In Francia quasi il 75 per cento dei nuovi casi di Coronavirus non sono legati a nessun contagio già conosciuto e quindi non figuravano già nel sistema di tracciamento. Non ci sono solo le difficoltà dell’Italia o, addirittura, l’affanno della Germania: di fronte all’impennata di positivi in tutta Europa, i sistemi sanitari fanno i conti con la scarsa capacità di ricostruire le reti dei pazienti e quindi prevenire il diffondersi del virus. Così la Francia, uno dei Paesi che più sta soffrendo per la seconda ondata della pandemia, è tra quelli che peggio stanno gestendo il cosiddetto contact tracing. A dirlo è l’ultimo report settimanale di Santé publique France (settimana dell’11-15 ottobre): la mappatura dei contatti è fortemente in difficoltà a fronte dei picchi di oltre 30mila e 25mila casi rintracciati solo negli ultimi due giorni. E, come osserva il quotidiano le Monde, il coprifuoco deciso dal governo potrebbe essere fondamentale per cercare di arginare una situazione che al momento risulta ingestibile.

Il tracciamento in Francia è affidato all’Assurance maladie: in particolare a 8.750 persone che lavorano a tempo pieno, di cui 2.500 assunte negli ultimi mesi per aumentare la copertura (e non si escludono nuove assunzioni). L’organismo, interpellato il 13 ottobre scorso, ha fatto sapere che il 19% delle persone che sono state in contatto con un positivo non vengono raggiunte in tempo per fare il test. Tutte queste lacune stanno rendendo difficile, se non impossibile, riuscire a ricostruire una rete di prevenzione efficiente. Per quanto riguarda la situazione delle singole Regioni, così come analizzato dal report del ministero della Salute: in Ile-de-France (la zona che gravita su Parigi) l’80 per cento dei nuovi casi non è mai figurato in nessuna delle verifiche di altri positivi e lo stesso vale per il 60% dei casi nella zona della Loira. Le chiamate fatte per ricostruire la rete dei contatti sono circa 70mila al giorno. “Possiamo aumentare la nostra capacità”, ha dichiarato il direttore dell’Assurance maladie Thomas Fatome. Ma ha anche riconosciuto che la strategia “non sta portando grandi risultati”. Secondo i dati comunicati all’agenzia Afp, il contact tracing da maggio scorso ha permesso di rintracciare in 5 mesi “più di 2 milioni di persone”, di cui 550mila pazienti positivi e 1,5 milioni di casi entrati in contatto di positivi. “Più del 90% dei pazienti zero sono rintracciati nelle 24 ore che seguono la diagnosi”, ha assicurato Fatome. Il problema rimangono però non tanto i contagiati, ma la rete di coloro che potrebbero essere stati infettati e che, senza una verifica, rischiano di continuare a muoversi come se nulla fosse.

In Francia anche l’applicazione per il tracciamento non ha avuto grandi risultati. Si chiama Stop Covid ed è entrata in funzione a inizio giugno scorso, ma il governo sta già pensando al piano B: visto lo scarso successo e le forti problematiche riscontrate è stato deciso di lanciarne una nuova versione il 22 ottobre prossimo. L’app al momento è stata infatti scaricata solo da 2,6 milioni di persone (a malapena il 3 per cento della popolazione nazionale francese). Lo stesso primo ministro Jean Castex, nelle scorse settimane, aveva ammesso durante un’intervista di non aver mai scaricato l’app. Ma ora, con la nuova versione, ha promesso che si adeguerà e che la diffusione sarà accompagnata da una massiccia campagna promozionale. La nuova app si dovrebbe chiamare AlerteCovid e, oltre al sistema di tracciamento, avrà uno spazio riservato alle comunicazioni del governo e alle allerte locali. Un’altra delle ipotesi allo studio è quella di ridurre il tempo del contatto a rischio, ovvero il tempo oltre il quale scatta la segnalazione, da 15 a 5 minuti. Durante un’audizione del segretario di Stato Cédric O davanti alla commissione d’inchiesta del Senato, a inizio ottobre, sono stati diffusi i dati di funzionamento della stessa app. Se oltre 2 milioni di persone l’hanno scaricata, addirittura 1,1 milioni di utenti l’hanno poi disinstallata. Sono inoltre 7.969 le segnalazioni di persone positive e 472 le notifiche trasmesse ai rispettivi contatti sospetti.

Un altro dei problemi che viene segnalato dalle autorità francesi è la scarsa collaborazione dei cosiddetti pazienti zero. A fine agosto, lo stesso ministro della Salute Oliver Véran , intervistato dal Journal du dimanche, ha dichiarato: “Rileviamo sempre di più la reticenza a dare la lista dei contatti, in generale quattro o cinque persone, e a rispettare l’isolamento tra le persone meno vulnerabili. Quando gli operatori chiamano, alcuni rispondono ‘lasciatemi in pace”. Anche per questo in Francia il numero di contatti tracciati per ogni positivo è sceso a 2,8 circa. Un numero che solo qualche mese fa era almeno il doppio. E che, lo stesso direttore dell’Assurance maladie insiste nel definire “sottostimato”. Una versione che è stata confermata dal direttore de l’Ars Paca Sébastien Debeaumont, interpellato da Le Monde: “Le persone rifiutano di dare il loro contatti dicendo che non sono obbligati a farlo. Oppure dicono che non hanno avuto contatti”.

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