“Un disastro”. Usano questo termine i dirigenti scolastici per definire la situazione organici al primo di settembre. Ai loro docenti, convocati per il collegio d’inizio anno scolastico, hanno dovuto dire che mancano insegnanti (di sostegno e non) e bidelli. Una situazione prevista dalle organizzazioni sindacali che parlano della necessità di 250mila supplenti. Quest’anno ad aumentare i consueti problemi legati alle nomine è anche la questione dell’organico cosiddetto Covid ovvero un potenziamento di personale pari a circa 70mila docenti che saranno assunti a tempo determinato per rispondere all’emergenza sanitaria e dallo sdoppiamento delle aule. Secondo viale Trastevere i presidi hanno avuto in queste ore l’informazione in merito a quanti di questi docenti e collaboratori avranno diritto per ogni scuola, ma questo contingente sarà nominato solo al termine delle procedure di immissione per chiamata e di nomina per supplenza da graduatorie ad esaurimento o da graduatorie provinciali per le supplenze (Gps). Una data presumibile è non prima del 14 settembre. Non ci sta il ministero che precisa: “Le supplenze saranno assegnate entro il 14 settembre. Il loro numero reale e preciso sarà definitivo solo dopo la chiamata veloce”.

A suonare il campanello d’allarme sono soprattutto le famiglie con gli alunni che necessitano del sostegno e i docenti che lavorano con questi ragazzi: “Dai primi dati diramati da alcuni Uffici scolastici regionali – spiega Ernesto Ciraci, presidente del movimento insegnanti di sostegno specializzati – in merito ai posti in deroga, tre regioni come Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, totalizzano 22.500 posti in deroga, quindi è facile immaginare che a livello nazionale supereremo quota 70mila cattedre in deroga; sono cattedre a supplenza, che rappresentano un mostro per la continuità didattica. Occorre che il governo agisca nelle trasformazione degli organici di fatto in diritto superando la Legge Carrozza 128/13 che impedisce di collocare tutti gli attuali posti in deroga nell’organico di diritto”. Secondo Ciriaci c’è una “questione meridionale”: “Al di là degli annunci sulle oltre 80.000 assunzioni, lo scenario per il Sud Italia riguardante le cattedre in organico di diritto destinante a garantire la continuità didattica e la stabilizzazione per i tanti docenti specializzati sul sostegno, appare di estrema emergenza, disarmante”. I numeri forniti dal Movimento parlano da soli. Qualche esempio: in Sicilia i posti a ruolo di sostegno per le graduatorie di merito sono 14 all’infanzia; 39 alla primaria, 115 alla secondaria I grado, 37 alla secondaria II grado. In Campania 50 all’ infanzia, 128 alla primaria, 78 alla secondaria II grado.

Ai dati risponde il ministero con un discorso più complesso: “E’ una questione storica alla quale Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi – spiegano gli uffici di viale Trastevere – hanno risposto firmando un decreto che autorizza l’avvio del quinto ciclo di formazione. I posti a disposizione sono 19.585 per infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado”. Ma secondo Ciriaci non basta: “L’articolo 14 del decreto legislativo 66/2017 prevedeva la proroga della supplenza per l’anno successivo del docente precario sullo stesso alunno. Quella norma non è mai stata trasformata in decreto attuativo. Abbiamo chiesto al governo in carica di intervenire ma non l’hanno fatto”.

Di là della questione “sostegno” resta sul tavolo la partita dei docenti curricolari. Filc Cgil, Cisl e Uil dicono la stessa cosa: “Arriveremo a 250 mila supplenti”. Rino Di Meglio spiega: “E’ scontato. Negli ultimi anni gli immessi in ruolo rispetto ai posti disponibili erano il 50%. Non si è mai riusciti nemmeno a coprire i pensionamenti. Inoltre al Nord non si trovano docenti per le materie scientifiche. Sul sostegno i corsi di formazione sono, invece, stati organizzati in ritardo”. A rincarare la dose ci pensa Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil: “Oltre ai consueti ritardi nelle procedure quest’anno si somma quello del contingente Covid. Si sta creando un ingorgo pazzesco”.

A confermare le parole dei Confederali è anche il presidente dell’associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: “E’ così. Avremo 250mila posti vacanti coperti dai supplenti. Ogni anno vanno in pensione 40mila persone e i concorsi non riescono a rimpiazzarle. Si parte con la stampella come sempre”. A vivere sulla propria pelle gli allarmi lanciati dai sindacati sono i dirigenti scolastici in trincea. “A me – spiega Roberta Mozzi, dirigente del “Torriani” di Cremona, la scuola più grande della città – mancano 39 posti interi più tutti gli spezzoni orari. Non si sa nulla di quello che succederà. Dicono che l’organico Covid arriverà, ma non sarà per tutti e non soddisferà le richieste che abbiamo fatto. Sarà privilegiata l’infanzia e la primaria. Non solo. Si deve risolvere il problema di certe graduatorie esaurite, parlo delle materie tecniche e scientifiche necessarie per un istituto come il mio. Abbiamo l’acqua alla gola”.

In Lombardia d’altro canto a restare con la bocca asciutta sono in tanti. Il Miur ha bocciato la richiesta di organico aggiuntivo fatta dall’ufficio scolastico regionale. Le scuole dovranno arrangiarsi contando solo su circa 3mila bidelli in più a fronte di una richiesta di 5.800 e 2mila insegnanti invece che 5.500. Non cambia la musica in Emilia Romagna. Daniela Turci è la preside dell’istituto comprensivo Uno a San Lazzaro di Savena: “Abbiamo chiesto l’organico contrattandolo come se fossimo al mercato. Ora siamo in attesa. Ho dieci posti vacanti tra i docenti e mi mancano 13 bidelli. Se non arrivano non so come farò a organizzare gli ingressi scaglionati”.

Critico anche il capo dell’istituto “Marco Polo” di Firenze, Ludovico Arte: “Oggi finalmente ho saputo che gli uffici scolastici hanno avuto i numeri dei docenti che ci assegneranno per l’organico aggiuntivo. Mi mancano 25 docenti su 140”. In affanno anche Mirella Fanti preside dell’istituto comprensivo di Lipari: “Per quanto riguarda l’organico di diritto siamo al completo ma non ho alcuna certezza su quello aggiuntivo che ci è stato richiesto dal Miur con un apposito monitoraggio. Ho necessità di cinque docenti e cinque collaboratori per l’infanzia. Inoltre non ho ancora trovato una soluzione per cinque aule. Il primo settembre ci sarà un vertice in Prefettura a Messina proprio su questa questione”.

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