Lo sgombero del cinema Palazzo, avvenuto con grande spiegamento di forze lo scorso mercoledì 25 novembre, ha rappresentato un atto arbitrario contrario alle ragioni di un intero quartiere e di tutta una città. Attraverso una molteplicità di iniziative culturali, sociali e politiche, il Palazzo si era caratterizzato come uno spazio aperto all’iniziativa e alla partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine, in un quartiere in preda oramai da tempo a un processo di degrado.

Con toppa peggiore del buco, Virginia Raggi ha tentato di giustificare lo sgombero ponendolo sullo stesso piano di quello della sede dei nazifascisti di Forza Nuova avvenuto lo stesso giorno. Si tratta di un gravissimo errore politico. Ma del resto non è un fatto casuale. Per tutto il suo mandato, la sindaca non ha saputo dialogare in modo efficace con i movimenti sociali, tra i quali quello che vede oltre diecimila persone in lotta per il diritto all’abitare sempre più negato in una città decisamente in preda alle dinamiche perverse del capitale immobiliare.

Movimento che è parte essenziale e decisiva di un tessuto partecipativo costituito da centinaia di centri sociali, collettivi ed associazioni che rappresenta oggi la principale speranza e risorsa per la nostra amata città. Il cinema Palazzo è oggi più che mai emblematico di uno scontro in atto fra i meschini interessi della speculazione che costituisce il maggiore fattore di degrado di Roma e che avrebbe voluto trasformarlo in una sala giochi alimentando ludopatie e disgregazione sociale, e le ragioni della partecipazione democratica e della solidarietà popolare.

Devo sottoscrivere al cento per cento la dichiarazione di Roberta Lombardi, capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Regione Lazio e membro del Comitato di garanzia del Movimento, la quale ha affermato che “ha prevalso il cieco interesse del privato. Ha prevalso l’ottusa volontà di applicare la legge senza interpretarla. Essere al governo di una Regione o di una grande città significa dover far fronte a realtà complesse, analizzandole e tentando di far chiarezza fissando delle regole che tengano conto di ogni singola situazione”.

Parole sagge. A partire da una linea ragionevole di questo tipo occorrerebbe costruire la coalizione, più ampia possibile, che guardi ai malesseri effettivi della nostra città e ai rimedi che vanno praticati con la mobilitazione e il sostegno del popolo di Roma.

Una candidatura che si ponga in questa ottica di apertura ai movimenti e alle esigenze reali della cittadinanza romana, compresa quella sua parte crescente e qualificante che è composta da migranti, riuscirebbe probabilmente ad aggregare anche i moltissimi delusi dall’esperienza Raggi, mentre un altro segnale positivo è oggi rappresentato in questo senso dall’aggregazione di un insieme di forze politiche e sociali attorno all’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini.

Si chiede in questo senso alle forze politiche, in particolare Pd e Cinquestelle, di abbandonare atteggiamenti settari, inseguendo l’impossibile conferma della Raggi ovvero candidature improponibili come quella di Carlo Calenda.

L’esempio della Puglia dimostra come emarginando i farneticanti talebani dell’uno e dell’altro schieramento ed evitando aperture suicide nei confronti di Berlusconi & C. sia possibile andare avanti, a condizione di tenere in primo piano gli interessi del popolo oggi gravemente colpito.

Possibile che non si trovi una figura indipendente, di buon profilo, disposta a portare avanti un programma di rinnovamento della capitale basato sulle aspirazioni più profonde e genuine delle sue cittadine e dei suoi cittadini? Se non si trova nessun altro sono disposto a sacrificare quattro anni alla mia città.

Al di là delle vicende elettorali, è oggi indispensabile appoggiare gli occupanti del cinema Palazzo che continuano la loro lotta riscuotendo il sostegno unanime di un quartiere come San Lorenzo la cui importanza storica è nota a tutti quelli che conoscono Roma. Quartiere che ha purtroppo vissuto negli ultimi tempi processi di degrado che possono essere contrastati solo costruendo la solidarietà fra le varie componenti del popolo e puntando anzitutto alla soddisfazione delle esigenze di quest’ultimo, tanto più in un momento difficile come quello che stiamo vivendo anche a causa della pandemia.

Gli occupanti del resto hanno ribadito la loro disponibilità al confronto con le istituzioni, a condizione che la discussione verta sulla destinazione dello spazio occupato a soddisfare gli interessi della città e non già quelli della speculazione.

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