulta, fu cassato il comma che autorizzava i vertici aziendali a “prescrivere vaccinazioni normalmente non raccomandate” perché, si legge nella sentenza, il verbo prescrivere di fatto ordina una terapia che, però, non è indicata dalla legislazione nazionale.

Ed è tutto qui lo scontro che si ripete anche sulla nuova legge. Perché in questo caso si parla di “forte raccomandazione” ma che comunque produrrà come effetto l’inidoneità a lavorare nei reparti più a rischio, come le pneumologie, malattie infettive, terapie intensive. Lo spettro della impugnazione, per gli oppositori del governo Emiliano, esiste ed è reale. Bisognerà solo attendere per capire cosa succederà e se il ministro Cartabia dovrà tornare ad occuparsi, in altra veste, della vicenda.

Intanto, però, nelle Asl si fanno i conti. Anzitutto del personale che manca all’appello. Per Pierluigi Lopalco “gli operatori sanitari che stanno rifiutando la vaccinazione sono davvero pochi, quindi sicuramente il rifiuto alla vaccinazione non inficia l’attuale campagna vaccinale”. Pochi i dati attualmente disponibili ma la percentuale di medici e infermieri non vaccinati, attualmente, va dal 10 al 20% in ogni Asl. Pochi, certo, ma sono comunque sufficienti a creare un altro problema: quello delle piante organiche. Il motivo lo spiega Giuseppe Pasqualone, direttore generale della Asl di Brindisi. “Non è semplice capire che effetti avrà questa legge, stiamo cercando di approfondire gli aspetti giuridici con gli addetti ai lavori e con il medico competente. Di sicuro – spiega a ilfattoquotidiano.it – non è semplice capire come sostituire chi eventualmente continuerà a non aderire alla campagna vaccinale”.

Eccolo il punto debole di tutta la faccenda: la carenza cronica di personale nei reparti. “Siamo sempre in carenza di organici – spiega -soprattutto di medici. Non è facile sostituire le persone soprattutto nei reparti ad alto rischio; nelle terapie intensive i professionisti sono già pochissimi. Qui rischiamo di dover chiudere il servizio”. Per evitare che si prospetti uno scenario del genere, i direttori generali dopo tutti gli approfondimenti possibili, cercheranno di sensibilizzare chi si opporrà ancora al vaccino. “Tutti pensano sia un problema di tutela del paziente – conclude Pasqualone – ma non è così. Il paziente sarà sempre a rischio perché è dimostrato che con il vaccino si può comunque trasmettere il virus, quindi i livelli di allerta saranno sempre altissimi. Qui il problema è la tutela del lavoratore che continuerà a correre il rischio di ammalarsi. Proveremo a sensibilizzare chi è ancora sulle proprie posizioni. La porta è sempre aperta”.

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