“Sono diventato padre a 16 anni. Per me è stata l’esperienza che mi ha salvato la vita: ero un ragazzo scapestrato, sono stato bocciato, era un periodo difficile. Sono esploso nell’adolescenza, ma mi è servito”. A rivelarlo è l’ex ministro Carlo Calenda che, ospite di “Oggi è un altro giorno” ha parlato a cuore aperto del suo passato, raccontando di come l’esperienza di diventare padre quando era ancora un ragazzino gli abbia fatto scattare qualcosa dentro. “Dalla notte in cui è nata mia figlia ho smesso di fare cavolate, è stata una cosa istantanea – ha detto il leader di Azione -. È scattata una potenza d’amore, perché sai che il neonato dipende da te. Per me è stato così. La potenza del rapporto con mia figlia è stata superiore. Questo si vede dal fatto che ne ho fatti altri tre”.

Poi Calenda ha parlato anche dell’emergenza coronavirus: “Questo è un momento in cui siamo circondati da persone che muoiono, forse è la prima volta che la morte diventa una questione collettiva. Non abbiamo vissuto le guerre o altre epidemie. Per la prima volta vediamo la morte intorno a noi come comunità e non come singolo. C’è un comune denominatore di paura, di ansia e di solidarietà”, ha concluso.

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