L’uscita dal lavoro anticipata cara a Matteo Salvini, chiesta da meno di 48mila persone nei primi sei mesi del 2020, esce di scena. In attesa della modifica dei decreti Sicurezza, che approderà al “primo consiglio dei ministri utile”, anche quel capitolo dell’alleanza gialloverde è destinato a chiudersi. A confermarlo è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, intervenendo al Festival dell’economia di Trento, spiega: “Quota 100 è un progetto triennale di riforma che veniva a supplire a un disagio sociale. Non è all’ordine del giorno il rinnovo”. Nel 2022, quando la misura scade, si tornerà dunque alla legge Fornero con i diversi correttivi adottati in questi anni come l’Ape sociale e altri ancora da individuare. Conte – che sul caso dello stipendio di Pasquale Tridico ha detto “non ero informato, parlerò dopo un approfondimento” – ha anche anticipato che nei primi presi del 2021 arriverà un progetto “sull’inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza“, su cui “siamo assolutamente in ritardo. “Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato”.

“Tra le riforme che ci aspettano possiamo anche lavorare su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: ad esempio fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore”, ha spiegato Conte. “Dobbiamo avere il coraggio di differenziare”. Andando oltre quota 100, dunque, che è stata un flop nei numeri – secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio le richieste totali saranno circa 246mila contro le 300mila previste – e non ha soddisfatto le attese del leader leghista che sosteneva avrebbe aperto molti più posti per i giovani rispetto a quelli lasciati liberi dai neopensionati. “L’abolizione di Quota 100 è una svolta importante”, commenta su Facebook il leader di Italia Viva Matteo Renzi, non senza note polemiche e una coda al veleno: “Dopo aver cambiato linea in Europa, torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ancora ai danni del governo populista. Prossimo obiettivo: il Mes“. Mentre Salvini non manca di attaccare: “Vogliono tornare alla Legge Fornero!?!?! La Lega non glielo permetterà, promesso. Non si scherza con i sacrifici di milioni di lavoratrici e lavoratori italiani. #forneromaipiù”.

“Nel 2021 attuiamo incrocio tra reddito di cittadinanza e lavoro” – Parlando del periodo di lockdown, il premier ha rivendicato l’importanza del reddito di cittadinanza voluto dal Movimento 5 Stelle. “Meno male che avevamo una misura di protezione sociale come il reddito di cittadinanza cui abbiamo aggiunto il reddito di emergenza”, ha sottolineato. “Certo si possono sempre migliorare in fase di attuazione. In due anni calare una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali non è affatto semplice”. Dunque il 2021 potrebbe essere l’anno buono per l’atteso “secondo pilastro” della misura anti povertà, l’inserimento dei beneficiari nel mondo del lavoro. Che sia attraverso la criticata Anpal e i suoi navigator o con strumenti nuovi. “Siamo ancora indietro. Ho avuto già due incontri con i ministri competenti perché dobbiamo completare questo altro polo. Nei primi mesi del 2021 potremo presentare anche questa forma di attuazione, per incrociarlo con l’offerta di lavoro”. In parallelo vanno “intensificati i controlli” e “il reddito non può essere l’unica misura, di qui anche il Family act” che dovrebbe andare incontro ai bisogni delle famiglie.

“Sul Recovery plan non risulta ci siano Paesi più avanti di noi” – Inevitabile tornare anche sul tema del piano per l’utilizzo dei soldi del Recovery fund. Tito Boeri, patron del festival, ha lamentato che “si è già perso tempo” e “dovevamo mettere nella Pa nuove persone, fare i concorsi, portare nuova linfa vitale”. “Delle volte mi sembra di vivere una situazione dissociata in cui nella situazione internazionale viene apprezzato il nostro operato e in Italia abbiamo domande ‘quando cade il governo?'”, ha risposto Conte. “Dobbiamo essere un po’ più rispettosi e volerci bene come italiani. Non sono concorsi di bellezza. Non mi risulta che ci siano paesi più avanti di noi con il Recovery fund”. E soprattutto “è l’Ue che ci ha chiesto le linee guida e non i progetti. Non condivido dire che i lavori del comitato Colao, otto giorni di confronto con 122 parti sociali, organizzazioni e parti produttive, sono un’operazione di facciata: per me il confronto è fondamentale”. Il Recovery plan “non sarà composto certo dai seicento progetti pubblicati e la cui diffusione abbiamo già denunciato alla procura. Non possiamo consentirci progetti parcellizzati: aggregheremo i singoli progetti che saranno in numero molto più ridotto e forniranno una visione di Paese, in linea con le indicazioni Ue”. Per evitare di sprecare fondi europei “cambierà tutto: avremo una struttura normativa dedicata al Recovery plan, che ci consentirà di individuare soggetti ad hoc e un percorso che ci consentirà di monitorare l’attuazione. Aspettate a giudicare”.

Sulla scuola “abbiamo fatto tantissimo. Tutti i supplenti entro il 14? Nelle fiabe” – Con Boeri c’è stato un momento di nervosismo quando l’economista ha detto che le misure prese dal governo per far ripartire la scuola e le lezioni sono state inadeguate. “Vorrei ricordare che durante il lockdown abbiamo distribuito dispositivi elettronici per tutti gli studenti, abbiamo investito più di 100 milioni solo in attrezzature informatiche. Professor Boeri mi creda, lei avrebbe certamente fatto meglio ma noi abbiamo fatto tantissimo, se vuole le mando le scheda puntuale”. E ancora: “Non so la sua esperienza, caro professore Boeri, che forse è stata diversa dalla mia, ma io mi sono fatto tutto il liceo avendo i supplenti non prima di dicembre. Addirittura a gennaio o febbraio. Quest’anno abbiamo immesso 40.000 supplenti e altri 40.000 arriveranno entro ottobre. Chiedere la presenza in ruolo i tutti i supplenti il 14 è come vivere nel mondo della fiabe. La scuola è un problema serio sul quale abbiamo investito 7 miliardi, abbiamo digitalizzato tutte le graduatorie ed è la prima volta, gestendo il sistema delle graduatorie con molta più trasparenza rispetto al passato. Io direi che non si può davvero imputare alla ministra Azzolina uno scarso impegno”.

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