L’antidoto al virus The Donald è in Mostra e si chiama Frederick Wiseman. Se il suo opporsi all’attuale inquilino della Casa Bianca non è una novità, fresco di odierna premiere mondiale è il suo nuovo e monumentale lavoro – City Hall – presentato via Zoom dal suo 90enne autore con uno statement inequivocabile: “L’amministrazione della città di Boston è diametralmente opposta alla visione politica di Trump”. Tornato a girare nella natìa capitale del Massachusetts da dove mancava cinematograficamente dal 1989 con Near Death, Wiseman mette in scena in vibranti 275 minuti il virtuoso tessuto amministrativo messo in piedi dal sindaco dem Martin Walsh: cattolico, figlio d’immigrati irlandesi, è il volto dell’America ideale, in poche parole quella sognata da Abraham Lincoln quando indicando la strada della democrazia americana la definì: “il governo della gente, fatto dalla gente e per la gente”.

Con la dovuta sottolineatura che il grande presidente degli States fuggisse da un’idea populista abbracciando quella di istituzioni democraticamente elette, “rappresentative del popolo”. Attraverso il classico mosaico di gruppi umani che si riuniscono dibattendo costruttivamente problematiche o iniziative da implementare, Wiseman entra nella City Hall (istituzione di amministrazione locale simile al nostro municipio) mettendo in scena i “lavori in corso” presso le varie commissioni, comitati, gruppi operativi tutti squisitamente orientati al servizio sociale, nel senso più profondo (e democratico) del termine. Il tutto sotto l’onnipresente partecipazione del sindaco, già al suo secondo mandato (è stato rieletto nel 2017). Walsh, pura emanazione dell’eredità spirituale e politica di Obama, porta se stesso in ogni discorso ufficiale: vuoi che si tratti dei veterani di guerra o delle minoranze etniche, dei piccoli imprenditori o degli operatori sanitari e in generale di tutte le possibili applicazioni di welfare immaginabili in una città. Città che, va ricordato, è stata fra le prime fondate negli States (nel 1630 col nome di Bostonia) e ha sempre visto un’altissima percentuale di immigrati. “Io nato da figli di migranti, malato di cancro da bambino, ex alcolista, capisco ogni vostra istanza e sono qui per sostenervi” dichiara in sintesi e all’occorrenza il primo cittadino non vergognandosi di mettere le proprie fragilità al centro delle problematiche pubbliche. Mayor Marty, è così che ama essere chiamato, crede nel valore della resilienza proprio in virtù delle sue passate sofferenze e parte da quella condizione trasformandola in valore orientato allo sviluppo, alla lungimiranza (“let’s look forward”): d’altra parte lo stesso Obama andava ripentendo che la democrazia non è automatica, “necessita nutrimento”.

È questo un approccio che piace al grande regista in quello che a conti fatti può dichiararsi il suo film più esplicitamente politico, per quanto ogni opera di Wiseman possa intendersi quale gesto politico nel senso etimologico del termine. Ogni gruppo di discussione o utile al miglioramento politico locale, si diceva, è rappresentato: a Boston l’obiettivo è una città-stato che funzioni, che non abbia più senzatetto, emarginati, poveri estremi, discriminati di qualunque tipo, ammalati, disabili o anziani che non abbiano accesso a cure o farmaci. “Noi non potremo cambiare gli Stati Uniti d’America per come l’amministrazione Trump li ha ridotti, ma da Boston possiamo dare un messaggio alle altre realtà locali, ovvero che il cambiamento è ancora possibile, che la democrazia ha ancora un valore sociale” annuncia con una certa commozione Mr Walsh rappresentato in trionfo da Wiseman. D’altra parte non avrebbe realizzato City Hall, da lui girato con non poca fatica per “illustrare che lavorare insieme come popolo in servizio reciproco è il senso della democrazia”.

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