“La democrazia rappresentativa si sta destrutturando e stanno emergendo nuove forme di partecipazione popolare dal basso in tutto il mondo, anche per la difesa dei servizi pubblici locali. Devono essere i cittadini e le comunità locali a governare le città”, scriveva nel 2013 l’allora consigliera comunale Virginia Raggi nel blog sul sito di Beppe Grillo.

Ma in questi anni di governo romano, che fine ha fatto la democrazia diretta? Che valore ha avuto la sovranità popolare? Infine: quale “modello di democrazia” si andato affermando? Quella dell’uno vale uno?

L’abbiamo pienamente compreso la settimana passata quando, dopo anni di attesa, si sono finalmente discusse nell’Assemblea Capitolina sei delibere di iniziative popolari sottoscritte da un totale di 63.000 cittadini romani e riguardanti temi attuali e caldissimi per la città di Roma: dal superamento dei campi rom alla gestione dei rifiuti, dalla gestione dei beni comuni all’inclusione scolastica di alunni con disabilità. Delibere frutto di un duro lavoro dei proponenti sia in termini di analisi del problema, che di stesura del testo, che di raccolta firme nelle piazze e nelle strade della Capitale.

Calendarizzate finalmente nell’Assemblea Capitolina, ogni consigliere comunale ha avuto in Aula la possibilità di votare a favore, contro o astenersi. L’astensione, in questo caso, ha un valore di forte ambiguità perché, in termini di conteggio, vale come voto negativo pur non esponendo il consigliere ad un voto esplicitamente contrario.

Vediamo gli esiti:

1. Proposta 117/2015: “Piano di intervento ed indirizzi per il superamento progressivo e la chiusura degli insediamenti formali per rom presenti nella città di Roma in attuazione della strategia nazionale d’inclusione di Rom, sinti e camminanti”. Questa delibera era stata presentata nel 2014 anche dal Movimento 5 Stelle romano (con la firma della consigliera comunale Virginia Raggi) che non era però riuscito a raccogliere le firme necessarie.
Firme raccolte nelle piazze: 6.000
Esito del voto in Aula: 12 favorevoli, 4 contrari, 25 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

2. Proposta 93/2018: “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini ed amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione in forma condivisa di beni comuni urbani”. Questa delibera era stata firmata anche dagli allora consiglieri comunali romani del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi compresa.
Firme raccolte nelle piazze: 15.000
Esito del voto in Aula: 20 favorevoli, 29 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

3. Proposta 76/2019: “Progetto di armonizzazione ed integrazione degli interventi (pubblici e privati) insistenti nel perimetro del Piano di assetto per la riqualificazione dell’area della stazione Tiburtina e aree contigue”.
Firme raccolte nelle piazze: 8.000
Esito del voto in Aula: 12 favorevoli, 22 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

4. Proposta 86/2019: “Linee di indirizzo volte ad avviare la riforma strutturale dei servizi per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità”.
Firme raccolte nelle piazze: 12.000
Esito del voto in Aula: 12 favorevoli, 25 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

5. Proposta 100/2019: “Atti di indirizzo per la chiusura del ciclo dei rifiuti a Roma attraverso l’aumento della capacità industriali di Ama spa”.
Firme raccolte nelle piazze: 7.000
Esito del voto in Aula: 8 favorevoli, 25 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

6. Proposta 104/2019: “Norme per la gestione del ciclo di rifiuti urbani di Roma capitale, il conferimento di funzioni di controllo ai Municipi”.
Firme raccolte nelle piazze: 15.000
Esito del voto in Aula: 20 favorevoli, 20 astenuti, tutti del Movimento 5 Stelle.
Delibera bocciata.

Dovevano aprire il Palazzo come una scatoletta di tonno. Ma nella scatoletta ci si sono chiusi loro. E, insieme a loro, la vigliacca astensione di chi, davanti ai cittadini, non ha neanche il coraggio della scelta.

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