“Ho iniziato il mio mandato di sovrintendente del San Carlo nel periodo peggiore della storia del Teatro dal secondo dopoguerra, nel pieno dell’emergenza sanitaria”, ha esordito Stéphane Lissner, una carriera brillante, da sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Scala, primo non italiano a rivestire questo incarico nella storia del Massimo meneghino, a direttore dell’Opera de Paris.

Per il suo debutto alla guida del lirico napoletano ha fatto le cose en grandeur. In sintonia con Emmanuela Spedaliere, neo direttore generale (auguri per prestigioso incarico) hanno giocato la carta del pokerissimo. Tre appuntamenti: La Tosca di Puccini, l’Aida di Verdi e la Nona di Beethoven (con repliche). E siccome lo hanno chiamato il cartellone della rinascita l’anteprima de La Tosca è stata dedicata interamente (e non a pagamento) al personale sanitario che tanto si è speso nella lotta contro la pandemiae e 750 biglietti gratuiti per i giovani under 30.

Passato il tempo surreale quanto spietatamente reale del lockdown, il Teatro San Carlo si sposta nella vicina Piazza del Plebiscito, un palcoscenico “naturale” tra il colonnato della Basilica di San Francesco di Paola e la facciata di Palazzo Reale. Nel mezzo il palco, progettato per il distanziamento di 200 artisti, tra orchestra, coro e voci bianche, distribuiti su 1500 mq quadrati di palco su sette livelli.

Ma si sta pensando anche alla creazione di una piattaforma tecnologica all’avanguardia per realizzare produzioni destinate anche alle sale e ai circuiti più importanti del mondo. Un Teatro San Carlo 3.0, forte dei suoi tre secoli di tradizione, che guarda avanti, elogiato anche dal New York Times. Applausi e solidarietà del pubblico per i lavoratori dello spettacolo riuniti nel Coordinamento Arte e Spettacolo Campania. Sono gli artigiani della cultura che prima dello spettacolo hanno letto un messaggio: “Abbiamo ricevuto 600 euro l’equivalente di due biglietti di prima fila per lo spettacolo di stasera”. “Eventi come questi rafforzano il distanziamento sociale tra le classi, la distanza tra le istituzioni e chi ha fatto i conti con la fame a causa del lokcdown. Le istituzioni sono romanesche indifferenti. A fare lo spettacolo sono persone che hanno famiglie, mutui e bollette da pagare chiediamo un salario dignitoso fino alla piena ripresa occupazionale e lavorare tutti, anche con orario inferiore, ma tutti”. E alzavano uno striscione: “Falsa ripartenza”, falsa perché in migliaia sono rimasti a casa. Ed ecco che mentre il parterre era invaso dagli acuti del soprano da un angolo remoto della piazza è partita una mitragliata di fuochi d’artificio che hanno costretto il direttore Juraj Valcuha a stoppare l’opera per una manciata di minuti.

Sembrava il palco reale il terrazzo spalancato sulla piazza della abitazione di Domenico Ciruzzi, presidente del Premio Napoli e di sua moglie, l’attrice teatrale Antonella Stefanucci (già applaudita al Napoli Teatro Festival con la commedia scarpettiana “ ‘O’ tuono ‘e marzo”). Taralli e babà per godersi il programma e il fuoriprogramma pirotecnico. Tra l’altro bellissimo, i manifestanti sono riusciti solo in parte a fare i guastatori della festa,

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