La protesta e la paura corrono sui social delle celebrità statunitensi. Sono passate poco più di 24 ore e parecchie star del mondo di Hollywood, scrittori, attori e registi hanno cominciato a ragionare attorno all’assalto del Congresso accaduto a Washington la sera del 6 gennaio 2021. Una vecchia conoscenza dell’area progressista, il regista Michael Moore ha twittato con convinzione la necessità di un decisa punizione dei manifestanti pro-Trump: “Questi terroristi hanno imparato che non ci sono mai conseguenze alle loro azioni. E se non ci saranno arresti di massa e non verrà rimosso Trump, i prossimi 13 giorni (quanto manca all’insediamento definitivo di Biden alla Casa Bianca ndr) saranno pieni di violenza e paura. Che Parlamento e Gabinetto degli Stati Uniti facciano il loro lavoro! Gettate via la spazzatura dal 1600th di Pennsylvania Avenue”.

Mark Ruffalo, la star di Avengers, si interroga su come sia potuto accadere tutto ciò e ricorda che “i teppisti” che hanno assalito il Congresso “hanno sputato sulle sacre tombe di tutti coloro che hanno combattuto il nazismo e lo schiavismo” e poi segnala di aver sentito “che sembra pronta la grazia per Trump: non ripetiamo l’errore di perdonare torture e crimini di guerra come nell’era Bush”. Sacha Baron Cohen, uno dei più acerrimi nemici di Trump proprio a ridosso delle elezioni di novembre scorso, con l’uscita in streaming del secondo capitolo del suo Borat, ha invece sottolineato le colpe di Facebook e Twitter. “Hanno diffuso l’odio e le bugie di Trump”, ha spiegato l’attore, “e hanno contribuito a radicalizzare gli estremisti che hanno attaccato il Campidoglio”.

Successivamente dopo il ban dei social a Trump, Baron Cohen ha twittato un liberatorio “FINALMENTE!”. Mia Farrow, l’ex moglie di Woody Allen, attivissima su Twitter, ha dedicato decine di tweet sul tema: come mai la polizia del Campidoglio ha fatto passare i manifestanti senza opporre resistenza? La Farrow ha ritwittato con stupore il video di un poliziotto che apre alcune transenne incitando i pro-Trump ad entrare e correre verso la scalinata del Congresso. Ancor più franco e simil western, lo scrittore Don Winslow che “offre 10mila dollari” di taglia “alla prima persona che identifica il poliziotto che si è fatto il selfie con i manifestanti mentre cinque persone venivano uccise”.

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