Nei primi otto mesi di quest’anno la produzione metalmeccanica si è ridotta di un quinto rispetto all’anno prima. E’ quanto emerge dall’ indagine congiunturale di Federmeccanica che segnala come questa volta neppure l’export abbia tenuto registrando un calo del 16,7%. La flessione ha riguardato tutti i principali mercati di destinazione della meccanica italiana. In particolare preoccupa il crollo dei flussi verso la Germania (-15,8%), la Francia (-21,0%), ma anche Regno Unito (-21,2%) e Spagna (-26,6%). A livello di comparti il dato peggiore riguarda l’industria dell’auto (- 34,7%) seguito dai prodotti in metallo (- 19%) e gli apparecchi meccanici (-20,4%).

Il blocco dei licenziamenti (con la possibilità di mettere i lavoratori in Cassa integrazione Covid) ha consentito di limitare sinora l’impatto sui livelli occupazionali. Secondo l’indagine nei primi 7 mesi dell’anno i posti di lavoro sono diminuiti dell’1,4%, “per lo più a causa del mancato reintegro di turn over e rinnovo di contratti a tempo determinato”. Le ore autorizzate di cassa integrazione ammontano ad oltre 665 milioni. Negative anche le indicazioni sui prossimi mesi, seppur in lieve miglioramento. Il 39% delle imprese considera negativo il portafoglio ordini; il 27% prevede una contrazione dei volumi di produzione e il 19% un ridimensionamento dei livelli occupazionali; il 14% dichiara una situazione di liquidità cattiva o pessima.

Oggi Confindustria Brescia ha fatto sapere che, in quella che è una delle aree a più alta densità di industrie metalmeccaniche del paese, l’attività produttiva ha segnato ulteriori variazioni negative nel secondo trimestre dell’anno. In particolare il calo della meccanica è del 31,8%, quello della metallurgia al 21,9%, con livelli produttivi ai minimi storici. In aumento esponenziale la Cassa Integrazione: nei primi 8 mesi dell’anno segna un balzo del 1.098% sullo stesso periodo del 2019.

Rinnovo CCNL, ribadito il no agli aumenti – “Siamo dentro una crisi senza precedenti”, afferma il vicepresidente di Federmeccanica, Fabio Astori, commentando i dati dell’indagine. Il direttore generale Stefano Franchi prende la palla al balzo per ribadire il no delle imprese ad aumenti di salario: ” Questa è la realtà con cui oggi tutti si devono confrontare e nella quale tutto deve essere calato, compreso il Ccnl“. La scorsa settimana su questo si è interrotta la trattativa con i sindacati per il rinnovo del contratto collettivo. “Il contratto non è composto da una sola parte ma da un insieme di elementi tutti importanti e strettamente collegati tra loro”, afferma Franchi confermando che le aziende sono disposte a concedere qualcosa solo in termini di welfare aziendale, che gode di un trattamento fiscale favorevole. Nei giorni scorsi Federmeccanica aveva anche spiegato che in questi anni i lavoratori avevano già ricevuto troppo.

– “Il lavoro non si protegge con il blocco dei licenziamenti. Prima o dopo la bolla esploderebbe e i danni sarebbero più grandi. Il tema è creare lavoro e quindi alimentare la domanda: chi ha le leve per farlo lo deve fare. Questo è il tema centrale”, ha aggiunto oggi Stefano Franchi. Ieri i sindacati hanno ribadito la loro richiesta al governo per una proroga del blocco dei licenziamenti, in scadenza a fine anno. L’Esecutivo starebbe ipotizzando un0estensione per le sole aziende che ricorrono alla Cig Covid. “Se qualcuno vuole infiammare il Paese ci sta riuscendo”, ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri riferendosi alla contrarietà espressa ieri dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli alla proroga.

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