È stato il leader politico nazionale più influente degli ultimi 20 anni, mentore dell’attuale presidente Ivan Duque, che è tornato a difendere il suo predecessore invocando una riforma della giustizia. Ma la Corte suprema della Colombia, con una sentenza senza precedenti nella storia del Paese giustificata dall’esistenza di un possibile pericolo di ostruzione della giustizia, ha deciso gli arresti domiciliari per l’ex presidente colombiano Alvaro Uribe, accusato di avere corrotto testimoni. Il caso è nato a seguito di una causa intentata contro il senatore di sinistra Ivan Cepeda, accusato di fare pressioni o comprare testimoni per rafforzare le sue accuse di presunto ‘paramilitarismo’ contro Uribe e suo fratello Santiago. Indagando sulla vicenda, la Corte ha scoperto che un avvocato dell’ex presidente Uribe avrebbe offerto denaro a paramilitari incarcerati per accusare il senatore Cepeda di presunta manipolazione di testimoni.

Il contagio – Alla vicenda giudiziaria si unisce quella sanitaria per Uribe, che è stato raggiunto nella sua fattoria El Ubérrimo di Montería (dipartimento di Córdoba), da una squadra sanitaria munita di tute di biosicurezza per il tampone. Test a cui è risultato positivo al coronavirus, che ha contratto in forma asintomatica, per cui le sue condizioni sono sostanzialmente buone. Oltre a Uribe, che ha 68 anni e fa parte in Colombia delle categorie a rischio nell’ambito della pandemia da Covid-19, sono risultati positivi anche i suoi due figli, Tomás e Jerónimo. Il quotidiano El Espectador sostiene inoltre di avere appreso da fonti del partito Centro democratico che l’ex capo dello stato avrebbe contratto la malattia “poco più di una settimana fa”, e ne starebbe quindi uscendo senza complicazioni respiratorie “più forte che mai”.

Le reazioni all’arresto – In risposta alla decisione giudiziaria, il partito di Uribe del Centro democratico (destra) si è mobilitato dentro e fuori il Parlamento a sostegno del suo leader con iniziative che hanno scatenato ulteriori polemiche, come quella della senatrice Paola Holguín che ha inviato un audio per chiedere aiuto alla ‘riserva attiva’ militare colombiana, messaggio interpretato da molti come un’incitazione ad un intervento militare contro la Corte suprema.

Il presidente Ivan Duque, che da giorni esprime parole in difesa di Uribe, ha criticato la decisione della Corte suprema, affermando che l’ex presidente dovrebbe avere la possibilità di difendersi in libertà e sottolineando il bisogno di una riforma della giustizia. “Esiste un grande consenso nazionale tra i settori politici, i partiti, il ramo giudiziario, che hanno espresso la necessità di una riforma della giustizia per correggere i difetti, una giustizia più vicina al cittadino, che dia fiducia ai colombiani e che garantisca l’esercizio della difesa e che consenta al cittadino di esercitarla in libertà”, ha dichiarato.

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