Dileguato. Sparito come il coniglio dentro al cilindro che però non ricompare. Giuseppe Conte ha spento la luce, forse per conciliare l’attesa. Non così ha fatto il suo portavoce, Rocco Casalino, che ha iniziato il tour promozionale del suo libro (“Il portavoce“, appunto, con tanto di cover che tenta di rimandare alla mai dimenticata House of Cards, quando c’era Spacey s’intende). E così Casalino è ovunque: Rai, Mediaset, giornali, siti, si narra che qualcuno se lo sia trovato sul portone di casa con il libro in mano e tanta voglia di parlare.

Ieri, 20 febbraio, è toccato a Verissimo. Non un programma qualsiasi. Perché è da “quelle lande” che Casalino ha iniziato la sua marcia verso la notorietà, quella portata dal Grande Fratello. Nessuna diminutio, in questo dato: Mediaset sei, Mediaset tornerai. “Ci sono fior fiori di manager delle aziende più quotate del mondo (non necessariamente bravi, ma in posizioni apicali) che hanno nel loro passato prove da scrittore di romanzi erotici di gran lunga peggiori degli Harmony“, disse una volta un famoso editore.

Verissimo, dicevamo, pubblico tv del sabato pomeriggio. Silvia Toffanin, una delle migliori conduttrici della tv contemporanea, gestisce l’ospitata in modo ineccepibile. “Era da tanto che non venivo in uno studio così importante“, l’esordio di Rocco. Lei glissa, e gli chiede conto di un cambiamento di vita così radicale in pochi giorni. Lui dice che il lancio del libro lo aiuta a superare “il dispiacere” (per il Presidente che stava facendo un buon lavoro eh, ci tiene a rimarcarlo, ndr). Toffanin salta con un deciso avvitamento in aria il discorso politico e mette in chiaro: “Oggi parliamo di te“. E così arriva la Casalino’s story, “una vita di sbieco. Un bambino non voluto, ai margini (parole tratte dal libro)”. L’infanzia senza lussi, anzi con l’esigenza di usare cose di seconda mano, il bullismo, le violenze in famiglia, subite dalla madre, l’odio verso il padre covato dentro per anni. Ed è qui che Casalino si blocca, gli si incrina la voce, dice di non poter continuare: “Non possiamo fermarci un attimo?“. “Rilassati”, risponde Toffanin. Il racconto va avanti. “Se poi possiamo tagliare questi pezzi“, chiede ancora l’ex portavoce del Presidente del Consiglio. Ma i “pezzi” fatti di piccoli sorsi d’acqua bevuti come per prendere tempo e mostrare emozione, ci sono, eccome. “Umanizzazione” che passa dalla tv casalinga. Funziona?

È una storia, quella di Rocco Casalino, ricca di elementi. Dire il contrario sarebbe poco obiettivo. L’infanzia mica facile, lo studio pignolo, il lavoro come ingegnere, l’amore per la madre abusata, il Grande Fratello, il Portavoce: “Non avevo i soldi per rilegare la tesi, e ho dovuto chiederli in prestito a mia sorella. Quando ho cominciato a lavorare pensavo di ‘essere arrivato’ ma lo stipendio era basso, spendevo molto per spostarmi… Ecco che il Grande Fratello l’ho visto come un’opportunità per fare dei soldini, per pagare il debito di mia mamma (di 15 mila euro, ndr): i gettoni d’oro che mi avete dato a Mediaset li ho cambiati per questo”. E alla fine arriva anche “il pregiudizio”, di cui dice di essere vittima da anni: “È un certo mondo intellettuale, anche un po’ snob, che ha bisogno di discriminare, perché riflettendoci… Cos’è il razzismo? Cos’è l’omofobia? La necessità di sentirsi migliore dell’altro, “io sono bianco sono migliore di un nero”, “io sono eterosessuale sono migliore di un omosessuale… E con me viene fatta la stessa…”. C’è modo di parlare d’amore, di José, il suo compagno. Silvia Toffanin ascolta, fa le domande giuste, l’intervista va avanti per 40 minuti. Lui, Casalino è spesso smaccatamente emozionato: deglutisce, si blocca, si guarda intorno spaesato, gestisce tutto con mestiere. Lei ha la solita grazia capace di accogliere ma stavolta non arriva alla pura condivisione del momento, come accade con alcuni dei suoi ospiti, e non si commuove. Funziona, televisivamente, la Casalino’s story? Sì. Al punto che potrebbe pure diventare una fiction, Mediaset. Per ora, il Portavoce è in tour.

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