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Botte e induzione al matrimonio forzato: condannati i genitori di una 22enne pachistana

La vicenda, come quella di Saman Abbas, è avvenuta nella Bassa reggiana. La vittima è riuscita a confidarsi con i carabinieri per poi aprirsi al magistrato titolare dell’inchiesta e al procuratore
Botte e induzione al matrimonio forzato: condannati i genitori di una 22enne pachistana
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Una storia che ricorda quella di Saman Abbas, uccisa nel 2021 a Novellara. Ma che, fortunatamente, porta a un epilogo diverso, perché la vittima è riuscita a confidarsi con i carabinieri per poi aprirsi al magistrato titolare dell’inchiesta e al procuratore. Anche in questo caso viene dalla Bassa reggiana: una ragazza pachistana di 22 anni è stata sottoposta ad anni di vessazioni, percosse e aborto indotto dai genitori, perché considerata colpevole per una relazione sentimentale che non approvavano. Prima è stata privata del cellulare, poi isolata e costretta ad andare in Pakistan contro la sua volontà, minacciata di non farla tornare se non avesse accettato il fidanzamento e poi un matrimonio con un cugino. Il padre e la madre, 54 e 51 anni, sono stati condannati a due anni e 15 giorni per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio forzato. Il processo in primo grado conclude una complessa indagine dei carabinieri di Boretto, con i carabinieri di Guastalla, coordinati dalla Procura reggiana diretta da Calogero Gaetano Paci.

Le vessazioni sono iniziate nel 2017 e si sono protratte fino al 2023. La ragazza è stata picchiata e chiusa a chiave in cantina, di notte. A dicembre 2022, scoperta la gravidanza, la giovane è stata presa a pugni all’addome e alla schiena, costretta poi ad abortire. Dopo le sue dichiarazioni ai carabinieri era arrivato un divieto di avvicinamento, dove il giudice aveva sottolineato come le condotte fossero espressione di una visione “maschilista e dispotica”, incompatibile con i diritti fondamentali garantiti dall’ordinamento italiano. Tra gli episodi più gravi contestati ci sono schiaffi in volto, inginocchiarsi e il padre la percuoteva con pugni alla schiena facendole sbattere il viso contro il pavimento e la madre la chiudeva a chiave in cantina costringendola a trascorrervi la notte. Nel dicembre 2022, scoperta la gravidanza la giovane veniva colpita con pugni all’addome e in precedenza anche alla schiena, costretta poi ad abortire sotto minaccia di farle praticare l’aborto in Pakistan e di non essere più accolta in casa nell’ipotesi di portare a termine la gravidanza. Oltre alle violenze fisiche, i genitori avrebbero tentato ripetutamente di imporle matrimoni combinati con uomini scelti da loro, sottraendole il cellulare per isolarla dai contatti esterni.

Tra gennaio e febbraio 2023, dopo averle prospettato la possibilità di tornare a casa solo se avesse accettato di sposarsi, la avrebbero indotta a scegliere un ragazzo tra quelli che le venivano proposti e facevano a quest’ultimo una concreta proposta di matrimonio ma non riuscivano nell’intento per il rifiuto del ragazzo. Nell’aprile 2023 le comunicavano che avrebbe dovuto sposare un altro ragazzo connazionale organizzando un incontro tra lo stesso e la figlia contro la volontà di quest’ultima. Nonostante la paura, la giovane vittima è riuscita a parlare con gli inquirenti.

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