Chi come me frequentava già prima di quel 4 ottobre 2009 i meet up locali sa che abbiamo costruito tutti insieme una scialuppa di salvataggio per questo Paese. Un Paese governato da lestofanti che l’hanno spolpato economicamente e culturalmente. È evidente che dopo più di dieci anni da quando è cominciato il nostro percorso sia indispensabile un pit stop. Siamo giunti a un bivio. Io credo sia un’ottima occasione per imboccare la strada giusta ed evolverci, crescere, essere davvero in movimento.

Abbiamo un inestimabile patrimonio da difendere: il grande lavoro svolto. In meno di 2 anni il M5s al governo ha realizzato più di 40 leggi che stanno cambiando il Paese. Il reddito di cittadinanza per 3 milioni di persone, la più severa legge anticorruzione d’Europa, l’abolizione della prescrizione, il taglio delle pensioni d’oro, 1 miliardo e mezzo di euro per i truffati delle banche. Il Decreto dignità per i contratti a tempo indeterminato e il codice rosso per proteggere donne e bambini. Stop a nuovi inceneritori e nuove trivellazioni nei nostri mari. Abbiamo estromesso i Benetton da autostrade italiane, varato l’eco e sisma bonus, contribuito a ricevere dall’Europa la somma record di 209 miliardi e, dopo 40 anni che se ne discuteva, il taglio di 345 parlamentari.

Tutti fatti che senza il M5s non si sarebbero mai avuti. E di questo dobbiamo essere fieri e il primo fondamentale cambiamento che deve essere realizzato è un netto aumento della nostra autostima, del nostro orgoglio per il lavoro svolto.

Sembra, invece, che anche al nostro interno si sia imparato a fischiettare quel malsano e falso ritornello mediatico che ripete da anni sempre ciò che non va del M5s. E’ tempo di liberarci di questo mantra che ha ipnotizzato troppi di noi.

A causa di una legge elettorale appositamente scritta per non farci governare da soli, siamo stati costretti a trovare delle convergenze con altre forze politiche. Questo inevitabilmente ha macchiato la nostra immagine, l’essere percepiti come diversi. In questi due anni stiamo ricostruendo un Paese che abbiamo ereditato in macerie, abbiamo espresso il presidente del Consiglio più amato e capace degli ultimi decenni, stiamo traghettato egregiamente il Paese nel momento più difficile dal dopoguerra ad oggi. Però abbiamo commesso un errore: ci siamo dimenticati di noi, della nostra forza politica, dei nostri territori.

Io credo che senza il M5s, con il ritorno di personaggi anacronistici e prezzolati come Salvini, Berlusconi e Meloni, questo Paese sprofondi nell’oblio ed è quindi indispensabile ora focalizzare l’attenzione sulla nostra evoluzione. Un’evoluzione che si può avere solo con degli “Stati Generali” non virtuali, dove ci possa essere un reale confronto e non una votazione su una piattaforma.

Io credo che serva un netto cambio di passo, una ristrutturazione seria e non un cambiamento cosmetico: occorre coraggio. Ma anche una nuova visione: temo siamo rimasti prigionieri di alcune logiche logore. Il M5s, grazie alla lungimiranza dei suoi fondatori, è nato per essere avanguardia culturale.

Gli Stati Generali devono essere l’opportunità per ripartire tutti insieme, raccogliendo le istanze che ci giungono dal basso. In questi giorni ho girato tanto per la Toscana spiegando la riforma costituzionale ma soprattutto ho raccolto le voci, le preoccupazioni e la rabbia di chi presidia i territori. Se non decliniamo pragmaticamente in azione politica queste richieste siamo destinati all’oblio.

Per fare ciò serve essere strutturati. Occorre realizzare una catena di collegamento tra attivisti, consiglieri comunali, regionali, parlamentari e governo. Serve costituire una colonna vertebrale che possa tenere in piedi il nostro progetto. Molti facilitatori stanno facendo un ottimo lavoro, ma il loro ruolo e ambito operativo non sempre è chiaro e pensare di relegare il tutto all’ambito del volontariato, senza nemmeno un rimborso spese è utopico.

Tagliandoci gli stipendi abbiamo creato un fondo di oltre 114 milioni di euro, una cifra enorme. Se anche solo una piccola percentuale di questa somma fosse stata adoperata per radicarci, costruire una struttura flessibile ma presente, oggi non saremmo dei fantasmi sui territori. Io reputo che parte di questo budget sia da usare per rafforzarci localmente, altrimenti le regionali e comunali saranno sempre una debacle.

1) Servono luoghi di incontri, delle “Agorà a 5 stelle” (almeno in ogni provincia) dove potersi incontrare, aprirsi ed essere visibili, è importante guardarsi negli occhi e fare comunità. Rinchiudere gli attivisti solo in delle chat whatsapp è deleterio, inoltre è accaduto che si siano infiltrati finti sostenitori che seminano zizzania e divisione, in alcuni casi anche per biechi interessi personali.

Servono delle Agorà dove i portavoce possono spiegare il lavoro che si sta realizzando in parlamento, dove si invitano esperti ambientali, di politica estera, di diritto costituzionale, di economia. Luoghi che devono diventare presidi culturali dove si possono formare i futuri candidati anche dal punto di vista della comunicazione.

2) È indispensabile uno scudo legale per i consiglieri comunali sovente sotto attacco.

3) Un’idea da vagliare è una Tv a 5 stelle, un canale satellitare dove possa emergere un’informazione credibile dato che la Rai continua ad essere lottizzata e non attendibile come non lo sono le Tv private.

4) Gli iscritti hanno scelto che il M5s si può alleare, ma le possibili convergenze vanno analizzate e condivise a livello locale.

Ma qualsiasi cambiamento deve passare attraverso un’unione tra le varie anime, le varie sensibilità che oggi albergano soprattutto nei gruppi parlamentari. La stagione di chi colpisce con maggiore precisione il “capo politico” ha solo ferito il sentimento di unità e non trovo alternative a un organo collegiale dove ogni istanza possa avere rappresentanza e consapevolezza che serve remare tutti insieme nel modo più coordinato possibile. Se vogliamo continuare a cambiare il Paese, è giunto il tempo di occuparci del M5s.

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