Due ex presidenti della Val d’Aosta sono stati eletti col sostegno della ‘ndrangheta. Un terzo, invece, ha chiesto aiuto elettorale ai boss ma questi ultimi gliel’hanno negato. Sono parole pesantissime quelle messe nero su bianco dal tribunale di Aosta nelle 548 pagine con le quali ha motivato le condanne emesse il 16 settembre alla fine del processo Geenna. Il procedimento ha preso il nome dell’operazione del Ros dei carabinieri, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino: nel gennaio del 2019 aveva portato all’arresto di 16 persone. Tre mesi fa è arrivata la sentenza: dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa all’ex consigliere regionale Marco Sorbara e all’ex consigliere comunale di Saint-Pierre Monica Carcea, undici anni all’ex consigliere comunale del capoluogo Nicola Prettico e al dipendente del Casinò di Saint-Vincent Alessandro Giachino, tredici anni per Antonio Raso, ufficialmente ristoratore ma per gli inquirenti uno dei vertici del clan trapiantato sulle Alpi. “Si può concludere che i componenti del locale aostano, vale a dire i fratelli Di Donato, Raso Antonio, Giachino Alessandro e Prettico Nicola, abbiano pienamente realizzato il loro programma associativo di tipo ‘ ndranghetista: quello di condizionare il voto nelle competizioni elettorali comunali e regionali. In particolare, tale risultato è stato pienamente raggiunto nelle elezioni del consiglio regionale del 2018, quando almeno quattro candidati ( trattasi di Sorbara Marco, Bianchi Luca, Testolin Renzo e Vierin Laurent) hanno conseguito l’elezione a consigliere regionale con il contributo della ‘ ndrangheta“, scrivono i giudici nella sentenza del processo Geenna depositate l’11 dicembre. È ancora solo una sentenza di primo grado, ma in ogni caso il tribunale lo scrive più volte: “Come emerge dalle conversazioni telefoniche ed ambientali almeno quattro consiglieri regionali risultano eletti grazie ai voti procacciati loro da appartenenti alla ‘ ndrangheta, nella specie al locale di Aosta”.

“Due ex presidenti eletti col sostegno della ‘ndrangheta” – Non è l’unica inchiesta su politica e mafia all’ombra delle Alpi. Gli elementi raccolti dagli inquirenti, infatti, hanno portato all’apertura di un’altra indagine, ribattezzata Egomnia, che è ancora in corso e si basa anche su fatti emersi nel procedimento appena concluso. Nelle centinaia di pagine di motivazione, infatti, il giudice Eugenio Gramola ripercorre una serie di elementi legati a politici di spicco valdostani, tutti avvenuti a ridosso delle elezioni regionali del 2018. Il cuore della sentenza è questo: “Risulta poi significativo, ai fini della prova dell’importanza che la ‘ndrangheta valdostana aveva assunto nella politica locale, che ben tre Presidenti della Regione Autonoma Valle d’Aosta, succedutisi nel tempo, si siano rivolti al sodalizio criminale per ricercarne il sostegno elettorale. Si ricordi infatti che Vierin Laurent era all’epoca delle elezioni regionali il Presidente della Regione in carica, Masquis Pierluigi era stato dal 10 marzo 2017 all ottobre 2017 e Testolin Renzo lo sarebbe stato a breve, ossia dal 16 dicembre 2019 fino ad oggi (15 settembre 2020). Inoltre , in due casi su tre, vale a dire per Vierin Laurent e Testolin Renzo, si può affermare che due esponenti politici che hanno rivestito (Testolin continuava a esserlo quando viene scritta la sentenza ndr) elevatissime cariche istituzionali siano stati eletti con il sostegno della ‘ ndrangheta“. Ma non solo. “Un terzo Presidente della Regione (Marquis Pierluigi) ha chiesto il sostegno della ‘ndrangheta, ma non lo ha ottenuto a riprova della forza del sodalizio criminoso, apparso chiaramente in grado di scegliere quali candidati sostenere ed a quali candidati rifiutare il sostegno elettorale”.

“La capacità della ‘ndrangheta di condizionare i politici favoriti” – Tutti i politici citati appartengono a liste autonomiste: Marquis è un esponente della Stella Alpina, Vierin e Testolin dell’Union Valdoteine, il principale partito della Regione. Dopo le elezioni del 2020 Testolin, fino a quel momento presidente ad interim, era in procinto di essere riconfermato presidente nella nuova giunta nata dall’alleanza tra la lista vicina al Pd e gli autonomisti. Dopo che ilfattoquotidiano.it ha ricordato le intercettazioni con il presunto boss della ndrangheta Alessandro Giachino, sul suo nome è stato posto il veto: oggi siede in consiglio regionale come anche Marquis. Vierin, invece, si è dimesso alla fine del 2019 dopo aver appreso di essere indagato nell’inchiesta Egomnia per scambio elettorale politico mafioso. Scrivono i giudici: “Può ritenersi dunque acquisita la prova che almeno due importanti personaggi politici sono stati sostenuti dalla ‘ ndrangheta (Vierin e Testolin) ed un terzo abbia infruttuosamente ricercato l’appoggio elettorale (Marquis). Da ciò, traspare in modo evidente la capacità del sodalizio criminale di infiltrarsi nella politica valdostana, di condizionare le preferenze elettorali degli elettori di origine calabrese (e l’attività di condizionamento era tale che Giachino era in grado di formulare precise previsioni elettorali) e, in prospettiva , di condizionare anche le scelte dei politici favoriti, i quali, se non altro per sdebitarsi del favore ricercato e ricevuto, non avrebbero potuto che assecondare le richieste del sodalizio criminale”.

“Sconfortante che politica cerchi consenso in questo modo” – Lo spaccato che esce dalla sentenza del tribunale di Aosta, dunque, è di una ‘ndrangheta padrona del consenso nella piccola regione alpina. Un consenso che molti politici cercavano di accaparrarsi. “Singolare, ed inquietante è che numerosi esponenti anche di primissimo piano della politica valdostana – tra cui gli ex presidenti della regione Laurent Vierin, Renzo Testolin, Pierluigi Marquis, Antonio Fosson e l’ex consigliere regionale Luca Bianchi – si rivolgano pressocchè a chiunque pur di ottenere voti, financo a noti pregiudicati per gravi reati, visti in Valle d’Aosta come soggetti particolarmente influenti, la cui presenza ad incontri ed il cui appoggio appariva essenziale. E se certamente appare sconfortante che uomini politici vadano alla ricerca del consenso con modalità così poco trasparenti e così contrarie al significato della libera espressione del voto in un Paese democratico, è allarmante che il mercato del voto venga gestito da pluripregiudicati e da loro soldati i quali rispetto a chi paventa pubblicamente e reiteratamente infiltrazioni della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta, prevedono che vi sarà chi provvederà a ‘gonfiargli il muso”.

Le intercettazioni: “Grazie di tutto eh” – Per il Tribunale di Aosta “gli imputati appaiono in grado di fare e disfare a proprio piacimento i consensi elettorali di un candidato, e pur se sorpresi dall’entità dei voti fuori regimentazione nelle regionali del 2018, hanno comunque raggiunto le loro finalità”. Quindi passano in rassegna vari episodi. Per l’ex presidente Antonio Fosson, “significativa è anche la telefonata del 2/3/2018 in entrata sull’utenza cellulare in uso Giuseppe Petullà, nella quale lo stesso interloquisce con Antonio Fosson: ‘Tonino Tonino della Rotonda una telefonata l’hai fatta… niente?”. E l’ex presidente Fosson risponde: “Sono andato a cercalo e non c’era… ma ripasso domani mattina.. va… sai che lì passano tutti”. Secondo gli inquirenti dalla telefonata emerge come l’ex presidente Fosson volesse andare a trovare Antonio Raso, condannato a 13 anni per associazione mafiosa, nel suo ristorante La Rotonda. Come scritto nella sentenza, “queste sono però soltanto tre delle numerosissime telefonate dalle quali si evince l’esistenza di un’intensissima attività di Raso e altri soggetti, diretta a pilotare pacchetti di voti in favore di questi o di quel candidato, in cambio di reciprochi appoggi elettorali e con vantaggi di avere, quanto meno, una persona di fiducia e debitrice di favori di importante peso tra gli eletti”. Testolin, invece, è accusato di aver avuto rapporti con Alessandro Giachino, condannato a 11 anni di carcere per associazione mafiosa. Nella sentenza si legge di una telefonata di ringraziamento di Renzo Testolin a Giachino. “Oh grazie di tutto eh” Grazie di tutto!”, dice il politico. E Giachino risponde “Non preoccuparti! Quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto”. Testolin replica “Madonna, Madonna eh!”. “Eh va là! No, io son contento. È una soddisfazione, è una soddisfazione”.

I voti del clan – Come scritto nella sentenza poi, “tornando ai momenti antecedenti alle elezioni, può ricordarsi come dalla telefonata del 2 maggio 2018, tra Giachino e un tale Massimo Raffaelli, si evince che era stato organizzato un incontro con un uomo politico, che, a sua volta, dalla telefonata del 4 maggio 2018, si comprende essere Laurent Viérin, allora presidente della Regione Valle d’Aosta e prefetto, con la presenza dei fratelli Di Donato”. L’incontro si svolte in effetti il 4 maggio 2018: gli inquirenti controllano casa di Giachino e a un certo punto documentano l’arrivo Roberto Di Donato e Laurent Vierin. Scrivono i giudici “è difficile non valutare, al fine di rendersi conto dell’elevatissimo livello di influenza raggiunto dall’associazione, il rapporto privilegiato che soggetti pluripregiudicati e un semplice dipendente del Casinò di St. Vincent hanno con Laurent Viérin, allora Presidente della Giunta Regionale della Valle d’Aosta”. “Laurent Viérin non è l’unico politico di spicco a conoscere i fratelli Di Donato – continua il tribunale di Aosta – Infatti nella telefonata del 17 maggio 2018, tra Marco Di Donato e Corrado Carboni, il Carboni dice: Ascolta c’è Marquis che ti vuole conoscere”. I Di Donato sono stati condannati a luglio dal tribunale di Torino nello stralcio del procedimento Geenna celebrato col rito abreviato: Marco a 9 anni e Roberto a 5 anni e 4 mesi. “Marco Di Donato, oltre ad essere pregiudicato per svariati gravi reati, di professione fa l’imbianchino, il che fa dedurre che non c’è dunque nessuno lecito motivo che giustifichi un così diffuso interesse verso la sua persona per fini elettorali”, annotano i giudici. Tutti elementi che portano il tribunale a scrivere: “L’importanza assunta dal sodalizio criminoso è poi attestata dall’interessamento dei vertici della politica valdostana verso i fratelli Di Donato , chiaramente percepiti come soggetti potenzialmente in grado di condizionare le preferenze elettorali degli elettori valdostani di origine calabrese, residenti in Aosta e nelle immediate vicinanze”. Poi citano “le lamentele di Laurent Viérin per l’assenza di Roberto Di Donato al pranzo elettorale presso il ristorante La Grotta azzurra; l’interessamento di Pierluigi Marquis per lo stesso Di Donato, clamorosamente rifiutato da quest’ultimo, a riprova dell’importanza assunta dallo stesso Di Donato nel condizionamento delle preferenze elettorali; l’atteggiamento affettuoso e riconoscente di Renzo Testolin verso Alessandro Giachino (addirittura proseguito durante la detenzione di quest’ultimo); l’assoluta dipendenza di Marco Sorbara da Antonio Raso; il continuo sostegno elettorale del sodalizio e di Giachino in particolare verso Luca Bianchi”.

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