Dmytro, un ragazzone biondo venuto dall’Ucraina, cinque anni fa ha salvato un uomo colto da malore mentre era a bordo della propria auto a Mestre. All’epoca si sprecarono elogi e ringraziamenti. Gli venne anche promessa la cittadinanza italiana per meriti civili. Ma il tempo è passato senza che la promessa si sia concretizzata. La burocrazia del ministero degli Interni e della presidenza della Repubblica sembra essersi dimenticata del coraggio e della prontezza che hanno salvato una vita umana.

La storia è stata raccontata da Il Gazzettino, nell’edizione di Venezia. Dmytro Nokolayev, che oggi ha 25 anni, quel giorno in via Cavallotti a Mestre aveva visto un’auto fermarsi all’improvviso. All’interno il conducente di 68 anni era accasciato sul volante. Non ci aveva pensato due volte. Aveva chiamato i soccorsi e aveva cominciato a praticare il massaggio cardiaco. La fortuna del malcapitato era stata che Dmytro avesse appena concluso un corso che gli era stato proposto dalla scuola, ottenendo il brevetto di salvataggio. Sapeva cosa fare, anche se non l’aveva ancora messo in pratica in un caso drammaticamente vero. Ha continuato a praticare il massaggio e la respirazione finché sono arrivati i sanitari del 118 che hanno preso il controllo della situazione. Lui aveva detto: “Non mi sono neppure accorto del tempo che era trascorso, ero sotto effetto di adrenalina. L’ho capito solo quando i soccorsi sono arrivati perché ero rimasto senza forze, anche per la tensione”.

Era stato proprio dal personale del 118 che aveva ricevuto i primi complimenti. Gli era stato spiegato come il suo fosse stato stato un intervento decisivo per salvare la vita del 68enne. In pochi minuti infatti l’automobilista sarebbe morto senza quel provvidenziale aiuto che gli era arrivato da un cittadino straniero, da cinque anni in Italia. La vicenda era finita sui giornali e sui social, anche perché Dmytro era l’esempio di come i corsi di educazione sanitaria promossi dalla scuola e dall’ufficio educazione fisica provinciale fossero proficui. Il delegato Fisa, Matteo Giardini, e l’ufficio scolastico regionale avevano proposto la cittadinanza per meriti civili. Ma dopo cinque anni si attende ancora che la pratica abbia il suo corso e che si concluda con la firma del presidente della Repubblica.

Dmytro ricorda: “Un anno e mezzo fa ho affrontato un colloquio in questura che avrebbe dovuto costituire il penultimo passaggio prima di ottenere una risposta ufficiale. Ma da allora non ho saputo più niente, mentre vedo altri miei coetanei che ottengono la residenza attraverso vie tradizionali”. È arrabbiato? “No, immagino che la pratica sia complessa e che non dipenda né dalla questura di Venezia né dalla Prefettura a cui mi sono rivolto per avere informazioni, bensì dal ministero. E mi rendo anche conto che in questo momento ci siano problemi più gravi da affrontare. Però resto ottimista e spero che prima o poi il mio caso si risolva”.

In questi cinque anni il giovane ha ottenuto la laurea di infermiere e ha superato un test per accedere alla facoltà di odontoiatria di Padova. Con la cittadinanza potrebbe partecipare ai concorsi pubblici, cosa che attualmente gli è negata. Infatti, come semplice infermiere può lavorare soltanto nelle strutture private. “Se avessi la cittadinanza potrei anche andare a trovare mio padre e la mia famiglia in Ucraina, senza rischiare di essere arruolato o di avere altri impedimenti che mi rendessero problematico il ritorno in Italia”. Dmytro è arrivato a Venezia nel 2010, ha studiato in un istituto tecnico a Mestre, ramo odontotecnico, diplomandosi con il massimo dei voti. In attesa di una sistemazione continua a lavorare nella pizzeria dove era impiegato anche cinque. E durante le feste natalizie va a trovare la famiglia dell’uomo a cui ha salvato la vita.

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