Quasi mille persone hanno protestato a Reggio Calabria contro l’istituzione della zona rossa decisa dal governo per contenere la seconda ondata di coronavirus. La manifestazione, iniziata con un presidio pacifico, è degenerata dopo alcune ore con il lancio di bombe carta e alcuni momenti di tensione con le forze dell’ordine.
A differenza delle altre regioni nello “scenario quattro”, in Calabria non preoccupa tanto il numero dei contagi ma gli ospedali e il sistema sanitario regionale che rischiano di collassare. “Non condividiamo quello che ha fatto Conte. Noi non siamo una regione a codice rosso” hanno detto i manifestanti, tra cui tanti commercianti contrari alle chiusure. Il dito è stato puntato contro la politica: “Se lo Stato dà 86 milioni alla Calabria per potenziare le strutture e la Regione li fa scomparire e non crea un posto di terapia intensiva, la colpa è dei politici che si sono mangiati i soldi”. Doveva essere una manifestazione nel rispetto del distanziamento e delle regole, ma nonostante le raccomandazioni così non è stato. Alcuni, infatti, tenevano la mascherina abbassata mentre urlavano al microfono. E c’è chi ha tirato in ballo i migranti, utilizzando slogan cari alla Lega e al centrodestra: “Non è possibile che uno Stato ci privi della nostra libertà. L’ospedale è pieno perché ci sono gli extracomunitari”

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