Un altro corridoio della Procura di Milano, come è già accaduto nei giorni scorsi, è stato chiuso temporaneamente per effettuare le sanificazioni di tutti gli uffici presenti in quell’area, perché ci sarebbero altri due pm positivi al coronavirus, dopo i quattro casi già registrati fino a ieri. Sono immediatamente scattare le procedure anche di tracciamento e isolamento fiduciario. Ai casi di contagio in Procura si aggiungono in tutto il palazzo di Giustizia Milanese altre persone positive, tra cui, da quel che si sa, almeno un ufficiale di polizia giudiziaria, un paio di magistrati ordinari in tirocinio, altrettanti tirocinanti, e almeno due giudici. Si stanno moltiplicando anche le persone a casa in quarantena volontaria per via dei contatti con i positivi.

In questi giorni sono proseguiti i contatti tra i vertici degli uffici giudiziari milanesi per evitare che si ripeta ciò che è accaduto da marzo in poi, all’inizio dell’emergenza, quando nel Palagiustizia milanese si è verificato un cluster con 10 magistrati contagiati, di cui tre gravi, due persone morte, una cancelliera e un carabiniere, e con diversi avvocati contagiati. Il presidente del Tribunale Roberto Bichi ha disposto, intanto, la sospensione dell’attività dei tirocinanti negli uffici. C’è “seria preoccupazione” da parte dei vertici degli uffici giudiziari milanesi perché altri casi sono stati segnalati nel Palagiustizia e anche negli uffici del giudice di pace una funzionaria è risultata positiva. I vertici stanno studiando il da farsi, anche perché mancano norme di riferimento che consentano loro di intervenire in modo diretto sulla situazione.

Intanto si torna all’interlocuzione digitale, solo via email o al telefono e nel caso soltanto con appuntamenti faccia a faccia prefissati, nei rapporti tra gli avvocati e gli uffici della Procura come ha stabilito una circolare del procuratore capo Francesco Greco, tenuto conto della “fase critica” e che sarà valida fino al 15 novembre. Per una serie di attività degli uffici della Procura vengono in pratica prorogate disposizioni che erano già in vigore per impedire la diffusione del contagio, mentre viene stabilito che “tutte le comunicazione dei difensori” con le segreterie dei magistrati passeranno via mail e potranno esserci semmai eventuali “richieste di appuntamento”. Intanto, la Camera penale milanese segnala che “è giunto il momento in cui il Governo decida di rendere possibile il deposito degli atti difensivi via Pec. Per spingere in questa direzione – spiegano i penalisti milanesi – abbiamo proposto ai vertici degli uffici giudiziari di Milano di sollecitare con comuni intenti il ministro della Giustizia e il Legislatore”. “Ci auguriamo – spiega ancora la Camera penale – che le cautele, realizzate e preventivate da parte dell’autorità giudiziaria milanese, possano consentire al sistema della giustizia penale di non incorrere in una nuova paralisi, anche se evidentemente sarà fisiologico un rallentamento”.

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