Capitano a fasi alterne e bersaglio unico. Da imputato per sequestro di persona Matteo Salvini riserva accuse e tirate d’orecchie all’ex ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Colpevole, secondo il senatore leghista, di avere pronunciato troppi “non ricordo” durante l’udienza di oggi per il caso Gregoretti che si celebra nel tribunale di Catania. L’ex inquilino del Viminale è accusato di avere trattenuto a bordo illegittimamente i migranti salvati dalla nave della Guardia Costiera nell’estate 2019. Una vicenda controversa con la procura etnea che aveva chiesto il non luogo a procedere per il senatore. Oggi a Catania doveva essere anche la giornata del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, convocato come testimone insieme a Toninelli e all’ex ministra Elisabetta Trenta. Il premier tuttavia ha fatto valere una prerogativa prevista nel codice e verrà sentito a Roma il 28 gennaio alle 10, quando nei locali di Palazzo Chigi arriverà dal capoluogo etneo il giudice Nunzio Sarpietro.

Salvini dopo l’udienza ha fatto il punto nella sua consueta conferenza stampa, convocata in un albergo nei pressi dell’aeroporto Fontanarossa. “Toninelli ha parlato due ore e per un’ora e mezza ha detto di non ricordarsi nulla. Spero che almeno ricordi la strada per raggiungere casa”, sbotta Salvini davanti a decine di telecamere e giornalisti accalcati. Il Cinquestelle ribatte parlando di “falsità”: “Oggi nel corso della mia deposizione sul caso Gregoretti ho risposto in modo chiaro e puntuale a tutte le domande circostanziate che mi sono state poste, comprese quelle sul caso Open Arms. Ora basta con le notizie false che stanno circolando, altrimenti sarò costretto ad adire le vie legali nei confronti delle testate giornalistiche e di chiunque altro continuerà a diffonderle”.

In aula si è respirato un forte clima di tensione tra l’ex ministro Cinquestelle e il leader della Lega. Con il primo che, a più riprese incalzato dalla difesa del leader del Carroccio, ha rimandato al mittente ogni possibile coinvolgimento nella scelta di trattenere i migranti sulla Gregoretti. Posizione poi ribadita anche davanti ai giornalisti al termine della testimonianza: “Salvini a parole faceva il duro e diceva agli italiani di difendere i confini. Negli atti giudiziari scarica la responsabilità ad altri ma la legge dice chiaramente che era sua”.

Durante l’udienza – svoltasi a porte chiuse – l’avvocata Giulia Bongiorno, che difende Salvini, secondo quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, ha passato in rassegna pure alcuni post Facebook pubblicati da Toninelli. In almeno uno di questi l’ex ministro pentastellato ha fatto emergere una linea condivisa da tutto l’allora governo nel trattenere i migranti. L’obiettivo della difesa di Salvini punta tutto a togliergli di dosso le vesti dell’uomo solo al comando, favorendo quella di colui che decide in nome di una totale armonia governativa sul tema dei ricollocamenti. Toninelli ha sottolineato di essere “politicamente d’accordo che i migranti dovessero essere redistribuiti e che l’Europea si sarebbe dovuta fare carico di questo – il senso delle parole pronunciate in aula – Altra cosa è dire che io abbia inciso con qualche mia decisione nel trattenere questi soggetti sulla nave”.

Più disteso il clima con l’ex ministra Elisabetta Trenta, arrivata nello spiazzale nei pressi dell’aula bunker con una macchina di servizio. Per lei nessun faccia a faccia con i giornalisti ma nemmeno le fiondate di Salvini post udienza. Davanti al giudice l’ex ministra ha ribadito un suo non coinvolgimento nella scelta di tenere sulla nave i migranti, sottolineando però come a bordo sarebbero stati comunque garantiti tutti i diritti. Cosa avrebbe fatto al posto di Salvini? “Non avrei proceduto allo stesso modo”, ha detto due volte.

L’ultimo passaggio giudiziario di giornata è stato riservato allo stesso Salvini, che ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee come anticipato prima dell’ingresso in aula. “Al giudice ho elencato i numeri durante il mio mandato – spiega – Abbiamo ridotto gli sbarchi dell’80%, ma anche il numero dei morti e dei dispersi nel Mediterraneo”. Scelte a suo dire condivise, ma anche ricordi surreali. Come quello recuperato in archivio dall’avvocata Bongiorno, che durante il governo gialloverde era ministra della Pubblica Amministrazione: “Ricordo i ritardi nel rientrare a casa quando veniva convocato il Consiglio dei ministri. Avvertivo che avrei fatto notte perché si aspettava dietro una porta – spiega ai giornalisti – Chiusi dentro una stanza c’erano Conte, Salvini, Toninelli, Di Maio e Moavero e decidevano chi fare sbarcare e chi no”.

In attesa di sentire le parole di Conte agli atti del processo è stato acquisito un video del presidente del Consiglio durante una conferenza stampa a palazzo Chigi nel 2019. “Si tratta di un processo politico – dice Salvini – in cui l’accusa sostiene che non ho commesso reati, la difesa si occupa di difendere e ad accusarmi è rimasta Legambiente”. Dopo Conte le udienze proseguiranno ai piedi dell’Etna con le testimonianze dell’attuale ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “In Sicilia verrò almeno due volte al mese – chiude Salvini – c’è da lavorare per le amministrative a Palermo e per le prossime regionali”.

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