A Bardonecchia tutto il paese si fermerà per 3 minuti, a Livigno si sale in pista comunque usando le navette, alla Piana di Vigezzo sono aperti tutti gli impianti. Comprensori e stazioni sciistiche protestano contro lo stop in extremis deciso dal governo: alle 18.53 di domenica, quando le piste da sci erano ormai tirate a lucido e pronte ad accogliere i turisti da stamattina, è arrivato l’annuncio del ministro Roberto Speranza, condiviso con il presidente del Consiglio Mario Draghi. “I nostri sforzi sono stati vani“, si legge in una nota pubblicata sul sito di Adamello Ski, comprensorio sciistico a Ponte di Legno-Tonale. Dal Brescia a Torino la reazione non cambia: “È un chiaro segnale di disinteresse e maltrattamento della montagna, delle persone e delle famiglie che ci vivono, ci lavorano, e dell’intera filiera del sistema turistico invernale che da sempre ha come colonna portante lo sci alpino”, è il commento del sindaco di Sestriere, Gianni Poncet.

Dalla protesta verbale qualcuno è passato alla ribellione: alla Piana di Vigezzo, 1.720 metri nel Comune di Craveggia (Vco), nell’omonima valle Vigezzo, in alta Ossola, i gestori della stazione sciistica hanno deciso di aprire gli impianti: “Ancora venerdì la Regione ci aveva assicurato l’apertura e noi abbiamo predisposto tutto, in sicurezza, per riaprire. E così lo abbiamo fatto”, dice Luca Mantovani, uno dei titolari della società che gestisce gli impianti nella valle piemontese a ridosso del Canton Ticino. A Pian Munè, piccola stazione sciistica della valle Po, gli impianti sono rimasti chiusi ma sulla pista è stata inscenata una protesta: “Non contestiamo la scelta – dicono i gestori – La salute è un diritto da difendere. Contestiamo i modi, i tempi, la mancanza di rispetto e l’indifferenza”.

Il poco preavviso ha provocato anche il paradosso di avere tante persone sulle località sciistiche, turisti di prossimità che magari avevano prenotato anche dei giorni di vacanza, convinti di poter sciare. A Livigno, ad esempio, gli impianti di risalita chiusi non hanno fermato gli appassionati che usano pullman, taxi e auto per risalire a monte e poter scendere poi dalle piste innevate. Le norme, infatti, non vietano lo sci ma solamente l’utilizzo degli impianti. Resta la rabbia dei gestori: “Abbiamo lavorato per settimane per poter riaprire. Non ci sono parole per spiegare quello che proviamo se non tanta tristezza”, hanno detto a Sondrio Today.

‘SciamoSicuro’ è lo slogan che questo pomeriggio a Bardonecchia, in alta Valsusa, accompagnerà il flash mob contro la proroga della chiusura degli impianti di sci. L’invito dell’amministrazione comunale, rivolto a residenti ma non solo, è di ritrovarsi questo pomeriggio alle 16 nella piazza della chiesa parrocchiale con sci e snowboard mentre alle 16,15 tutto il paese si fermerà per tre minuti con la serrata dei negozi, suono di campane e tutti in stand-by ovunque ci si trovi. Oltre a Piemonte e Lombardia, che dovevano riaprire oggi, le proteste riguardano però tutta Italia: “La comunicazione all’ultimo minuto di non poter riaprire gli impianti sciistici è stata l’ennesima mancanza di rispetto verso il nostro mondo e il nostro lavoro”, ha detto all’Ansa Francesco Cangiotti, direttore della stazione di Bolognola, in provincia di Macerata.

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