In apparenza cambia parecchio, nella sostanza abbastanza poco. Tant’è che il titolo Fca oggi vola in borsa e gli azionisti del gruppo torinese, famiglia Agnelli in primis, brindano. Nonostante la tempesta Covid che ha flagellato anche il settore auto, il premio che ricevono dalla fusione con i francesi di Psa resta alto. Cambia soprattutto la confezione. Di una possibile revisione dell’accordo iniziale si parlava da tempo, con il timore che potesse risultare più penalizzante per i soci del Lingotto rispetto alla soluzione annunciata ieri sera. Anche perché Psa è stato l’unico grande gruppo delle quattro ruote a chiudere in utile il secondo trimestre 2020, mentre Fca ha perso oltre 1 miliardo.

Meno soldi ma in cambio una partecipazione pregiata – In origine era prevista la distribuzione di un dividendo straordinario in contanti da 5,5 miliardi di euro, di cui 1,6 sarebbero andati alla Exor della famiglia Agnelli che possiede il 28,9% del gruppo. Ora questo dividendo scende a 2,9 miliardi, ossia 2,6 miliardi in meno. In cambio però arriva il 23% di Faurecia, società di componentistica controllata al 46% da Psa , che vale in borsa 5,5 miliardi di euro. Agli azionisti Fca arrivano quindi azioni per un valore di oltre 1,2 miliardi. In base al precedente accordo, questi titoli sarebbero dovuti invece andare agli azionisti Psa. La revisione è quindi sostanzialmente equivalente per le due parti. Entrambe rinunciano a poco più di un miliardo.

Potrebbe inoltre essere una rinuncia solo temporanea. Prima del completamento della fusione sarà valutata la distribuzione di 500 milioni agli azionisti di ciascuna società o, in alternativa, di 1 miliardo dopo il perfezionamento a tutti gli azionisti del nuovo gruppo post fusione Stellantis. Per il nuovo gruppo il beneficio della trasformazione di denaro contante in partecipazioni contanti sarà quello di risparmiare oltre 2,5 miliardi sull’esborso di denaro e quindi conservare una maggiore liquidità. Fca e Psa hanno confermato che per tutti gli altri aspetti, i termini economici del loro Combination Agreement siglato il 17 dicembre 2019 rimangono invariati e che il completamento della combinazione proposta dovrebbe avvenire entro la fine del primo trimestre 2021.

Il ritardo nelle infrastrutture per la ricarica delle elettriche – Ieri è stato anche il giorno dell’inaugurazione da parte di Fca dell’impianto pilota Vehicle-to-Grid (V2G) sul piazzale logistico del Drosso, a Mirafiori. Al progetto partecipano anche Engie e Terna e consentirà di sperimentare una soluzione di ricarica bidirezionale, in sostanza l’auto può sia attingere energia dalla rete, sia restituirla. Restano comunque per ora modesti gli investimenti del gruppo nelle infrastrutture di ricarica delle auto elettriche: 33 milioni di euro. Tuttavia il responsabile dell’area Emea di Fca, Pietro Gorlier, auspica che si sviluppi rapidamente la rete di ricarica pubblica e privata. Nel 2025 in Italia serviranno 170mila punti di ricarica pubblici, oggi ne abbiamo 10.300. Intanto a Mirafiori gli impianti lavorano a regime ridotto sfornando ogni giorno non più di 40 nuove 500 elettriche. Il prezzo è di circa 34 mila euro nella versione base, ma, ha precisato Gorlier, “non sarà un’auto di nicchia”. Certo è che il pezzo pregiato in termini di volumi e occupazione, vale a dire il modello che sostituirà la Punto, verrà realizzato in Polonia, sfruttando la piattaforma della francese Psa.

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