Il virus dilaga anche nei Tribunali come racconta la cronaca ogni giorno ma la macchina-giustizia non si può fermare o almeno non lo può fare totalmente. È in questo contesto che arriva la denuncia dell’Associazione nazionale magistrati che parla di ” carenze diffuse” e ” rischi cui vengono esposti gli operatori e gli utenti”. “Mentre i dirigenti degli uffici giudiziari sono impegnati nella redazione dei progetti organizzativi triennali e per i carichi esigibili, la pandemia avanza nei palazzi di giustizia e le Istituzioni competenti sono a oggi silenti”.

“I magistrati italiani – lamenta la giunta uscente dell’Anm- continuano a disporre di applicativi inadatti per celebrare udienze a distanza, con reti di connessione inefficaci; la trattazione scritta è consentita solo fino al 31 dicembre, con un procedimento per di più macchinoso; mancano le annunciate dotazioni informatiche per lo smart working del personale giudiziario; magistrati, avvocati, personale amministrativo e utenti continuano a utilizzare aule e spazi inadatti a ospitare le udienze in presenza”. Non solo: “Resta irrisolta la disciplina giuridica delle assenze per quarantena di chi potrebbe efficacemente lavorare da casa”. La conclusione del sindacato delle toghe: “Pare in definitiva che l’esperienza della prima ondata di contagi non sia servita a programmare il futuro immediato e a immaginare misure adatte a un servizio essenziale qual è quello giudiziario”. I magistrati italiani “continuano a rendere tale servizio, senza timore di esporsi in prima persona pur di dare risposta alla domanda di giustizia“. Ma “non intendono essere identificati come responsabili delle carenze diffuse nonché dei rischi cui vengono esposti gli operatori e gli utenti a causa dell’assenza delle Istituzioni cui la Costituzione affida l’organizzazione del sistema giustizia”.

Intanto parte oggi il piano di screening di massa con tamponi rapidi negli uffici giudiziari milanesi, gestito dal personale di Ats e organizzato in collaborazione con Regione Lombardia, e che coinvolgerà tutti i lavoratori, magistrati e non solo, del Palazzo di Giustizia, dove ormai da giorni con l’acuirsi dell’emergenza Covid si contano sempre più casi di contagi. I primi test rapidi saranno effettuati in spazi del Palazzo a partire dal primo pomeriggio e riguarderanno oggi una quarantina di persone, tra pm e personale di sei uffici della Procura e poi nel corso di questa settimana lo screening, su base volontaria, proseguirà coinvolgendo tutti gli altri pm e i lavoratori degli uffici del quarto piano.

Un piano di tamponi che mano a mano dovrebbe arrivare a coprire le migliaia di persone che lavorano nel Palagiustizia. Solo in Procura ce ne sono circa 1000 e la scorsa settimana soltanto tra i pm si sono contati 6 positivi. Altri casi hanno riguardato, però, anche magistrati del Palazzo, personale di polizia giudiziaria e tirocinanti. Intanto, nelle aule del Palagiustizia e della sezione distaccata di via san Barnaba si è deciso di dare una stretta sulle presenza in aula e di potenziare i processi da remoto laddove ci sia il consenso delle parti. Sta ritornando, infine, ad essere privilegiato lo smart-working. I vertici degli uffici giudiziari stanno muovendosi per evitare sia la diffusione del Covid e sia il blocco dell’attività che ha subito già un notevole rallentamento per l’ondata della scorsa primavera e che ha creato parecchi arretrati.

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