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Jet fuel a rischio, l’Ue avverte: “Se non riapre Hormuz, condizioni restrittive”

Dalla riunione del gruppo di coordinamento sul petrolio è emersa preoccupazione per il lungo periodo, anche se finora le ripercussioni hanno riguardato solo i prezzi
Jet fuel a rischio, l’Ue avverte: “Se non riapre Hormuz, condizioni restrittive”
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Mentre la guerra in Iran, e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, fatica a trovare una fine, dall’Unione Europea arriva un nuovo allarme per il carburante per aerei: “Se la situazione in Medio Oriente non dovesse migliorare nelle prossime settimane, si prevedono condizioni restrittive dei mercati, in particolare per il jet fuel“. È quanto emerso dalla riunione del gruppo di coordinamento sul petrolio che si è svolta il 27 maggio a Bruxelles, nella quale si è discusso delle “ripercussioni sia sul greggio che su tutti i principali prodotti petroliferi”. Secondo gli esperti, tutti i Paesi dell’Ue sono interessati da questa situazione, pur specificando che “finora l’Unione europea ha registrato ripercussioni sui prezzi, senza tuttavia interruzioni fisiche dell’approvvigionamento a livello dei consumatori”.

Il 26 maggio si è riunito anche il Gruppo di coordinamento del gas: anche in questo incontro, la Commissione e i Paesi dell’Ue hanno discusso della sicurezza degli approvvigionamenti alla luce delle continue tensioni in Medio Oriente. Il Gruppo ha confermato che al momento non vi sono preoccupazioni immediate per la sicurezza delle forniture di gas nell’Ue per la prossima stagione invernale anche perché i livelli di stoccaggio potrebbero raggiungere l’80% entro la fine dell’estate.

È da giorni che si parla di segnali più concreti di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, ma, nonostante questo, i mercati non si fanno illusioni. Da Hormuz, prima dell’inizio del conflitto, passava circa il 30% del carburante per aviazione destinato all’Europa: bloccarlo ha avuto gravi conseguenze, anche se per ora sono state contenute ricorrendo alle riserve nazionali, ma non solo. Come spiegato dagli analisti di Kpler, società specializzata nell’analisi del settore petrolifero, al Sole24Ore: “L’offerta si è mantenuta stabile grazie al jet fuel proveniente dagli Stati Uniti e dalla Nigeria, tramite la raffineria Dangote”. I rischi rimangono comunque elevati perché le forniture alternative hanno compensato il fabbisogno di aprile e maggio, ma rischiano di non coprire sul lungo periodo.

Tra i Paesi europei più esposti alla crisi del carburante ci sono Francia e Regno Unito, con rischi superiori per Londra che è la maggiore importatrice netta europea di jet fuel, ma la cui produzione si è limitata dopo la chiusura di raffinerie strategiche. Per questo motivo, il 19 maggio, il governo britannico ha allentato le rigide sanzioni sul petrolio russo raffinato in gasolio e carburante per aerei in paesi terzi, a causa dell’aumento dei prezzi. Oltre a questo nel Regno Unito hanno revocato anche alcune sanzioni sul trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) russo. In parallelo invece, al termine dei due giorni di lavoro al G7 Finanza, il ministro dell’Economia francese, Roland Lescure, affermava l’unità europea nel “la pressione sulla Russia”, affinché non tragga vantaggi dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente.

Anche a inizio maggio l’Ue aveva ostentato tranquillità sulla disponibilità di carburante che non avrebbe messo a rischio la stagione estiva. Tuttavia il 7 maggio, la Commissione europea ha approvato le linee guida per il settore dei trasporti perché, in caso il conflitto persistesse, “i viaggiatori potrebbero subire disagi, tra cui ritardi, cancellazioni, tempi di percorrenza più lunghi e prezzi più elevati”. Alcune compagnie aeree hanno iniziato ad aumentare le tariffe e ridurre alcune rotte già da aprile, come Delta Air Lines che ha previsto un aumento dei costi del carburante di 2 miliardi di dollari entro giugno 2026. Lufthansa Group ha stimato un aumento della bolletta di 1,7 miliardi di euro nel 2026 sulla spesa per il carburante nel 2026 e ha cancellato circa 20mila voli programmati fino a ottobre 2026 per risparmiare 40mila tonnellate di cherosene. Oppure la low cost Ryanair, il cui Ceo Michael O’Leary, ad aprile aveva rassicurato le forniture di jet fuel per il mese di maggio, senza però aver certezze su giugno.

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