“Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico e il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere – in piena armonia tra noi ed il nostro manager – che non possiamo più continuare come eravamo“. Era il 4 dicembre del 1980, quarant’anni oggi, quando i Led Zeppelin rilasciarono un laconico comunicato nel quale, di fatto, posero fine alla propria carriera.

Esistono almeno nove motivi per amarli ma c’è chi giura che ce ne siano altrettanti per odiarli. Proviamo intanto a recuperarne “alcuni”, facendo attenzione a non ostentare nulla che già non si conosca; d’altronde, quando si parla di musica rock, è inutile fare i fenomeni, tutto è già stato suonato, cantato e pure scritto. Quindi, “abbassiamo la cresta”, mettiamo “Led Zeppelin I” sul piatto e rilassiamoci.

Facciamolo con i consueti nove punti del blog.

1. Si formano nell’agosto 1968 sulle ceneri di un grande gruppo, Gli Yardbirds. Keith Relf e Jimmy Mc Carthy “mollano” Jimmy Page per suonare con i Together, mentre Chris Dreja si dedicherà con successo alla fotografia. Page non perde tempo arruolando nei New Yardbirds il cantante Robert Plant, il batterista John Bonham e il session man John Paul Jones.

2. Forse una band concepita per caso? Ammesso che il caso non esista, l’affiatamento dei quattro non lascia scampo, generando un progetto che da subito si emancipa dalle linee guida dei New Yardbirds. A cominciare dal nome. Si chiameranno Led Zeppelin, da un’idea di John Entwistle e Keith Moon degli Who. La sigla, neanche a dirlo, attirerà gli strali degli eredi del famoso dirigibile.

3. Riuscite ad immaginare come poteva essere Londra nel 1968? La rivolta studentesca avvenuta tra il ‘67 e il ‘69 è il motore unico di un’intera generazione, pronta nello sgretolare il rigore formale di quegli anni. E come se non attraverso il suono grezzo e compiuto della musica? Esisteva un luogo chiamato “Marquee” locale divenuto emblema di una città in grado di adeguarsi alle differenti epoche, offrendo generi musicali in divenire, in linea con mode e tendenze. Si impose soprattutto all’attenzione dei media nel decennio successivo, il Punk e la New Wave fecero realmente la differenza.

Tornando a noi, Plant e soci esordirono proprio lì, nell’autunno del 1968 e a fine concerto non fecero fatica a trovare un ingaggio con l’etichetta Atlantic, la quale versò loro 200 mila dollari per le future produzioni. Una cifra spropositata per quel tempo.

4. Smarchiamoci dalla noia del dover recensire gli album, tanto lo sanno persino i cani che “I e IV” risultano i più significativi. Ma la domanda che sorge spontanea non è connessa alla discografia, piuttosto a cercar di capire per quale motivo siano passati alla storia: forse per aver contribuito all’evoluzione della musica rock senza aver inventato (quasi) nulla? I loro detrattori lo danno per assodato e anzi, li definiscono come autentici scippatori, lesti nell’attingere a piene mani dal vasto campionario dal blue/rock anni 50 e 60 e, in seguito, dalle reminiscenze orientali e folkeggianti.

5. Più che una provocazione potremmo prenderla come un dato di fatto. Forse quei saccheggi implementarono un sound paradossalmente nuovo per quel tempo? A seguire daremo voce a chi li difende, ma è giusto anticipare che altri gruppi provarono ad imbastire il passato sotto una nuova veste: soltanto gli Zeppelin seppero trovare il taglio definitivo, confezionando uno stile ancora oggi di grande ispirazione.

6. E a proposito di saccheggi, i Led Zeppelin hanno avuto la meglio entro una lunga battaglia legale incentrata sul copyright di Starway to Heaven. La storia dovreste già conoscerla; le note di apertura parrebbero le medesime di Taurus, canzone degli Spirit. L’accusa sostenne che Plant se ne appropriò dopo aver visto la formazione esibirsi a Birmingham nel 1970. Plant in tutta risposta riferì di non poter ricordare il concerto a causa del suo coinvolgimento in un grave incidente automobilistico proprio quella notte, colpendo inesorabilmente la sua memoria, mentre Page sostenne che la sequenza di accordi “esisteva da sempre” e che nessuno aveva inventato nulla.

7. Dopo un processo di sei giorni nel 2016, “i copioni” furono prosciolti dall’accusa di plagio. Fate attenzione, quel verdetto fu ribaltato per un vizio di forma del processo, ma nel marzo del 2018 una corte d’appello degli Stati Uniti ripristinò la sentenza originale del 2016. Page e Plant non hanno mai commentato ufficialmente, salvo ringraziare la giuria con una breve dichiarazione.

8. Se prima abbiamo dato spazio ai detrattori, giusto ora darlo a chi sostiene che non solo furono unici, ma che crearono realmente un sound indipendente, innovativo, pur restando fortemente inglese. Una band per niente incline ad accettare compromessi. Si metta agli atti l’inossidabile coerenza nel non partecipare al circo mediatico delle reunion. Fatta salva qualche rara occasione, i Led Zeppelin non sono mai tornati in attività.

E meno male! Bonzo resta, tutt’oggi, il batterista segnatamente più performativo che il rock abbia prodotto, chi mai avrebbe potuto sostituirlo? Per caso Phil Collins, come al Live Aid? Ma per favore! Quella terribile performance grida ancora vendetta. Le esecuzioni di Rock N’ Roll, Whola Lotta Love e Starway To Heaven furono così imbarazzanti (prova – a dire il vero – sconcertante non soltanto dell’ex Genesis) che, vent’anni dopo, al momento della pubblicazione dell’intera kermesse in dvd, la band chiese a Geldof di essere esclusa nella tracklist definitiva.

9. Chiudiamola patta. Se non possiamo attribuire ai Led Zeppelin la paternità di un’autentica rivoluzione musicale, possiamo certamente assegnare loro la capacità di influenzare inesorabilmente il mondo del rock; della serie: “Forma e sostanza sono facce della stessa medaglia”.

Chiudo citando Giuseppe Rotunno e Claudio Fabretti per Onda Rock, i quali affermano: “Furono i primi a raggiungere un successo di massa senza dipendere dalla programmazione radiofonica. Fino ad allora, radio e televisione erano state dominate dalle hit parade, e quindi dal 45 giri. I Led Zeppelin sfondarono senza mai entrare in quelle classifiche. Nemmeno il loro più grande hit, “Stairway To Heaven”, divenne mai un singolo. E anche la laconicità con cui intitolarono i primi album (alcuni privi persino del loro nome in copertina) segnò una rottura con la tradizione, che voleva i titoli dei dischi funzionali al marketing della band”.

Vi lascio come di consueto con una selezione “dirigibile” di nove canzoni che potrete ascoltare gratuitamente su Spotify. Buon ascolto!

9 canzoni 9 … dei Led Zeppelin

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