Partiti quasi due settimane prima dell’Europa, il 14 dicembre, gli Stati Uniti hanno già vaccinato più di 3 milioni di persone. Ma il dato, stimato da Bloomberg sommando quelli dei Centers for Disease Control and Prevention ai conteggi dei singoli Stati, è tutt’altro che un successo: l’obiettivo era arrivare a 20 milioni di immunizzati entro l’inizio di gennaio. Così anche a Washington è partito il dibattito sulle cause del ritardo, che secondo il New York Times va attribuito al fatto che il compito è stato attribuito a dipartimenti di sanità “già sovraccaricati dalla risposta alla pandemia”. E anche la programmazione della campagna, così come l’assunzione di personale, è stata demandata in gran parte “a funzionari sanitari locali e ospedali sovraccarichi”.

“Siamo d’accordo che il numero è più basso di quello che speravamo – ha ammesso Moncef Slaoui, consigliere scientifico dell’operazione per la vaccinazione Warp Speed – Sappiamo di dover fare meglio e lavoriamo duro per fare meglio”. I funzionari federali “affermano di non comprendere appieno la causa dei ritardi”, riporta il Nyt, ma quelli statali e i dirigenti ospedalieri in tutto il paese “hanno sottolineato diversi fattori”. Per prima cosa “dli Stati hanno trattenuto le dosi da distribuire alle case di cura e ad altre strutture di assistenza a lungo termine, uno sforzo che si sta solo preparando e che dovrebbe richiedere diversi mesi”, ma “in tutto il paese è stato somministrato solo l’8% delle dosi distribuite per l’uso in queste strutture, con due milioni ancora da somministrare”.

In più con le festività natalizie molti sono in ferie e “le cliniche hanno ridotto l’orario, rallentando il ritmo della somministrazione del vaccino”. Infine, e più in generale, “i funzionari federali hanno lasciato molti dei dettagli della fase finale del processo di distribuzione del vaccino, come la programmazione e l’assunzione del personale, a funzionari sanitari locali e ospedali sovraccarichi”. In pratica “abbiamo preso le persone con la minor quantità di risorse e capacità e abbiamo chiesto loro di fare la parte più difficile della vaccinazione, che in realtà è far somministrare i vaccini alle persone”, ha commentato il dottor Ashish Jha, decano della Scuola di sanità pubblica della Brown University.

I funzionari dietro l’Operazione Warp Speed, lo sforzo federale per accelerare lo sviluppo dei vaccini, se ne lavano le mani affermando che “il loro compito era garantire che i vaccini fossero disponibili e venissero spediti negli Stati Uniti”. E non che fossero effettivamente somministrati. Il presidente Donald Trump martedì ha twittato che “spettava agli Stati distribuire i vaccini una volta portati nelle aree designate dal governo federale”.

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