Shawn Mendes è uno dei golden boy della musica internazionale. La sua carriera è iniziata a 15 anni caricando le sue personali cover sull’applicazione Vine (“il mio cervello era già cablato per comunicare con le masse, prima ancora che iniziassi a far musica”, ha dichiarato a GQ Uk), oggi a soli 22 anni anni ha all’attivo oltre 20 milioni di copie dei suoi tre album nel mondo e 157 milioni di copie dei suoi singoli, due tour mondiali sold-out con oltre un milione di biglietti venduti. Ora arriva il quarto album in studio “Wonder” con quattordici brani inediti. Il disco è un percorso di ricerca verso se stesso ma non solo attraverso riflessioni personali ma anche con l’analisi del suo rapporto con Camila Cabello. Il cantante ci tiene a far sapere che ha lottato contro l’ansia da prestazione (mai una sbavatura sul lavoro) e l’egoismo che lo ha portato ad allontanarsi dalla famiglia per lavoro, ma il nuovo obiettivo è quello di garantirsi un futuro più luminoso, naturalmente in coppia.

Temi, in qualche modo, già affrontati nel docu-film “In Wonder”, disponibile su Netflix, che ha fatto da apripista al disco. “Una parte di me si sforza di essere grata perché lo sono. ha confessato l’artista canadese in uno dei passaggi cruciali del documentario – Sono grato nel modo più assoluto, adoro stare sul palco mi diverte un mondo ma vorrei pure stare con i miei per vedere un film guidare in periferie sdraiarmi al campetto, fumare erba, guardare le stelle con gli amici, e mangiare carne essiccata, insomma le cose che si fanno in provincia, capito? Sono cose che penso che mi manchino ora come ora la nostalgia è sempre forte, ci penso molto spesso, se mi rivelo per la persona normale che sono, smetteranno di venire ai concerti, di ascoltare la mia musica? Insomma tutta questa follia finirà? E poi penso: ‘Forse non devo rivelarmi. Meglio recitare la parte. Meglio fingere di essere Superman ancora per un po’”.

Mendes in molte delle canzoni del disco si mette in discussione e si rende conto della difficoltà di far fronte al mondo dello spettacolo. Sempre nel docu-film c’è il momento in cui il cantautore ha dovuto annullare la seconda tappa in Brasile a causa di un brusco calo di voce e problemi alle corde vocali: “Seduto nello stadio sapevo di essere la causa per cui tutto si sgretolava. La cosa più difficile è sentire di averli delusi. Nei prossimi dieci anni, dovrà fare tutto alla massima velocità Sono come un atleta nel fiore degli anni, devo andare avanti”. Nel commentare sui social il disco l’artista ha scritto sui social: “Per me è davvero come se avessi trascritto su carta un pezzo di me, e poi l’avessi registrato sotto forma di canzoni. – ha scritto sui social per presentare il suo disco – Ho cercato di essere onesto e vero come non mai. È un mondo e un viaggio e un sogno e un album che avrei voluto realizzare già da parecchio tempo”. Ed è stato di parola.

“Wonder” si apre e si chiude con suoni e arrangiamenti essenziali tra pianoforte e chitarra. “Intro“, brano di apertura, sottolinea l’importanza di essere se stessi. “Can’t Imagine“che chiude il disco è un invito ad amarsi un po’ di più anche nei momenti di estrema solitudine. Il secondo singolo il duetto con Justin Bieber non è a caso. I due infatti hanno conosciuto il successo e per questo il titolo è “Monster”, mostro, non a caso. Il riferimento è proprio alla macchina dello spettacolo: “Ma cosa succede se, cosa succede se inciampo? E se io, e se cadessi? Allora sono io il mostro?”. Bieber è un po’ più diretto: “Avevo quindici anni quando il mondo mi ha messo su un piedistallo, avevo grandi sogni, volevo fare show e lasciare bei ricordi, ho fatto delle mosse sbagliate, cercando di comportarmi da figo”.

Song for No One” (“Svegliato un po’ ubriaco, controllo il mio telefono. Sono tutto solo”) e “Look Up at the Stars” in qualche modo si discostano dal Mendes più conosciuto con arrangiamenti nuovi e intimisti. “Call My Friends” (“dovrei chiamare i miei amici e andare su di giri/Ho bisogno di una vacanza dalla mia vita”) racconta in qualche modo l’adolescenza sprecata tra pianoforte e rock, gradevoli le incursioni RnB in “Teach Me How to Love“. Poi c’è “305” che è di fatto una dedica melodica alla città della fidanzata Camila Cabello, la famiglia ha vissuto tra L’Avana e Città del Messico prima di trasferirsi a Miami. Proprio in Florida è nato questo disco. Sempre di sentimenti si parla nel primo singolo “Wonder” con Mendes che si chiede se alla fine la sua fidanzata prova il suo stesso forte amore, mentre in “24 Hours” il cantante descrive in che modo la quarantena la coppia si sia unita ancora di più (Buttiamo via i nostri piani di riserva e le persone potrebbero non capire… Chi se ne frega di ciò che approvano? Li affronterei tutti per stare con te). La canzone d’amore per eccellenza del disco è “Always Been You“, dove Mendes non solo mette in pubblica piazza le sue “cicatrici e insicurezze” ma celebra una volta per tutte la Cabello “l’unica da cui torna il mio cuore”. Più chiaro di così.

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