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Manzione procuratore a Lucca, il Csm ferma la nomina su proposta di Di Matteo. “Fino al 2018 era al governo come sottosegretario”

Secondo l'ex pm di Palermo, seguito da Antonio D'Amato e Sebastiano Ardita, Manzione "ha ricoperto un ruolo politico di fondamentale importanza". Per questo è necessario "un migliore confronto con gli altri aspiranti". "Io sono per la valorizzazione dell’attività giudiziaria", spiega Di Matteo. Il dossier torna ora nelle mani della quinta commissione di Palazzo dei Marescialli
Manzione procuratore a Lucca, il Csm ferma la nomina su proposta di Di Matteo. “Fino al 2018 era al governo come sottosegretario”
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La quinta commissione del Csm lo aveva indicato all’unanimità come nuovo procuratore di Lucca, ma nella seduta odierna del plenum i consiglieri di Palazzo dei Marescialli hanno fermato tutto su proposta dei togati Nino Di Matteo, Antonio D’Amato e Sebastiano Ardita. Dovrà quindi attendere l’esito di una nuova valutazione Domenico Manzione, già magistrato a Monza, Lucca e Firenze oltre che sottosegretario al ministero degli Interni nei governi Letta, Renzi e Gentiloni. Il motivo del rinvio riguarda proprio la sua lunga (e recente) esperienza in politica.

“Io sono per la valorizzazione dell’attività giudiziaria. Le battaglie non si fanno solo con le affermazioni di principi generali”, ha dichiarato l’ex pm di Palermo Nino Di Matteo, chiedendo che la nomina per la guida della procura di Lucca sia ridiscussa in commissione. A suo parere, è necessario “un migliore confronto con gli altri aspiranti”, dal momento che Manzione “per 6 anni e fino al 2018 ha ricoperto un ruolo politico di fondamentale importanza: quello di sottosegretario al ministero dell’Interno”.

Secondo il consigliere di Magistratura indipendente D’Amato, inoltre, Manzione “non è nemmeno legittimato non avendo svolto almeno 4 anni nell’ultima sede di provenienza”. Dello stesso avviso Sebastiano Ardita. “Non ha senso imporre nelle circolari limitazioni nei concorsi anche a colleghi che hanno avuto brevi periodi fuori ruolo, se poi di fronte ad un fuori ruolo politico così importante il Csm vota in questo modo”. Una linea che, chiarisce l’ex pm di Catania, da un lato mira a “limitare la discrezionalità del consiglio nei confronti dei semplici magistrati, dall’altro dinanzi ad un fuori ruolo di lusso il Csm in commissione vota all’unanimità sorvolando sul fatto che non è nemmeno legittimato”.

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