Era attesa intorno alle 20 la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte per annunciare le nuove misure restrittive per ridurre i contagi. Ma l’orario, stando a quanto comunica Palazzo Chigi, è slittato alle 21.30. Segno che le trattative tra governo, partiti di maggioranza e Regioni sui contenuti del nuovo Dpcm non sono ancora concluse. Sul tavolo restano le ultime divisioni sulle palestre, che Italia Viva e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora vorrebbero tenere aperte, e soprattutto sulla scuola: i governatori chiedono orari flessibili e la possibilità di ricorrere alla didattica a distanza per i ragazzi più grandi, mentre l’esecutivo è deciso a garantire le lezioni in presenza. L’ultima riunione con i capi delegazione, il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia e il sottosegretario Riccardo Fraccaro è durata oltre 3 ore, al termine delle quali la bozza del provvedimento restrittivo è stata nuovamente inviata alle Regioni e al Cts per un consulto finale. Il testo tiene conto delle indicazioni arrivate sabato sera dal Comitato tecnico scientifico e delle richieste degli enti locali. Regioni e governo su un punto sono d’accordo: la priorità, in questa seconda ondata di casi di coronavirus, è “salvaguardare al massimo scuola e lavoro“. Lo aveva detto sabato il ministro della Salute Roberto Speranza, lo ha confermato domenica il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini dopo un vertice con l’esecutivo, l’Anci, il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli. L’altro imperativo però è “fare l’impossibile per evitare lockdown totali”.

Le richieste delle Regioni – Per questo gli enti locali chiedono di confermare la chiusura dei locali alle 24 come prevede il Dpcm già in vigore (ma con successiva apertura non prima delle 5) e di consentire dalle 18 il solo consumo al tavolo, oltre a introdurre il divieto assoluto di assembramenti all’aperto intensificando anche i controlli. Per quanto riguarda la scuola, dopo il confronto con la ministra Lucia Azzolina la richiesta di didattica a distanza per gli ultimi anni delle secondarie sembrava derubricata a ipotesi da valutare in modo “selettivo“, anche se ora la discussione sembra essersi nuovamente riaccesa. Resta l’invito a scaglionare di più gli ingressi e le uscite, con un provvedimento nazionale valido in tutta Italia, per non congestionare il trasporto pubblico.

Le Regioni chiedono anche di prevedere il ricorso allo smart working in una percentuale “pari o superiore al 70%” per tutti i lavoratori, a partire da quelli pubblici non impegnati ovviamente nella gestione delle emergenze. Quanto alle attività economiche, fermo restando il ristoro economico per tutte quelle soggette a limitazioni hanno proposto di sospendere fiere e sagre escluse le “manifestazioni fieristiche di livello nazionale e internazionale” e di non chiudere le palestre ma fermare gli sport di contatto. Chiedono poi di coinvolgere i medici di famiglia nei tamponi rapidi (come già succede in Liguria) e di svolgere i test salivari in farmacia. Per quanto riguarda gli eventi sportivi la richiesta è di “specificare la percentuale massima uniforme per impianti sportivi al chiuso e all’aperto nella misura massima di 1000 spettatori ovvero del 15% della capienza, per tutti gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra”. Viene anche sottolineata la assoluta necessità di una “maggiore flessibilità per il reclutamento del personale da impiegare nelle strutture ospedaliere o nei servizi territoriali, prevedendo anche un utilizzo più esteso della mobilità del personale all’interno delle strutture sanitarie”. Tutti i lavoratori posti in isolamento anche fiduciario o in quarantena devono poter accedere al trattamento previsto per il caso di malattia o fruire di ammortizzatori sociali.

Le indicazioni del Cts: stop temporaneo e fiere e congressi, orari scaglionati alle superiori – Il Comitato tecnico scientifico, “pur nella consapevolezza che attualmente i focolai sono principalmente all’interno delle famiglie”, suggerisce in questa fase la “limitazione temporanea alla fruizione di eventi a grande aggregazione di pubblico (come congressi, fiere, ecc.) ed altri assembramenti di persone spontanei o comunque organizzati” e raccomanda “di considerare l‘adozione di orari scaglionati per l’ingresso in presenza degli studenti universitari e delle scuole di secondo grado“. Un’importante criticità secondo il Cts “è rappresentata dal trasporto pubblico locale che non sembra essersi adeguato alle rinnovate esigenze, nonostante il CTS abbia evidenziato fin dallo scorso mese di aprile la necessità di riorganizzazione, incentivando una diversa mobilità con il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali e dei mobility manager”. Viene raccomandata la “assoluta e rigorosa azione di controllo sulle misure già più volte indicate dal CTS ed oggetto delle norme attualmente in vigore (es. distanziamento, prevenzione degli assembramenti, obbligo nell’uso della mascherina negli esercizi commerciali e di ristorazione) con intensificazione della vigilanza e delle azioni di contrasto che devono essere rese più agevoli nella loro possibilità di adozione (es. obbligo di affissione del numero massimo di clienti che è possibile accogliere negli esercizi)”. Viene anche sottolineata la “assoluta esigenza di tempestiva diagnosi, monitoraggio ed efficace tracciamento dei contatti attraverso il coinvolgimento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, mediante azioni di reclutamento attivo potenziando i sistemi diagnostici (es. drive-in)“, oltre al “rafforzamento della medicina del territorio, eventualmente con il supporto del sistema nazionale di protezione civile“. Raccomandata infine l’incentivazione dello smart working “sia nell’ambito del settore pubblico che in quello privato”.

Le ipotesi per scuola e università – Resta da sciogliere il nodo della scuola. Toti conferma di aver chiesto in rappresentanza dei colleghi governatori “più didattica a distanza a rotazione per i ragazzi degli ultimi anni”. In alternativa però si potrebbe puntare di più sullo scaglionamento degli ingressi, visto che la Azzolina sulla dad continua a fare muro: “Non si può pensare di fare la didattica a distanza a tutte le ultime classi perché hanno la maturità” e “la scuola in presenza è fondamentale per tutti, dai più piccoli all’ultimo anno del secondo grado”. Attilio Fontana (Lombardia) avrebbe concordato sulla necessità di differenziare gli orari anche degli altri settori e delle attività produttive perché così “non faremmo ricadere il problema solo sulla scuole”. Per il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, è “indispensabile una disposizione urgente e nazionale che incida sugli orari” di ingresso e uscita degli studenti. “È passato il tempo delle conferenze di servizi e dei tavoli di monitoraggio” o “tra due settimane staremo ancora parlando di cosa fare”. “Da parte nostra c’è massima disponibilità. Ci sono già 1.628 bus turistici in circolazione e siamo disponibili a potenziare il sistema” del Trasporto Pubblico Locale, ha detto la De Micheli.

Manfredi dal canto suo ha ricordato che “le università sono luoghi sicuri, la didattica è già al 50% a distanza, le lezioni sono controllate, con uso della mascherina e distanziamento, tutto è stato programmato con protocolli specifici e la massima attenzione, è impossibile fare di più”. Per l’Università, le Regioni chiedono di valutare l’applicazione della didattica a distanza con eccezione delle matricole.

Smart working per la pa e chiusure dei locali – La nuova stretta dovrebbe puntare, come suggerito anche dal Cts, su un potenziamento dello smart working per i dipendenti pubblici. Dovrebbe esserci poi lo stop agli sport di contatto dilettantistici. Sugli altri interventi, a partire dall’orario di chiusura di pub e ristoranti, non si è ancora trovata la quadra. Al termine del vertice serale a Palazzo Chigi il punto di caduta è sembrato essere la chiusura di bar e pub alle 21 e ristoranti alle 24, per non pesare su un settore già in grande sofferenza. Ma dal governo invitano alla cautela: c’è chi continua a spingere per misure ancora più dure, soprattutto nel weekend. E chi, come Italia viva, è contro le nuove chiusure. Una delle proposte delle Regioni al vaglio del governo è che un orario di chiusura anticipato, alle 22 o alle 23, sia applicato sono in alcuni quartieri di quelle città o Comuni dove il contagio è più elevato o in altre zone dove è maggiore il rischio di assembramento, come i luoghi della movida e i centri storici.

Su palestre e piscine ancora nessuna decisione – Manca una sintesi su diversi aspetti: dallo stop a fiere e congressi all’ipotesi di vietare di consumare alcolici in piedi fuori dai locali dalle 18. In dubbio anche l’eventuale chiusura di palestre e piscine, che stamattina alcuni quotidiani danno per assodata. “Nessuna decisione è stata presa”, sottolineano fonti del ministero dello sport spiegando “come il settore abbia affrontato ingenti spese per adeguare i propri spazi ai protocolli di sicurezza, e nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati”. Occorre quindi valutare “se non sia peggio spingere migliaia di appassionati e di giovani nei parchi cittadini o proseguire, magari prevedendo maggiori controlli, con le attività regolamentate”.

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