Natale in India, potrebbe essere il titolo di un cinepanettone. Il nostro Natale corrisponde nel subcontinente, come in molti altri paesi, alla festa della luce, che da queste parti inizia con Divali, periodo dal quale si avvia anche la stagione dei matrimoni. Qui l’esplosione della pandemia ha colpito duro e tuttora è quasi impossibile sapere quante vittime stia causando, buona parte delle attività è ferma, in particolare nelle città votate al turismo.

Da alcuni anni con Vivere con Lentezza (quest’anno anche con #SlowChristmas, formula ideata da Patrizia Musso e Brandforum) sosteniamo soprattutto gli studi delle ragazze nella baraccopoli di Jaipur, ma essendo le scuole chiuse e pochissimo il lavoro, in luogo delle rette scolastiche, provvediamo a beni di prima necessità: alimenti, medicine, assorbenti e mascherine.

E’ la prima volta però che dobbiamo dare un sostegno di base massiccio, infatti la baraccopoli di Vidhya Dhar Nagar solitamente vive di una sua economia che potremmo definire circolare, molti dei suoi abitanti si mantengono raccogliendo per strada, per lo più di notte, plastica e alluminio, che accatastano per poi rivenderli ad aziende che ne avviano il riciclo.

Nelle baraccopoli le condizioni igieniche soprattutto per le donne sono veramente difficili non essendoci servizi igienici e fognature, ma anche la situazione culturale e sociale non è migliore, motivo per cui cerchiamo di invogliare ragazze, bambine e bambini, con il consenso delle famiglie, a frequentare scuole al di fuori della baraccopoli (dopo averne organizzate per anni all’interno) in modo che imparino a confrontarsi con gli altri. Recentemente due giovani coppie sono state espulse con la forza da questa comunità poiché le ragazze non avevano accettato lo sposo prescelto, scegliendolo al di fuori della loro casta e nemmeno della stessa religione; le abbiamo così aiutate a trovare un alloggio contribuendo all’affitto.

A Pooja, che studia online e lavora presso un nostro amico gioielliere, invece è stato concesso dalla famiglia il consenso per un matrimonio d’amore (scegliendo il proprio compagno) che le permetterà di affrancarsi dalla baraccopoli e di andare a vivere in una casa, minima ma casa. E’ la prima del gruppo che ci riesce. Con grande dignità ci aveva fatto sapere che si sarebbe sposata, abbiamo così deciso di sostenere le spese dell’abito nuziale (non con il tradizionale Sari, ma con un Lenga) suo e della cugina, 13.000 rupie (circa 165 euro) a Chandpole Bazar, monili compresi.

Non si tratta certo di un genere di prima necessità, ma così come i veri amici non si vedono solo nei momenti difficili e soprattutto, senza invidia, in quelli felici, il sostegno alle persone in difficoltà non sempre richiede la sola soddisfazione dei bisogni primari e la povertà non deve corrispondere alla miseria.

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