di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Il 24 gennaio 2020 in tutto il mondo si celebra la prima Giornata internazionale dell’educazione: una giornata proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per riconoscere all’educazione la sua centralità per il benessere umano e anche per lo sviluppo sostenibile. Ad oggi 258 milioni di bambini e ragazzi non hanno ancora accesso a scuola, dunque all’educazione; ben 617 milioni di bambini e adolescenti non sono in grado di leggere e comprendere un testo semplice, né di fare la matematica di base come svolgere una semplice operazione.

Purtroppo meno del 40% delle ragazze dell’Africa subsahariana riesce a completare il ciclo di scuola secondaria inferiore e quasi quattro milioni di bambini e giovani ragazzi rifugiati non hanno la possibilità di frequentare la scuola. È il momento di ribaltare questa situazione e per farlo è necessario collaborare a livello internazionale e porre l’apprendimento al centro dell’agenda.

Quest’anno l’evento sul piano globale intende focalizzarsi sugli impegni e su tutte le iniziative importanti volte a salvaguardare l’istruzione. Al centro del piano c’è la volontà di aumentare l’inclusione combattendo l’abbandono scolastico, sempre più frequente nei paesi e nelle aree geografiche più in difficoltà dal punto vista economico e di scarsità delle risorse. L’evento globale della Giornata sarà organizzato in tre “contenitori”: i cosiddetti eroi dell’apprendimento, le innovazioni tech e i finanziamenti. Tutto in collaborazione con l’Unesco, Unhq, il Global Partnership for Education, il Centre for Interdisciplinary Studies e la Global Education Coalition, nata durante la pandemia con l’obiettivo di dare accesso a tutti all’educazione e promuovere l’innovazione tecnologica. A quest’ultima partecipano a livello mondiale ben oltre 160 partners totali.

L’istruzione dovrebbe essere la base su cui costruire la società globale: senza di essa vediamo come a dominare siano i regimi, le condizioni di vita e di lavoro disumane che molti sono costretti ad accettare in quanto nessuno ha mai mostrato loro che esiste un’altra strada. Nessuno ha mai fatto vedere ai ragazzi che vengono sfruttati nelle risaie dei Paesi Asiatici, a quelli costretti a cucire palloni di cuoio o vestiti nelle fabbriche delle grandi multinazionali, a quelli costretti ad assemblare giocattoli con cui non potranno giocare che esiste un’alternativa a tutto questo, che permette ugualmente di mangiare.

Quante volte abbiamo sentito espressioni dispregiative del tipo:” Con l’istruzione, con la cultura non si mangia”? Una frase che, neanche a dirlo, non ha nessun fondamento e che, oltre ad essere sfatata quotidianamente, fu ridicolizzata in diretta televisiva dal grande scrittore Andrea Camilleri. Egli con un semplice testo nel 2010 disse che ”il primo uomo che sfregando due legnetti provocò una scintilla con la quale accese un fuoco su cui cucinò la carne dei bufali fece cultura”. E continuando disse:”Il primo uomo che, dopo un’indigestione di carne di bufalo, provvide ad avvertire gli altri che non bisognava mangiarne troppa fece cultura”.

Da questi esempi banali si deduce chiaramente, contrariamente a chi afferma l’opposto, che con la cultura si mangia eccome, talvolta meglio talvolta peggio, ma si mangia. Questo stesso concetto, in una lingua diversa dalla nostra, fu spiegato nel 2009 da quello che l’anno scorso è stato proclamato il miglior maestro dell’anno, Ranjit Disale. Quando gli fu assegnato come primo incarico della carriera una piccola scuola diroccata a Paritewadi (piccolo villaggio indiano con poco più di 2000 abitanti) e si accorse che erano di più le spose bambine che le sue alunne, non si diete per vinto. E così andando casa per casa, campo per campo convinse i genitori a mandare a scuola i loro ragazzi destinati altrimenti ad un futuro povero e contadino.

Dopo tanti anni e tanta volontà di continuare la sua missione è riuscito nel suo obiettivo e ha portato una vera e propria rivoluzione culturale in quel piccolo villaggio. Tutti i ragazzi di quel villaggio frequentano attivamente la scuola al 100% e sapete quante spose bambine vi sono lì adesso? Nessuna! Questa rivoluzione, basata anche su metodi didattici innovativi, non è stata una piccola goccia nel deserto ma un vero e proprio oceano che si è diffusa quasi in tutte le scuole indiane.

Camilleri e tutti i maestri che del loro mestiere ne fanno una missione e non una semplice professione come Ranjit Disale sono gli esempi lampanti che dimostrano l’importanza dell’istruzione. Ecco perché la prima Giornata internazionale dell’educazione è importantissima e rappresenta solamente un punto di partenza per garantire alle prossime generazioni una società più uguale ed egualitaria di quella attuale.

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