La Serie A 2019/20, con tutte le difficoltà del caso, è giunta al termine. Una prova di forza straordinaria per i club, che se da un lato hanno passato mesi a interrogarsi sul da farsi per concludere la stagione, dall’altra sono arrivati a ridosso dell’inizio delle competizioni europee, da recuperarsi ad agosto. Dando un rapido sguardo alla classifica, il campionato italiano non ha riservato particolari sorprese: Juventus campione per la nona volta di fila; Inter, Atalanta e Lazio in Champions League; Roma in Europa League direttamente e Milan che passerà invece dai preliminari. A metà spicca il Sassuolo, che strappa un ottimo ottavo posto, mentre in coda Spal, Brescia e Lecce salutano la Serie A. Quello che vorrei fare oggi, però, è dare un’altra chiave di lettura ai piazzamenti finali, sviscerando gli aspetti mentali che hanno portato le squadre a una determinata posizione.

JUVENTUS

Partiamo dai bianconeri. Nono scudetto di fila e tutto il diritto di festeggiarlo. Ma per la Juve la stagione non è ancora conclusa: resta sì la Champions (grande obiettivo del club), ma c’è anche poco tempo per preparare la prossima stagione. Cosa che, per chi vuole confermarsi vincitore per la decima volta consecutiva, non è per niente facile. Ci sono sicuramente molti aspetti su cui Maurizio Sarri e giocatori devono lavorare. Quest’anno la cosa che salta di più all’occhio di tifosi e appassionati è la classifica corta: solo un punto separa i bianconeri dall’Inter inseguitrice. Il numero di pareggi e sconfitte è sensibilmente aumentato rispetto alla passata stagione (2 partite vinte in meno e tre partite perse in più) e la media punti, di conseguenza, è stata più bassa (quest’anno per la prima volta dal 2014/15 non ha raggiunto i 90 punti). A non convincere in toto è anche il gioco espresso, difficile sì da valutare in un anno della gestione Sarri, ma in controtendenza con l’attenzione dedicatagli a discapito dell’aspetto motivazionale. Quella della stagione 2019/20 è apparsa una Juventus meno affamata, meno motivata, meno aggressiva nell’approccio alla singola gara.

È vero, i bianconeri hanno vinto e vincere è tutto quello che conta. Ma è innegabile che per tornare al dna Juventus, con carattere, voglia, determinazione, ci sarà del lavoro da fare.

INTER

Guardando la classifica senza aver seguito il campionato, a un occhio meno attento potrebbe sembrare che per la prima volta dopo anni quello della stagione 2019/20 è stato uno Scudetto combattuto. L’Inter ha accorciato il suo gap con i bianconeri a un solo punto, oltre ad aver lavorato bene su molti aspetti tecnici, elencati sontuosamente da Antonio Conte nell’ultima conferenza stampa.

Una cosa però che sembra fondamentale è la necessità dei nerazzurri di trovare equilibrio. Dalla società all’area tecnica, passando per i tifosi. Tutte aree che hanno bisogno di valutare e vivere le situazioni con maggiore tranquillità e lucidità. Inutile festeggiare davanti alle vittorie e deprimersi mettendo in discussione il progetto tecnico dopo le sconfitte. Questo clima di tensione si vive e si vede dalla voce dei protagonisti. In primis da quella di Antonio Conte, che, portavoce dell’area tecnica, si è fatto ambasciatore di questa mancanza di equilibrio, sfogandosi davanti ai giornalisti: se si vince il merito è suo, se si perde la colpa è degli altri. Questa è una dinamica che va sicuramente sistemata. Come? Creando una realtà unica, fatta di unità di intenti e obiettivi condivisi. Bisogna remare tutti nella stessa direzione per portare la barca in porto. Solo una volta che verrà trovata un’unità equilibrata l’Inter potrà tornare a scrivere grandi pagine della storia del calcio italiano.

ATALANTA

Quando parliamo dell’Atalanta, parliamo di quella che per me può essere definita la vincitrice morale di questo campionato. I risultati ottenuti, con l’ennesima qualificazione in Champions League, sono frutto di una società che negli anni è costantemente cresciuta, tecnicamente e a livello societario, creando una credibilità da un punto di vista calcistico ed economico.

Anche la Dea sarà impegnata nella fase finale di questa stagione e chissà che non ci riservi qualche sorpresa. Vedere la Cenerentola del calcio italiano competere con i grandi club europei è motivo di orgoglio, per tutti i tifosi, bergamaschi e non. Il successo del club di Percassi è da ricercare nell’organizzazione societaria e nella comunione di intenti che l’area tecnica è riuscita a trasferire sul campo: magari non sarà una rosa fatta di top player, ma il gruppo è riuscito a individuare un obiettivo comune, per il quale tutti hanno dato tutto quello che avevano. È così che si ottengono risultati straordinari.

LAZIO

Quella che a prima vista potrebbe sembrare la grande delusa del campionato, in realtà è stata una delle grandi protagoniste in positivo della stagione 2019/2020. È vero che prima del lockdown in biancocelesti erano a un punto dalla Juve, ma il risultato finale non può e non deve essere considerato fallimentare. La Lazio ha centrato il suo obiettivo: qualificarsi per la prossima Champions. Certo, anche a Formello le sconfitte hanno rischiato di creare spaccature nell’ambiente. Ma in una gestione altalenante del campionato come quella dei biancocelesti è importante, quando i risultati non arrivano, capire come tornare a fare 3 punti, non chiedersi perché non si stanno facendo. Il pensiero positivo è fondamentale in quelle occasioni.

MILAN

I rossoneri sono stati la dimostrazione pratica dell’importanza del fattore T: il tempo. Quando cambi tanto a livello di interpreti, devi dare tempo a chi lavora di costruire il progetto tecnico, convincere l’ambiente e creare leve motivazionali in grado di guidare la squadra verso il raggiungimento di obiettivi. Il Milan lo ha dimostrato sì con Stefano Pioli, che ha fatto bene ovunque sia stato, confermandosi molto più che un allenatore di medio livello, ma soprattutto con Zlatan Ibrahimovic, la ciliegina sulla torta che ha dato un forte impulso dal punto di vista motivazionale alla squadra, forgiandola alla grinta, all’energia e all’emulazione. Tutti aspetti che hanno portato la squadra a fare il salto di qualità.

SASSUOLO

I biancoverdi si sono dimostrati la squadra più in forma delle cosiddette provinciali. Sono stati la dimostrazione che una seria programmazione espressa nel tempo può portare risultati.

ZONA RETROCESSIONE

Una programmazione che, invece, non sono riuscite a fare Spal, Lecce e Brescia. Erano loro sicuramente le candidate ad abbandonare la categoria, ma i risultati non raggiunti sono sicuramente lo specchio del fatto che senza un progetto ad ampio raggio è difficile mantenere la categoria. Da un’analisi di questo tipo, si evince che i risultati, come ribadito più volte, sono il frutto di un processo che parte da un’idea ma che deve essere poi trasformata in un’azione concreta, con gli interpreti giusti.

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