Francesco Guccini riappare dopo il lockdown, prendendosi una piccola pausa dal suo buen retiro in montagna, solo per presentare “Note di Viaggio – capitolo 2: non vi succederà niente”, il secondo volume della raccolta delle canzoni di dell’artista, interamente prodotte e arrangiate da Mauro Pagani.

In questo secondo volume hanno cantato: Zucchero (Dio è morto), Fiorella Mannoia (Signora Bovary), Emma e Roberto Vecchioni (Autunno), Vinicio Capossela (Vedi cara), Gianna Nannini (Quello che non…), Jack Savoretti (Farewell), Levante (Culodritto), Mahmood (Luna fortuna), Petra Magoni (Canzone di notte n.2), Ermal Meta (Acque), Fabio Ilacqua e Mauro Pagani (Canzone delle domande consuete) e I Musici (Migranti).

Inoltre per il 2021 è previsto un grande concerto evento all’Arena di Verona per omaggiare Guccini con tanti ospiti e gli artisti che hanno partecipato ai primi due volumi. Infine Dino Stewart, Managing Director di BMG, ha anche annunciato l’ipotesi concreta di sviluppare un terzo volume con altri amici e ospiti speciali chiamati a reinterpretare altri brani del repertorio di Guccini.

“Migranti” affronta un tema attualissimo ed è anche una delle novità “inedite” di questa raccolta. Ha voglia di tornare a cantare?
Non scrivo più canzoni dal 2011, ho composto il testo di ‘Migranti’ perché sollecitato anche da Mauro Pagani che ha curato quest’opera. Ormai mi dedico a scrivere libri, quello è il mio futuro. È uscito recentemente il mio ultimo romanzo e uscirà presto il nuovo racconto. Dunque le canzoni sono ormai parte del mio passato. In in un angolo di casa mia ci sono due chitarre che non suono più dal 2011. Non solo, non ascolto nemmeno più musica. Da quando ho smesso ho dato un taglio drastico. Non ho nemmeno più la voce è meglio che le mie canzoni le cantino gli altri.

La politica spesso discute sul tema immigrazione, cosa manca per trovare una soluzione che metta d’accordo tutti?
Più che alla politica cosa manca alla gente? Anche le persone che si professano fortemente cattoliche quando si tratta di affrontare temi come quelli dell’immigrazione, ecco che sono pieni di dubbi e paure. È la gente che purtroppo è fatta in un certo modo e deve cambiare perché c’è sempre meno istruzione, non si legge quasi più, non si approfondisce. Questa è la cosa più grave. La politica ha fatto perno proprio su questo, alimentando anche molte paure, senza motivo.

Da attento osservatore della società come le sembra la situazione post lockdown?
Non sono mai stato ottimista, il futuro non lo vedo roseo. Il presente lo viviamo nella paura del Covid-19 con mascherine o meno, con prudenza o meno. Io abito nel mio paesino in montagna, ho tanto spazio attorno alla mia casa, faccio la vita di sempre, ascolto audiolibri perché non riesco più a leggere, scrivo al computer, guardo la tv, e qualche volta vado fuori a mangiare con gli amici. A me va bene così. Spero che il futuro mi permetta di portare avanti questo tipo di vita.

Perché, secondo lei, mancano sempre più le canzoni d’autore mentre lo streaming cresce ogni giorno di più? È cambiato il modo di concepire la musica?
Sono fermo alla comunità del secolo scorso, anzi all’età della pietra. Il digitale per me è una cosa misteriosa. Penso comunque che un canzone non può vivere in un breve periodo di tempo ma deve dire quello che deve dire in un lasso di tempo più ampio. Quindi è molto importante il contenuto.

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