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Dichiarazione precompilata, perché chi ha figli non deve accettarla senza modifiche

Tra detrazioni fiscali residue, incastri con l’Assegno Unico e spese tracciate solo a metà, il rischio di lasciare centinaia di euro sul tavolo è concreto
Dichiarazione precompilata, perché chi ha figli non deve accettarla senza modifiche
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Per un genitore, il Modello 730/2026 precompilato è un’arma a doppio taglio. L’idea di accettare il documento senza modifiche per evitare i controlli dell’Agenzia delle Entrate è estremamente allettante, ma per chi ha figli a carico si rivela quasi sempre una scelta economicamente perdente o, peggio, legalmente rischiosa. Tra detrazioni fiscali residue, incastri con l’Assegno Unico e spese tracciate solo a metà, il rischio di lasciare centinaia di euro sul tavolo è concreto.

Figli a carico: gestire l’assegno unico e le soglie di reddito

Il primo grande errore avviene a monte, nel prospetto dei familiari a carico. Con l’entrata in vigore dell’Assegno Unico e Universale, molti contribuenti ritengono che i figli non debbano più comparire nel 730: si tratta di uno sbaglio gravissimo. Anche se non si percepiscono più le detrazioni fisse mensili per i figli sotto i 21 anni, questi devono essere indicati nel quadro dei familiari per poter beneficiare della detrazione del 19% sulle spese mediche, scolastiche e sportive.

Un altro elemento di incertezza riguarda la soglia di reddito. Un figlio è considerato a carico se il suo reddito complessivo annuo non supera i 4.000 euro fino ai 24 anni di età, limite che scende a 2.840,51 euro una volta superata quella soglia. È fondamentale verificare se il figlio abbia effettuato lavoretti estivi, stage retribuiti o prestazioni occasionali. Superare il limite anche solo di un euro comporta l’impossibilità di scaricare qualsiasi spesa e l’obbligo di rimuoverlo dal prospetto familiari, pena il recupero delle somme da parte dell’Agenzia delle Entrate con relative sanzioni.

Modello 730/2026, ripartizione delle spese tra i genitori

La precompilata propone spesso una ripartizione standard delle spese, ma la legge permette una flessibilità che il sistema automatico non può prevedere. Di norma, le detrazioni spettano al genitore che ha sostenuto la spesa, ma se la fattura è intestata al figlio, la detrazione va divisa equamente al 50% tra i genitori. Tuttavia, esiste una scelta strategica importante: i genitori possono accordarsi per attribuire l’intera detrazione al genitore con il reddito complessivo più elevato.

Questa manovra serve a evitare che il genitore con reddito basso risulti incapiente, ovvero che le tasse da pagare siano inferiori alle detrazioni spettanti, portando alla perdita del rimborso. Se si decide di modificare la percentuale, la precompilata risulterà ufficialmente variata, ma non bisogna avere timore dei controlli se si possiedono le fatture che provano il pagamento. L’unico accorgimento è controllare sempre che la somma delle percentuali tra i due coniugi non superi il 100%.

I buchi neri di mense scolastiche e attività sportive

Mentre le farmacie comunicano i dati in tempo reale, le scuole e i Comuni non sempre trasmettono le informazioni in modo corretto, specialmente per quanto riguarda asili nido e primarie. Tra le spese che spesso mancano all’appello ci sono la mensa scolastica, pagata magari tramite applicazioni o bollettini premarcati, le gite, l’assicurazione della scuola e i contributi volontari. Queste somme vanno sommate e inserite nel rigo dedicato con il codice specifico, ricordando che il tetto massimo è di 1.000 euro per figlio.

Discorso simile vale per lo sport. Le spese per i ragazzi tra i 5 e i 18 anni sono detraibili su un massimo di 210 euro a figlio, ma quasi nessuna associazione sportiva comunica i dati all’Agenzia delle Entrate. È necessario recuperare manualmente le ricevute di piscina, palestra o calcio, verificando che contengano il codice fiscale del ragazzo e dell’associazione, la causale e la dicitura corretta dell’ente sportivo. Si tratta di una modifica che quasi tutti i genitori sono costretti a fare, rendendo di fatto impossibile la sfida di inviare la precompilata senza ritocchi.

L’importanza della tracciabilità dei pagamenti

Dal 2020, le detrazioni per visite specialistiche da medici privati spettano solo se pagate con mezzi tracciabili come bancomat o bonifici. Il rischio nella precompilata è che il sistema riceva il dato della fattura ma non sappia come sia stata saldata. Se si accetta il dato così com’è dopo aver pagato in contanti, si commette un errore che l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare. È quindi indispensabile verificare le proprie ricevute e rimuovere eventualmente le spese non tracciate, a eccezione dei farmaci e delle prestazioni nel Servizio Sanitario Nazionale.

Infine, bisogna fare attenzione ai figli che compiono 21 anni durante l’anno solare. In questo caso è necessario spezzare i periodi: fino al compimento dell’età si riceve l’Assegno Unico dall’Inps e non spettano detrazioni fisse, mentre dai ventuno anni in poi tornano le detrazioni Irpef se il reddito rimane basso. Anche per le famiglie con figli con disabilità, la precompilata è quasi sempre incompleta per quanto riguarda l’assistenza specifica o l’acquisto di sussidi informatici, richiedendo una verifica minuziosa che può valere migliaia di euro di risparmio fiscale.

A cosa stare attenti prima dell’invio

Per affrontare la modifica senza errori, il primo passo è creare una cartella documentale per ogni figlio, raccogliendo tutte le pezze d’appoggio. Una volta entrati nel portale con le proprie credenziali, bisogna confrontare i totali proposti dall’Agenzia delle Entrate con quelli in proprio possesso. Se i propri calcoli sono superiori, è un diritto del contribuente inserire le cifre corrette. Non bisogna spaventarsi se il rimborso aumenta: la trasparenza è garantita dal possesso dei documenti per i successivi cinque anni.

La data più importante da segnare sul calendario, in questo momento, è il 30 settembre: questa è la deadline ufficiale per trasmettere il Modello 730/2026. Per evitare di rimanere intrappolati in rallentamenti informatici o disguidi tecnici dell’ultimo minuto è meglio non aspettare l’ultima settimana per trasmettere la dichiarazione dei redditi.

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