“Ho iniziato a seguire il calcio perché sono stata folgorata da una partita: Italia-Brasile dell’82. Ero una bambinetta di otto anni, quella partita è stato uno spartiacque tra l’indifferenza totale per il mondo del pallone e la scoperta di emozioni nuove. In quegli anni l’atmosfera era quella di una grande famiglia, guardavamo la tv in giardino con tutti i vicini e i miei cugini”, quell’amore nato per caso, segnerà una svolta nella carriera di Ilaria D’Amico, domenica prossima, dopo la finale di Champions League. Intervistata da ilfattoquotidiano.it, racconta l’addio al calcio ma non a Sky, nel suo futuro nuove sfide.

Le piace raccontarsi?
“Pochi sanno come sono fatta davvero. Credo di avere un’immagine di austerità che in realtà è solo una piccola parte di me. Sono molto più morbida e caotica di come appaio”.

Adolescente ribelle, è vero che scappò di casa per andare al concerto di Luca Carboni?
“Lo ammetto (ride, ndr). Una volta per uscire di sera in vacanza, avrò avuto sedici anni, misi tre gocce di tranquillante nel vino di mia madre e del suo compagno. Più che ribelle ero curiosa, volevo bruciare le tappe. Ero tranquilla ma non accettavo i no, mia madre dice che ero una piccola schiacciasassi. Essendo lei il mio genitore unico mi dava regole piuttosto strette”.

Nata per caso, con un matrimonio già in crisi. I suoi genitori si sono separati quando aveva due anni, le è pesato?
“Non mi è pesata la scelta di mia mamma che ho capito e condiviso, era un matrimonio molto difficile ed era giusto così. Mi pesava perché in quegli anni a scuola ero quasi l’unica figlia di separati, il mio disagio nasceva dall’essere diversa dagli altri”.

A 24 anni la nota Arbore, studiava all’università, la porta a La Giostra del Gol su Rai International…
“Ad esser sincera, più che notarmi era amico di famiglia…”

Mi sta dicendo che è stata raccomandata?
Ride.“Se vogliamo metterla così… Ero amica fraterna di Massimo, il figlio di Arnaldo Santoro, l’autore storico dei programmi di Renzo. La sua famiglia era un grande punto di riferimento per tutti noi. Renzo mi conosceva da tempo, lo incontravo a casa di Arnaldo, era diventato direttore artistico di Rai International e stava cercando volti mediterranei per gli italiani nel mondo. Mi lasciò un messaggio in segreteria telefonica, io stavo studiando ed ero al mare: ‘So che non ti passa manco per la capa ma io avrei un’idea’, mi disse. Lo richiamai giorni dopo, nel gruppo c’era anche Lorenza Lei, diventata poi direttore generale della Rai”.

Dopo ventitré anni ha annunciato l’addio al calcio, non pensa possa mancarle?
“Non mi mancherà perché lo vivrò per sempre in un altro modo, il calcio da me è di casa. I figli maschi giocano a calcio, ho un compagno che è intriso di calcio, anche se fuori dal campo ne parla pochissimo. Per me è naturale seguire una partita e parlare di calcio, ieri ero sul taxi e mi chiedevano della Champions e del possibile addio di Koulibaly al Napoli”.

Cosa l’ha spinta verso questa decisione?
“Non è una questione di stanchezza, avrei potuto continuare. Lavoro in una azienda straordinaria che conosco e dove tutto è ormai rodato. Gli ingranaggi funzionano, ci sono i migliori inviati e commentatori, una macchina perfetta. Forse il punto è proprio questo, la macchina la conosco bene e mi rendo conto di aver fatto tutto: Mondiali, Europei, tanta Serie A e ora anche la Champions League. Adesso mi manca la sfida, la paura e l’emozione di veder crescere qualcos’altro”.

Ha inciso il lockdown e il momento che abbiamo vissuto?
“È stato il primo momento dopo anni di vita convulsa in cui mi sono fermata e mi sono ascoltata. Ho pensato a quello che ho, quello che vorrei, quello che mi manca. Una persona a me cara sta vivendo un periodo difficile, una battaglia che stiamo conducendo insieme. È stato un campanello, so quali sono le mie priorità. Ho una vita felice con una famiglia allargata, due città, quattro bambini di cui prendersi cura: soddisfazioni e impegno. Nel 2000 potevo lavorare sei giorni su sette, ora non potrei farlo ma nemmeno lo vorrei. Voglio dedicarmi a una sfida nuova”.

Chi vorrebbe al suo posto? Si fa il nome di Anna Billò…
“Non ho idea di chi sceglieranno, comunque da noi c’è talmente tanta qualità interna che la scelta è ampia. Anna? Fa l’Europa League da tanto tempo ed è in Sky da almeno quindici anni in conduzione. Se fosse lei avrebbe l’esperienza per fare bene”.

Si è parlato molto della sua rivalità con Diletta Leotta.
“Una grande bufala. La cosa incredibile è che non si mettano mai gli uomini contro gli uomini ma sempre le donne contro le donne. Le dirò che ho avuto più problemi con gli uomini e mai uno con una collega donna. E tutte possono testimoniare”.

Belle, social, parlano a macchinetta. Negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione o involuzione per le donne che si occupano di sport?
“C’è stata sicuramente un’evoluzione dal punto di vista della presenza, siamo sicuramente di più e con ruoli meno marginali. E mi piace pensare che a Sky abbiamo contribuito a sdoganare tutto questo. Il problema semmai, non è quello dell’involuzione delle donne nello sport, ma quello dei giornalisti nello sport. Bisogna avere la capacità di non conformarsi e non perdere la voglia di graffiare quando è necessario”.

La sua bellezza in un mondo molto maschile, prima con la politica e poi con il calcio, l’ha più aiutata o creato imbarazzi?
“Penso di aver fatto un bel pari, non credo di aver fatto gol in più ma nemmeno di averne incassati di più”.

Nessuna proposta indecente?
“In Sky mai, tutto questo è fantascienza. In generale in passato diciamo che bisognava essere più accorti perché qualche lupo di mare lo incontravi sulla tua strada. Per accorti intendo che a volte è stato necessario inviare dei messaggi scoraggianti anche con il linguaggio del corpo. Insomma non mi sono mai trovata nella condizione di dover spingere via qualcuno, ma è capitato di annusare quella sgradevole sensazione ed è una cosa che ti irrigidisce. Viviamo in un’epoca migliore da questo punto di vista, il Me Too ha aiutato”.

Per alcuni è stato estremizzato?
“Ma ben venga, se serve a far smettere odiosi comportamenti ben venga. Fin quando ci sarà una donna costretta a subire una avance per una posizione di potere ci sarà un problema gigantesco”.

Era giusto giocare la Champions League con questa formula o la vittoria sarà un po’ più vuota per chi alzerà la Coppa?
“In questo momenti il giusto non esiste, questa era l’unica soluzione possibile. Certo, la formula condiziona i risultati perché non hai l’appello del ritorno ma è anche vero che nella partita secca può succedere di tutto. E devo dire che l’assenza del pubblico, sperando possa finire presto, secondo me ha aiutato i calciatori più giovani e con meno personalità”.

Messi all’Inter, Ronaldo via dalla Juve. Quale delle due può realizzarsi?
“Messi all’Inter è un sogno meraviglioso per tutti i tifosi di calcio ma non lo ritengo possibile. Succedesse sarei la prima a festeggiare ma mi sembra molto legato al Barcellona. Ronaldo è un giocatore che assicura ancora oggi tra i 25-30 gol a stagione e credo che la Juve ci pensi parecchio prima di rinunciarci. Ronaldo in ogni caso è più cittadino del mondo”.

Come sono a cena Ronaldo e Georgina?
Non lo so (ride, ndr)”.

Niente cene a quattro con lei e Buffon?
“Noi facciamo poche cene, li ho visti solo a quelle di Natale. Mi risulta che anche loro siano molto appartati”.

Diceva “mai con un calciatore” e si è innamorata di Gigi.
“Ho capito quanto sia da scemi dire ‘mai con’ e procedere per stereotipi. In tanti anni di frequentazione ho sempre considerato Gigi un grande campione, l’uomo dei Mondiali, delle parate pazzesche ma non lo avevo mai capito umanamente. Mi fermavo per esempio alla maglietta ‘boia chi molla’, lui mi dice ‘Ila, avevo 18 anni!’ e ci siamo incontrati che ne aveva quasi quaranta”.

Le cose sono cambiate.
“Quando ti parte il cuore è bellissimo ma al tempo stesso spaventoso. Ci siamo fidati di noi, di quello che sentivamo. Ho seguito il cuore, non la ragione perché quella mi portava solo a cose negative. Dal lavoro all’immagine pubblica al giudizio di chi si mette lì con il dito puntato”.

Si è ritrovata al centro del gossip con l’accusa di “rovinafamiglie”, ne ha sofferto?
“Ci risiamo: ha mai sentito usare il termine rovinafamiglie per un uomo? C’è l’orrendo gusto di voler ritenere una donna sempre responsabile della fine di qualcosa. Quando io e Gigi ci siamo incontrati eravamo già persone mature e responsabili, reduci da rapporti fortemente compromessi e da periodi molto dolorosi. Io non ho trovato un uomo felice in un rapporto idilliaco che ha battuto la testa e improvvisamente si è innamorato di me, bensì un uomo con una crisi esplosa da tempo nella coppia, che ha trovato me nella stessa situazione”.

A Sky come è stata accolta la notizia?
“Una delle prime cose che ho fatto è stato incontrare il mio editore, prima che la notizia venisse resa pubblica. Ho detto che sarei stata disposta a lasciare e andare via, sono stati eccezionali: ‘Noi ti abbiamo sposato prima di chiunque altro, la tua professionalità non è in discussione'”.

A chi l’accusa di essere filojuventina cosa risponde?
“Succederà sempre, mi accusano anche di cose che non sono successe”.

Se le chiedo quanti scudetti ha vinto la Juventus mi dice 36 o 38?
“Io le dico 36, quelli assegnati”.

Si parla molto delle sue gaffe.
“Guardi, io rido quando vedo giornalisti che vorrebbero riassumere la mia carriera come quella di una professionista impreparata e collezionatrice di gaffe. Quella con Mourinho per esempio non è mai accaduta. Avevamo tempi folli, la regia mi chiede di prendere tempo dopo averlo già salutato, l’ho richiamato ma lui non ha sentito, non è andato via. Per quale motivo Mourinho, con cui ho un ottimo rapporto da anni, si sarebbe dovuto offendere per una domanda su quale sarebbe potuta essere la sua formazione ideale?”

E tutta quella polemica sul triccheballacche?
Ride. “Anche lì una polemica creata ad arte sul nulla da qualcuno in cerca di pubblicità. Lei ritiene offensivo dire, dopo aver visto le immagini dei fuochi d’artificio sotto l’albergo della Juve nella città olandese, “atmosfera partenopea ad Amsterdam”? L’uso dei fuochi d’artificio a Napoli è una consuetudine. Anche quando il Napoli di Sarri ha battuto la Juventus fecero mezz’ora di fuochi d’artificio per festeggiare la vittoria. E sono cose che io adoro, mi piacciono le feste popolari e il calore dei tifosi. Associare i fuochi d’artificio a Napoli per me è normale e non c’era alcun riferimento negativo. Era solo buffo vedere i fuochi d’artificio dove normalmente ti aspetti i tulipani”.

Cosa non le perdonano?
“Forse c’è la volontà di colpirmi, anche per Gigi, sapevo che questo non avrebbe aiutato la mia carriera. In vent’anni di gaffe ne avrò fatte una ventina, nessuno scriveva niente perché ora uno le deve inventare?”

Ha condotto il primo reality dedicato al calcio, Campioni andava in onda su Italia 1. Che ricordo ha?
“È stato un fenomeno ma io non ero portata per i reality e le dinamiche che si dovevano creare. Avevo un rapporto molto forte con i ragazzi, alcuni mi scrivono ancora oggi. Mi ricordo i pullman di ragazzine che arrivavano per loro. Facevano le amichevoli con le grandi squadre e c’erano gli stadi pieni, si strappano i capelli per Borriello, uno pensa: Marco? No, era Fabio, il fratello. Eravamo stupiti da quello che accadeva”.

È vero che Baglioni la voleva al suo fianco a Sanremo nel 2018?
“Mi contattarono dalla Rai, l’allora direttore di Rai1, c’è stato un dialogo aperto e poi richiuso. Quando poi ho visto Baglioni con Favino e Hunziker mi sono piaciuti molto, sono stati bravissimi. Forse io non c’entravo nulla. Ne abbiamo parlato ed è tramontato, dovevamo decidere in fretta e confrontarci con Sky”.

E se glielo chiedesse Amadeus?
“Dovrei capire il progetto e se c’entro qualcosa io, ho sempre paura di sentirmi un pesce fuor d’acqua”.

Lei è molto amica di Monica Bellucci, com’è nato questo rapporto?
“La considero una sorella, è un rapporto nato grazie ad amicizie comuni quando avevo 19 anni. È stato facile diventare amiche, confidenti. Eravamo in un periodo di evoluzione e ci sostentiamo ancora oggi anche se ci vediamo meno”.

Nel 2006 ha intervistato Gheddafi, esperienza complicata?
“Fu un grande scoop, ma non fu una cosa semplice. Mi lasciarono due giorni in attesa, sveglia per 48 ore, gli appuntamenti cambiavano in continuazione. Fu una bellissima intervista anche se non ci fecero usare i nostri operatori, più che censurare i contenuti censurarono le immagini. Gheddafi era vanitosissimo, aveva fatto forse qualche piccolo intervento estetico. Usarono i loro operatori per i primi piani e per l’audio, le sue vesti di seta frusciavano con il microfono ma nessuno poteva toccarlo e avvisarlo”.

Dopo la politica su Sky e Exit su La7 torna all’informazione, cosa dobbiamo aspettarci?
“Ho voglia di sperimentare. Con Exit abbiamo fatto un talk con tante inchieste dentro, rispetto a quegli anni ora c’è tanto di quel genere”.

Non teme che il genere sia saturo?
“Dipende da cosa decidi di proporre al pubblico, l’interesse secondo me è ancora alto non solo verso la politica ma anche per l’attualità”.

Ci può dire più sui suoi progetti futuri?
“Stiamo ragionando con Sky per un appuntamento ad ampio respiro, ma non è ancora stata presa alcuna decisione. Da settembre lavoreremo alle nuove idee”.

Ha detto di aver creduto in Renzi, si è pentita?
“Non mi sono pentita, il progetto Renzi è tramontato con il referendum. Una carta coraggiosa che però lo ha depotenziato, io ho creduto in quel referendum, lo trovavo giusto”.

Il suo percorso è arrivato al tramonto?
“Penso che per lui servirà tempo per tornare ad essere una proposta di nuovo largamente votata. Ha rappresentato una cosa nuova rispetto alla sinistra tradizionale e alla destra, poteva essere una congiunzione interessante”.

Berlusconi dopo uno scontro tv disse: “Lei è sufficientemente cattiva”.
“È un complimento perché disse ‘lei è brava e sufficientemente cattiva’, lo ringrazio”.

Dopo anni è ancora al centro della scena.
“Lui ha un grande istinto non solo negli affari ma anche nel riuscire a intercettare gli spazi possibili per riprendersi la sua centralità. Forza Italia esiste ancora anche perché esiste lui”.

La Meloni sorpasserà Salvini?
“La Meloni è più cauta e capace di rimanere coerente col suo pensiero originale”.

La copertina con il costume tricolore su Novella 2000 le è piaciuta?
“Noi ci dobbiamo abituare a questa cosa, la rivendicazione d’appartenenza della nuova destra passa anche da questi vessilli che vengono sbandierati. È una roba vecchia anche se coerente, d’altronde il suo partito si chiama Fratelli d’Italia”.

La trasformazione del Movimento 5 Stelle la considera una naturale evoluzione o il simbolo di un fallimento?
“Vale quello che dicevo per me quando dicevo mai con un calciatore. Io credo sia molto pericolosa la strada che passa attraverso una rivendicazione di purismi e dogmi che diventano troppo stretti per essere amministrati con coerenza”.

Una volta al mese qualcuno annuncia una sua gravidanza o matrimonio, chiedo: è incinta e sta per sposarsi?
“Non ho annunci da fare, questo mese non mi sposo e non sono incinta (ride, ndr)”.

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