Sotto elezioni, l’uomo della locale di ‘ndrangheta lo chiamava il “jolly“: “Con Renzo c’abbiamo il Jolly“, diceva Alessandro Giachino, poi condannato a 11 anni di carcere per associazione mafiosa. Per la procura di Torino, “Renzo il jolly” era Renzo Testolin, presidente facente funzioni della Valle d’Aosta e probabile futuro governatore. È infatti l’indiziato numero uno per guidare un governo composto dalle forze autonomiste locali più il Partito democratico. Nella regione più piccola d’Italia, dove il governo non viene eletto con il “Tatarellum”, ma attraverso una legge elettorale regionale su base proporzionale, gli autonomisti e la sinistra stanno cercando di mettere all’opposizione la Lega, che alle elezioni del 20 e 21 settembre è risultato il primo partito con il 23,9%, eleggendo 11 consiglieri. Il giorno dopo il voto Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, ha proposto l’alleanza all’Union Valdotaine, secondo partito con il 15,8% e 7 consiglieri. Gli autonomisti hanno detto di sì: in questi giorni hanno espresso la volontà di mettere a capo del governo proprio Testolin.

Per eleggere un nuovo presidente il consiglio regionale ha 60 giorni di tempo a partire dalle elezioni: dunque entro il 20 novembre ad Aosta bisognerà trovare la quadra. Un bel problema visto che Testolin è ancora coinvolto in un processo aperto dalla Corte dei Conti su 140 milioni di finanziamento erogati dalla Regione Valle d’Aosta al Casinò de la Vallée. È in corso il procedimento di appello. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2012 e il 2015, quando era assessore all’agricoltura: nel 2018 in primo grado i giudici contabili hanno condannato 18 tra consiglieri ed ex consiglieri a risarcire la regione con 30 milioni di euro. Tra questi c’è anche Testolin, condannato a pagare 807mila euro. Se dovesse essere giudicato colpevole in via definitiva, senza estinguere il debito con le casse regionali, il politico autonomista decadrebbe dalla carica di consigliere. E quindi anche da quella di governatore, nel caso davvero Pd e Union Valdotaine dovessero sceglierlo per la poltrona numero uno in Regione. È per questo motivo che ad Aosta qualcuno sta cominciando a storcere il naso sul suo nome.

Ma non solo. Perché il nome di Testolin spunta anche nelle carte della nuova inchiesta della Dda di Torino sulla presenza dell’ndrangheta in Valle d’Aosta. Per la prima volta nella storia, come è noto, la Valle è andata al voto anticipato, dopo la caduta di due giunte in due anni e due operazioni anti-‘ndrangheta che hanno terremotato la politica locale. Il consiglio regionale è stato sciolto nel febbraio del 2020, dopo le dimissioni da presidente di Antonio Fosson, già senatore dell’Union Valdotaine, indagato per scambio elettorale politico mafioso. Fosson non è l’unico politico toccato da inchieste di mafia. Il 23 gennaio è finito in carcere il consigliere regionale Marco Sorbara, anche lui dell’Union e poi condannato a 10 anni per concorso esterno. Le manette sono scattate anche per un consigliere comunale di Aosta e un’assessora di Saint Pierre: l’indagine, ribattezzata Geenna, ricostruiva il sostegno della ‘ndrangheta a una serie di politici locali. Dopo Geena è arrivata Egomnia, altra inchiesta su mafia e politica ancora alle battute iniziali con l’invio degli avvisi di garanzia a ben 7 consiglieri regionali eletti nel 2018: per l’accusa hanno tutti goduto del sostegno della locale di ‘ndrangheta di Aosta.

Ed è proprio in quest’ultima indagine che spunta il nome di Testolin: è bene chiarire subito che il presidente facente funzioni non risulta al momento tra gli indagati. Dalle carte, però, emerge come i presunti boss lo avessero soprannominato il “Jolly”, la carta del mazzo capace di ribaltare l’esito della partita. È il 18 maggio del 2018 e Alessandro Giachino, dipendente del Casinò de la Vallée, poi condannato a 11 anni, telefona a una persona estranea alle indagini. Annotano i carabinieri: “Giachino sembra essere sicuro dell’esito favorevole per Testolin Renzo dell’Union Valdotaine che definisce il loro ‘Jolly’ e pronostica arriverà secondo della sua lista (per inciso Testolin arriverà effettivamente secondo dietro a Rollandin Augusto con 2291 preferenze)”. Andrà proprio così: Testolin prenderà meno voti solo di Rollandin, cioè il sei volte presidente della Regione meglio noto come “l’Imperatore”. Nell’annotazione di polizia giudiziaria i militari fanno notare come Testolin sia “stato l’unico degli eletti della lista dell’Union Valdotaine che ha incrementato il numero di voti rispetto alle elezioni regionali del 2013; in particolare ha avuto un aumento di più di 700 preferenze, passando dalle 1590 del 2013 alle 2291 del maggio 2018″.

Del sostegno ottenuto da Giachino Testolin sembra essere consapevole. Per due volte gli investigatori intercettano il politico col presunto boss, condannato per associazione mafiosa lo scorso 16 settembre. La prima risale al 14 maggio del 2018, sei giorni prima delle elezioni, quando Giachino chiama direttamente sul cellulare Testolin: i due si accordano per vedersi in un bar nel centro di Aosta: “Ci vediamo, ci vediamo dopo un attimo?”. “Si andiamo a bere un caffè“, risponde il consigliere autonomista, che propone anche il posto in cui vedersi: “Al Cafè du Centre? In piazza Chanoux, a che ora?”. Il presunto mafioso è perentorio: “Anche subito se tu puoi“. Testolin può: “Si dieci minuti, tempo di arrivare in là”. Mistero su cosa si siano detti i due. Di sicuro il 22 maggio del 2018, due giorni dopo le elezioni regionali, è Testolin a chiamare Giachino. Oggetto della chiamata: ringraziarlo. “Oh, grazie di tutto eh!“, dice il politico neoletto. “Non preoccuparti! Quello che abbiam potuto fare lo abbiamo fatto!”, risponde l’uomo, considerato esponente della locale di Aosta. Testolin è felicissimo:” “Madonna! Madonna!”. Giachino: “No io son contento! è una soddisfazione! Allora adesso organizziamo poi na mangiata eh, prossima settimana“. Il politico è a disposizione: “Dai…quando vuoi”. Durante il suo processo Giachino non ha negato la vicinanza a Testolin, anzi l’ha confermata: “Siamo amici perché è un mio vicino di casa e mi ha visto crescere. Abbiamo sempre avuto ottimi rapporti. So, anche se sono detenuto, che la sua famiglia ha chiesto alla mia come stessi dopo l’arresto“.

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