Nella fase 1 di distribuzione del vaccino, fin da subito sono state fissate delle priorità: prime fra tutti le dosi sarebbero spettate al personale sanitario, agli ospiti delle Rsa e ai suoi dipendenti. Da un lato, quindi, la precedenza alle categorie più esposte al contagio, dall’altro a quelle più fragili. Ma, basta guardare il portale del governo sull’andamento della campagna vaccinale per accorgersi che quest’ordine non sembra essere stato sempre rispettato.

Su un totale di 718.797 vaccinazioni, dato aggiornato intorno alla mezzanotte del 12 gennaio, 569.554 dosi sono state somministrate a operatori sanitari o socio sanitari, 49.155 a ospiti delle Rsa, ma più del doppio, 100.088, a personale non sanitario. Una categoria molto generica, che raggruppa tutti coloro che lavorano nelle Asl e negli ospedali: cuochi, addetti alla manutenzione, amministrativi, dirigenti. E che, nonostante siano meno esposti al contagio, come già denunciato dal chirurgo Ricciardelli di Cotugno, già dal primo giorno della campagna vaccinale hanno, in più di un caso, preso il posto a chi in prima linea c’è stato da inizio pandemia.

Ma tra i 100mila “fuori lista” c’è anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ci sono quegli amici o parenti che sono stati chiamati dal personale sanitario, l’8 gennaio nell’Ausl di Modena, all’ultimo minuto per non far scadere le fiale. Personale che, dopo un’indagine interna e la ferma condanna del commissario all’emergenza Arcuri, è stato sospeso dall’incarico. I Nas stanno infatti indagando sull’andamento della campagna e stanno acquisendo in diverse Regioni l’elenco dei vaccinandi, per verificare se, nella compilazione, ci sono stati abusi tali da configurare ipotesi di reato.

I 100mila “fuori-lista” saltano ancora di più all’occhio se il dato nazionale viene scorporato regione per regione: in Campania, su 72.103 vaccinati ci sono 1.417 anziani delle Rsa e 11.730 di personale non sanitario; in Calabria 10.940 vaccinati di cui 1.460 non sanitari e 44 ospiti di Rsa; in Sicilia 66.799 vaccinati di cui 1.695 ospiti delle case di riposo e 9.998 non sanitari; nelle Marche hanno vaccinato appena 145 ospiti Rsa, 1.888 non sanitari; nel Lazio su 71.575 vaccinati 6.721 sono non sanitari e 4.904 gli anziani; in Lombardia 83.766 vaccinati, 13.472 personale non sanitario, appena 2.118 anziani delle case di riposo; infine l’Emilia-Romagna, dove a fronte di 76.076 somministrazioni, 5.321 sono state dedicate alle Rsa e 22.824 ad amministrativi, dipendenti, addetti alle pulizie, impiegati o ad amici e parenti dell’ultimo minuto.

Intanto i carabinieri del Nas stanno verificando che in Puglia i vaccini anti Covid siano somministrati solo alle persone inserite nell’elenco dei soggetti prioritari come stabilito dal Piano strategico nazionale – cioè gli operatori sanitari e sociosanitari, gli ospiti delle Rsa e gli addetti a servizi che prevedono il contatto con i pazienti – e non a persone fuori lista come emerso in alcuni casi nelle Asl Barletta-Andria-Trani (BAT), di Brindisi e di Bari. Come aveva anticipato Ilfattoquotidiano.it, a segnalare le anomalie a Brindisi è stato il presidente dell’Ordine dei medici e la Asl ha confermato la vaccinazione di alcuni colleghi in pensione e le loro mogli: una ventina di casi in tutto.

Nella Asl BAT sarebbero stati invece vaccinati cinque insegnanti, un appartenente alle forze dell’ordine (la Questura ha aperto una indagine interna) e un soggetto ‘di interesse istituzionale’. A Bari ci sarebbero anche cento giovanissimi studenti del corso di laurea in scienze infermieristiche che però sarebbero tirocinanti e quindi in diritto di ricevere il vaccino. Nel caso delle forze dell’Ordine, si tratterebbe di operatori in servizio nei Pronto soccorso e nell’ospedale ‘da campo’ di Barletta. Gli insegnanti in questione, invece, farebbero lezione negli ospedali.

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