“Agli attivisti e ai territori non arriva un euro. La cassa deve gestirla il Movimento, dando una parte delle risorse alle piattaforme informatiche e l’altra ai territori“. Dopo il terremoto ai vertici del Movimento 5 stelle avvenuto nelle scorse settimane, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, entra a gamba tesa nel dibattito interno ai pentastellati su chi debba controllare le risorse e la piattaforma Rousseau. Lo fa a sorpresa durante la registrazione di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda alle 22.45 sul canale Nove (Discovery), ribadendo la necessità che Davide Casaleggio ceda la gestione dei fondi una volta per tutte.

Una posizione ben lontana da quella di Alessandro Di Battista, secondo cui Rousseau “va rafforzata per continuare a diffondere ed esercitare la democrazia diretta e permettere agli iscritti di esercitare la giusta pressione sui portavoce”. Di Maio in realtà si è detto “contento” del fatto che “Alessandro sia tornato a esprimere questo dinamismo”. Poi ammette: “Gli attacchi al Movimento mi fanno male“, anche se “i rapporti personali non devono essere toccati da quelli politici”. L’ex capo politico M5s cerca quindi di mediare tra le diverse anime del Movimento, senza gettare ulteriore benzina sul fuoco. Fa lo stesso anche con il figlio del fondatore, nonostante le loro opinioni siano ormai molto distanti: “Io di Davide Casaleggio continuo a fidarmi: è una persona su cui metto la mano sul fuoco. L’impianto di democrazia diretta resta essenziale“.

Nel corso dell’intervista con Sommi e Scanzi, il capo della Farnesina dedica un pensiero anche alla sindaca di Roma, in vista delle elezioni del 2021. “Virginia Raggi ha il pieno sostegno del Movimento, ma al momento abbiamo bisogno di un grande confronto sui temi, non sulle persone. Le convergenze si costruiscono sui temi”, ha sottolineato, non escludendo l’ipotesi che anche sulla Capitale si riesca a trovare un’intesa con il Pd. Un punto su cui però avverte: “Non ho mai parlato di alleanza strutturale, ma neanche Nicola Zingaretti lo ha fatto”. Lo dimostra il fatto che in Parlamento “nessuno sta lavorando a una legge elettorale per le alleanze organiche, tutt’altro, stiamo lavorando a una legge proporzionale. Questo vuol dire che noi fondiamo il nostro operato sui programmi. È chiaro che da Salvini il Movimento non tornerà mai: è una questione di fiducia”.

Il ministro degli Esteri passa poi a commentare gli ultimi dati sui nuovi contagi, sopra quota 10mila nelle ultime 24 ore. “Dopo questa soglia drammatica dei 10mila contagi tutti quanti devono realizzare la delicatezza del momento in cui è l’Italia: serve unità nazionale, che non vale solo per la coalizione di governo, vale anche in Parlamento con le opposizioni“. A suo parere, infatti, “abbiamo reagito con prontezza a marzo, quando eravamo il primo Paese dell’Occidente a entrare nella pandemia. Oggi abbiamo le conoscenze, l’esperienza e gli strumenti per reagire con ancora più prontezza”. L’obiettivo è quello di evitare un altro lockdown: “Sono dell’idea che vadano anticipate delle mosse perché dobbiamo scongiurare il lockdown generalizzato“, spiega. “Le attività da lasciare aperte sono le scuole e l’impianto produttivo”. Gli italiani, conclude, devono capire che serve un ultimo sforzo. “La verità è che questo potrebbe essere l’ultimo miglio: per fine anno arriveranno in Italia le prime dosi del vaccino. Da gennaio inizieremo le vaccinazioni”, annuncia. “Abbiamo firmato un accordo con diversi Paesi europei per 250 milioni di dosi. Potremo cominciare a respirare e sarà un segnale di fiducia anche per i mercati mondiali”.

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