Che fine ha fatto il Museo della lingua italiana, la cui nascita fu annunciata ad agosto dal sindaco di Firenze Dario Nardella e la notizia riportata con grande enfasi dai media nazionali? Un po’ per colpa della pandemia e un po’ perché si è insediato da meno di un mese il comitato tecnico che deve sovrintendere al progetto e alla realizzazione del nuovo museo, dopo l’iniziale proclama, è calato un velo di silenzio che sarà rotto venerdì 11 da una conferenza stampa congiunta di Nardella con il ministro della Cultura Dario Franceschini, probabilmente per risollevare l’attenzione sull’argomento.

Al museo, che nascerà nell’ala ovest del complesso monumentale di Santa Maria Novella (ex Scuola dei marescialli dei Carabinieri), in via della Scala, e per il quale il governo ha stanziato già 4,5 milioni di euro, daranno il loro contributo valenti studiosi provenienti da vari istituzioni impegnati nello studio, valorizzazione e promozione della lingua in Italia e nel mondo, come l’Accademia della Crusca, l’Accademia dei Lincei, l’Istituto della Enciclopedia italiana, la Società Dante Alighieri, l’Associazione per la Storia della lingua italiana.

Il punto è che tra agosto e settembre scorsi qualcuno aveva avanzato l’ipotesi che il nuovo museo potesse addirittura essere inaugurato il 25 marzo 2021, in occasione del “Dantedì” di recente istituzione. Il taglio del nastro in quella data e per di più nell’anno che celebra i 7 secoli trascorsi dalla morte del Sommo Poeta, sarebbe stato perfetto. Ma ovviamente così non sarà. “Sarà il segno indelebile del tributo di gratitudine del Paese e della città di Firenze a Dante Alighieri in occasione del Settecentesimo anniversario della sua morte” aveva detto tra le altre cose Nardella. Ma a distanza di quattro mesi da quelle parole, oggi è difficile ipotizzare che il Museo della lingua italiana possa nascere davvero prima che il 2021 finisca: “I lavori di progettazione del nuovo museo sono lunghi e impegnativi – ha detto Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Firenze -, stiamo tuttora portando avanti gli studi di fattibilità e presto si insedierà il gruppo di lavoro che dovrà operare nel cantiere. Poi c’è da pensare alla convenzione col Mibact, perché ancora non c’è neanche quella. Una previsione della data di apertura? In questo momento non sono assolutamente in grado di prevedere alcuna data”.

Alle parole dell’assessore, possiamo aggiungere quelle di Luca Serianni, il noto linguista, coordinatore della commissione ministeriale per il museo, il quale però ammette che in un primo tempo – probabilmente senza che ci si potesse render conto di quali e quanti lavori devono esser realizzati nell’antico edificio prima di potervi allestire un museo – si era parlato di una data d’inaugurazione del nuovo museo: “Si era parlato del 25 marzo 2021 – afferma -, data evidentemente impossibile da rispettare, anche perché non si sa esattamente quanto tempo ci vorrà per il ripristino dell’edificio e, soprattutto, quale sarà la cifra effettivamente destinabile a questi lavori preliminari rispetto al vero e proprio allestimento. Forse per il 25 marzo si può immaginare una ‘stanza virtuale’ che dia un’idea del futuro museo”. Insomma da un museo a una stanza virtuale: almeno è qualcosa.

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