“Un abbraccio ai nostri amici libici”. È il tweet di cordoglio di Manlio Di Stefano subito dopo l’esplosione a Beirut. Un pensiero dolce, quello del sottosegretario agli Affari Esteri, peccato che i libici sono gli abitanti della Libia che sicuramente meritano solidarietà.

In questo caso, lo fa notare più di uno a Di Stefano, gli abitanti del Libano sono i libanesi. “C’è poco da scherzare con queste cose, ho sbagliato a scrivere, i morti invece restano” risponde giustificandosi dell’errore. E conclude piccato “fenomeni”, plagiando Matteo Salvini che fu lo sdoganatore di questo insulto. Ma il sottosegretario non condivide con Salvini solo la mania di onnipotenza: ‘Sì, ho sbagliato a scrivere, ma voi chi siete per farmelo notare’, sembra volerci dire.

Basta guardare alle dichiarazioni degli ultimi anni per vedere una certa simmetria nelle sue posizioni in politica estera che combaciano con quelle della Lega. Specialmente sulla Siria. Per Damasco Di Stefano si è speso molto. Continua a chiedere la riapertura delle relazioni diplomatiche con la Siria; elogia gli sforzi di Putin in Medioriente; ha sempre liquidato le primavere arabe come delle sollevazioni fomentate dagli Usa.

Insomma, se non fosse sottosegretario agli Esteri, partecipando a consessi internazionali, parrebbe avere l’acume politico del barista del bar sotto casa mia. C’è da chiedersi se nel 2020 possiamo accontentarci di chi ricopre incarichi politici senza sapere di cosa parla. Pace per Luigi Di Maio che ci deliziò raccontandoci che Pinochet fu un dittatore venezuelano. Pace per Di Stefano per il quale i libici abitano il Libano. E auguri ai lombardi per l’inaugurazione del nuovo ponte Morandi.

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