Aumento dell’offerta di mezzi, differenziazione degli orari di almeno 90 minuti tra un turno e l’altro, liste degli studenti pendolari, cioè quelli che arrivano da fuori città. Sono le prime linee guida su cui stanno lavorando i prefetti, chiamati alla sfida di far ripartire le scuole superiori in sicurezza per il 7 gennaio. Anche se molto dipenderà da quello che accadrà nelle prossime settimane sul piano delle regole e dei contagi, nelle prefetture si è iniziato a lavorare con l’obiettivo di “normalizzare” la scuola dopo le vacanze di Natale. Un intervento quanto mai necessario, soprattutto dopo che, al rientro di settembre, le promesse di sindaci e governatori per migliorare gli scaglionamenti sono rimaste lettera morta. Per questo un cambio di passo è fondamentale per permettere di tornare a fare lezione in presenza. Il ministero dei Trasporti in una nota ai rappresentanti del governo sul territorio ha indicato alcune soluzioni: scaglionare gli ingressi e le uscite su due turni mattutini e pomeridiani intervallati da almeno novanta minuti (ad esempio 8/9.30 e 13.30/15); noleggiare autobus privati con conducente e rafforzare le tratte usate dagli studenti.

Su queste ipotesi stanno lavorando le task force convocate dai prefetti formate dai direttori degli uffici scolastici regionali e territoriali; dal presidente della Provincia o dai sindaci delle Città Metropolitane, dagli altri primi cittadini eventualmente interessati; dai rappresentanti del ministero dei trasporti, delle Regioni e dalle aziende di trasporto locali. Al momento dalle prefetture non emerge l’intenzione di rivedere l’intera organizzazione degli orari delle città, ma di lavorare per la prima volta seriamente sulla differenziazione di quelli degli studenti. I nodi da affrontare riguardano il numero dei mezzi di trasporto; la concentrazione degli studenti sui bus; gli assembramenti pre e post lezione ma anche gli scaglionamenti che finora sono stati ben poco attuati dalle scuole se non fino alle nove del mattino.

Il prefetto di Torino, Claudio Palomba spiega i problemi che sta prendendo in considerazione: “Venerdì scorso abbiamo avuto un incontro con la Regione e l’Ufficio scolastico regionale che avevano già predisposto un documento operativo con schede sintetiche che si fonda sulla differenziazione degli orari d’ingresso delle scuole. Il grosso problema è Torino città. Le esigenze del capoluogo non sono quelle della provincia. Oggi abbiamo incontrato le agenzie di mobilità, l’Usr e l’Ust e abbiamo preso in considerazione le indicazioni che sono arrivate dal ministero dei Trasporti. Vogliamo arrivare ad avere un documento entro il 23 dicembre per fare anche successivamente dei passaggi sindacali con il mondo della scuola e dei trasporti”. Palomba cerca la massima condivisione ed è già in grado di svelare il piano sul quale stanno lavorando anche con un gruppo tecnico: “Dovremo rafforzare alcune linee a maggiore criticità per l’afflusso. Potrebbero servire più mezzi, ma si valuterà lo spostamento di bus dalle fasce deboli a quelle con più richieste. Inoltre concorderemo un piano dei controlli con la sindaca di Torino. Non ci sarà la rivoluzione negli orari della città, non credo servirà. Il tema non è solo quello del trasporto, ma la differenziazione degli orari per evitare gli assembramenti prima o dopo la fase scolastica”. ’ipotesi di avviare l’attività di negozi e imprese da partire dalle 10 non è quindi presa in considerazione nel capoluogo piemontese dove il tavolo del Prefetto sta, invece, studiando di potenziare alcune linee particolarmente frequentate dai ragazzi.

Da Torino a Reggio Calabria, dove il prefetto Massimo Mariani ha sul tavolo della sua scrivania numeri e tabulati: “Abbiamo già fatto un’importante azione, cioè l’acquisizione dei dati degli studenti pendolari che sono 16.000. Sappiamo quanti sono per ciascun comune della città metropolitana, i luoghi di provenienza e di destinazione. Si è già tenuta la prima riunione del tavolo con la Regione, la Città metropolitana, l’Usr, l’Ust, i rappresentanti del ministero dei trasporti e delle aziende. E ovviamente sindaci. Siamo pronti a mettere in campo qualsiasi ipotesi, tutte le opzioni sono sul tappeto, anche quella di ricorrere a mezzi privati se dovesse servire. Sono abituato a gestire situazione di emergenza. E’ un impegno difficile ma lo affronteremo nel modo migliore possibile”.

Intanto a Padova, il prefetto Renato Franceschelli, dalle pagine de “Il Mattino” ha spiegato: “Il sette gennaio saremo pronti a partire con il piano dei trasporti ma per la provincia di Padova serviranno 200 mezzi privati”.

A raccogliere le voci della maggior parte dei colleghi è Antonio Giannelli, il presidente del Sinpref, l’Associazione sindacale dei funzionari prefettizi più rappresentativa in Italia: “E’ una vera soddisfazione che anche in questa occasione si sia presa in considerazione la funzione di sintesi, svolta dai prefetti senza clamore. Non siamo all’anno zero: i dirigenti scolastici e le Regioni si sono già mossi in questi mesi. Si tratta di mettere in rete ciò che è stato fatto e trovare soluzioni adatte territorio per territorio”. Nessuna polemica con chi ha avuto l’idea di affidare loro questo greve incarico ovvero la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e la ministra degli Interni, Luciana Lamorgese. Il numero uno del Sinpref, non nasconde comunque le difficoltà: “Una delle problematiche che i miei colleghi mi riferiscono è quella di comunicare per tempo alle famiglie degli studenti le novità che verranno messe in campo per quanto riguarda i trasporti e gli scaglionamenti degli orari scolastici. Un’altra difficoltà è quella di far dialogare i soggetti interessati ovvero presidi e aziende di trasporto. Il tema che stiamo affrontando non è solo quello del viaggio sui mezzi ma anche quello dell’attesa davanti alle scuole. Dobbiamo prendere in considerazione ogni aspetto. E’ chiaro che i cambiamenti che apporteremo potranno dover fare i conti con l’affollamento soprattutto nella metropolitana delle grandi città mentre nelle realtà provinciali si tratta di lavorare sulle diverse tratte provenienti da diversi paesi”. I Prefetti sono la penultima carta che il governo ha messo sul tavolo. Se dovessero fallire – come spiega la nota del Gabinetto del ministro dell’Interno – toccherà ai governatori chiudere definitivamente la partita.

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