Con un tempismo surreale, degno della più straniante gag di Valerio Lundini, proprio nelle settimane in cui due esponenti del mondo del fumetto italiano conquistavano le copertine di due tra i più importanti settimanali culturali italiani, proprio nel mese in cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha riconosciuto e incluso formalmente il Fumetto tra le discipline di cui già si occupa, l’Azienda Speciale Palaexpo – ente pubblico di Roma Capitale in giunta Raggi, che dipende dall’Assessorato alla Crescita Culturale guidato da Luca Bergamo – ha escluso dalle attività del Mattatoio (ex Macro Testaccio) il Festival Arf!.

Per chi non lo conoscesse, Il Festival Arf! da cinque anni è una delle manifestazioni più interessanti dedicate al fumetto in Italia, in grado di co-organizzare e ospitare mostre importanti come quelle dedicate ad Andrea Pazienza, Milo Manara, Hugo Pratt e per i 70 anni di Tex.
Volete sapere la motivazione dell’esclusione? Tenetevi forte: “il fumetto difficilmente può essere considerato tra le arti performative”.

A questo punto, più che a Lundini ci viene da pensare in parte al Conte Mascetti, per l’ardire della supercazzola, in parte a Mr.Bean, per la goffa inadeguatezza. Posto che, come già detto, nello stesso mese la Direzione Generale della Creatività Contemporanea del Mibact ha sancito il contrario; posto che Arf! ha spesso ospitato performance di “live painting” (ovvero, ehm, performance artistiche) come quella, in collaborazione con Amnesty International, di un artista di livello internazionale come Daniel Žeželj; personalmente ho avuto l’onore di presentare, nelle diverse edizioni del festival, le Lectio Magistralis di maestri della nona arte quali Tanino Liberatore, Jordi Bernet, Riccardo Mannelli, i quali, pensate un po’, disegnavano dal vivo davanti a una platea di centinaia di persone: esemplificazione del concetto di “arte performativa”.

Inoltre, il progetto generale dal quale Arf! è stato escluso si chiama “Polo del Contemporaneo”; ecco, se le istituzioni preposte a prendere decisioni sul panorama culturale romano conoscessero effettivamente la realtà della Capitale, saprebbero che la forza di Arf! è proprio nell’essere un vero “polo del contemporaneo”.

Arf!, infatti, non solo ospita alcune delle voci più seguite e influenti del dibattito intellettuale contemporaneo, le coinvolge in eventi di interesse pubblico. Due esempi: l’aver organizzato, primi in Italia, nel maggio 2019, un dibattito, che ho avuto il piacere di condurre, sulle possibili derive autoritarie sotto il primo governo Conte (quello con Salvini come Ministro degli Interni, per capirci), che vide tra gli ospiti Michela Murgia e Zerocalcare (piacciano o meno, due degli scrittori più letti degli ultimi dieci anni); l’aver organizzato, nel tremendo anno che sta terminando, “la più grande raccolta fondi mai realizzata dal Fumetto italiano”, donando quasi 70mila euro allo Spallanzani di Roma per l’emergenza Covid, attraverso un progetto editoriale che ha coinvolto anche un autore come Alessandro Baricco (piaccia o meno, uno degli scrittori italiani più letti degli ultimi trenta anni).

Già sento il digitare compulsivo dei troll populisti che sparano i soliti quattro slogan privi di senso contro “i radical chic”: la realtà è l’opposto di quella, parallela e distorta, in cui essi vivono.
Parliamo di utilità sociale? Arf! ha organizzato oltre mille colloqui professionali di autori esordienti con importanti case editrici, ha collaborato con Emergency, Cesvi, Dynamo Camp, Amnesty International e Unhcr, ha allestito 90 laboratori creativi per bambini tenuti da alcuni dei più grandi autori a livello nazionale.

La realtà è il contrario degli slogan populisti: viviamo in un paese nella cui capitale vengono sgomberati luoghi come il Nuovo Cinema Palazzo, capace di esprimere dal suo laboratorio culturale due attori in grado di vincere prestigiosi premi nazionali e internazionali (Elio Germano e Marcello Fonte), mentre chi è indagato per istigazione all’odio razziale ha occupato per anni, senza pagare nemmeno le utenze, un palazzo nel centro storico. Viviamo in un paese in cui chi gestisce la Capitale si fa rappresentare sui manifesti pubblici da un vignettista come Marione, mentre chi porta il Fumetto al massimo prestigio artistico e con un’oggettiva utilità sociale viene “cacciato di casa”.

Eppure, nonostante tutto, c’è chi vuole continuare a diffondere bellezza, cultura, impegno sociale nella Capitale, lavorando già per realizzare una nuova, bellissima edizione di Arf! nel 2021.

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