Risposta secca: è stata lei a lasciare la tv o hanno smesso di cercarla?
Sono sincera: il telefono non ha mai smesso di squillare, sono io che ho smesso di rispondere.

Quando ha smesso di rispondere?
Quando ho capito che questa tv non era più il mio mondo. I ruoli erano stati definiti: in dieci fanno i conduttori, tutti gli altri gli opinionisti. Ogni volta che tornavo a casa da un’ospitata ero tra il depresso e il triste. Un giorno, cinque o sei anni fa, ho detto: “Basta, ho dato”. E mi sono ritirata.

Ana Laura Ribas ha fatto una scelta precisa, sterzando su una via laterale prima di finire sul viale del tramonto. “Non volevo fare sempre e solo l’opinionista e mi sono ritirata dalla tv”, racconta a FqMagazine dopo qualche anno di silenzio. Oggi, a 52 anni, vive un inatteso secondo tempo della vita: ha aperto un’agenzia di digital, lavora con brand internazionali e marchi del lusso, e guarda con lucido distacco ai suoi quasi trent’anni di lavoro in tv al fianco dai più grandi, da Ricci a Vianello, dalla Ventura a Bongiorno.

L’ultima apparizione?
A Caduta libera, quando Gerry Scotti ha realizzato una puntata con tutte le ex vallette di Mike Bongiorno.

L’ultima chiamata?
Sarebbe inelegante dirlo. Ma di recente ho avuto contatti con Rai, Mediaset e Sky. Ho declinato perché il mio lavoro oggi è lontano dalla tv.

Di cosa si occupa?
Da sei anni ho un’agenzia di digital e collaboro con diversi brand italiani e stranieri. Realizzo campagne pubblicitarie sul web, con marchi importanti di beauty, lusso e moda.

A cinquant’anni ha scoperto un talento.
Ero davanti a un bivio: continuare a fare l’opinionista prezzemolina, perché per me sembrava non ci fossero altri ruoli, oppure inventarmi una nuova vita. La spinta me l’hanno data il mio compagno Marco Uzzo e un nostro amico, proprietario di un’agenzia di comunicazione. “Hai molti contatti, perché non li sfrutti?”. E così ho fatto.

Nessun pregiudizio rispetto al fatto che lei è “quella della tv”?
Sì, all’inizio è stato complicato: nell’immaginario di certe aziende non potevo essere un manager di valore. Oggi sanno chi sono: ho cinque dipendenti, porto a casa risultati, mi vengono riconosciute professionalità e una credibilità. Quella che non avrei se facessi ancora tv.

Quanto ha guadagnato grazie alla tv?§Tantissimo. Soprattutto fino agli anni ’90 le diarie giornaliere erano notevoli, anche 750 mila lire al giorno. E sono stata oculata, perché mia mamma ci ha cresciuti insegnandoci a mettere sotto il materasso almeno metà dei guadagni. Non ho mai sprecato, ho sempre investito pensando a un futuro sereno in cui non sarei mai dovuta scendere a compromessi con nessuno.

Degli anni in tv ha detestato di più i compromessi o l’ipocrisia?
Entrambi, perché camminano mano nella mano. Ma appartengono a logiche distanti da me: sono sempre stata una donna libera, mi sono esposta, ho detto ciò che pensavo senza paure. Per questo caratterialmente non ero adatta alla tv.

In che senso?
Pur avendo lavorato di fila in tv per quasi trent’anni, senza una pausa, non sono mai stata una malata di video ed ero una “cavalla pazza”, incontrollabile, senza peli sulla lingua nemmeno con dirigenti, registi e autori. Non mi sono mai fatta sottomettere.

Una lite storica?
Fui convocata nell’ufficio di un direttore, non dirò se in Rai o Mediaset, e questo a un certo punto ci provò con me. Mi alzai e sbattendo la porta iniziai a urlare in corridoio: «Stronzo, per mi hai preso, non faccio la puttana!».

Risultato?
Scoppiò un caos, io continuai a lavorare e nessuno mi fece più avances. All’epoca non mi rendevo conto di uscire dai binari.

La sua carriera in Italia iniziò con uno sliding door: un casting sbagliato.
Lavoravo con successo come modella in Brasile: su dieci spot pubblicitari, in cinque c’ero io. Poi mi chiamarono per un lavoro a Milano in cui mi garantivano due mesi di vitto e alloggio. Arrivai all’ora Fininvest per un casting e non mi presero, mi portarono per sbaglio in un altro studio dove stavano facendo i provini per TeleMike e mi scelsero in due minuti.

Che cosa accadde?
Firmai al volo pensando che fosse un contratto di un mese, invece era per tutta la stagione tv. E pensare che sarei dovuta rientrare in Brasile per sposarmi: quel poveretto non l’ho mai più visto e mi sono tenuta l’anello di fidanzamento.

Lei visse da protagonista gli anni ’90, un’epoca d’oro per Mediaset.
All’inizio incrociavo Berlusconi nei corridoi e non lo salutavo, perché a mala pena sapevo chi fosse. C’era fermento, energia, un lavoro dietro l’altro. “Finisce la produzione e torno a casa in Brasile”, pensavo. E così sono passati 31 anni. Quando ho cominciato a sognare in italiano, ho capito che qui era casa mia.

La straniera nella tv italiana, gioie e pregiudizi.
Entrambi. Il pregiudizio l’ho vissuto sulla mia pelle, in più pagai lo scotto di parlare male la lingua: all’epoca la straniera, salvo rare accezioni, non era mai presa in considerazione per ruoli di peso. So per certo che il mio nome è stato fatto per programmi importanti, ma ho subìto la mancanza di raccomandazione.

Rimpianti?
Nessuno. E nemmeno rimorsi. Ritengo di avere avuto fin troppo: sono sempre stata richiestissima e mi sono tolta tante soddisfazioni lavorando con i più grandi.

La partenza col botto fu con Mike Bongiorno. Ricordi?
Era algido e con un caratteraccio. S’incazzava spesso con me, diceva che parlavo troppo. Passarono diversi anni da TeleMike quando mi chiamarono a sostituire una valletta a La ruota della fortuna: a sorpresa, mi prese per mano ed entrammo assieme in studio. Si era addolcito.

Recitò in Casa Vianello.
Raimondo era un gentiluomo, un signore. Mi ha insegnato molto. Si sedeva sul divano a chiacchierare a lungo con me e un giorno gli chiesi perché lo facesse: “Perché mi sei simpatica e dici un sacco di cazzate”.

Il suo mentore fu Antonio Ricci.
Feci la velina solo per cinque mesi, da sostituta di una collega che andò in maternità, ma nell’immaginario collettivo sembra che l’abbia fatta per cinque anni.

Chi è Ricci?
L’uomo più intelligente che abbia conosciuto. Fisicamente non c’era mai in studio, ma la sua voce la sentivi comunque sempre. Era un’entità misteriosa.

Un’istantanea che le è rimasta impressa?
Un giorno dissi ad Antonio che volevo fare un corso di dizione e lui mi rispose: “Fallo e hai finito di lavorare”. Diceva che il mio parlare strano era una mia particolarità. Mi diede anche la parola e fui la prima Velina di Striscia a essere microfonata. Poi a un certo punto me lo tolsero, forse perché parlavo troppo.

A chi deve dire grazie?
A tutti e a nessuno. Non lo dico con arroganza, ma chi ha creduto in me lo ha fatto perché sapeva che in quel contesto avrei funzionato: sapevo stare in scena e fare lo spettacolo. In assoluto sono le donne ad avermi sostenuta di più, da Iva a Simona.

Per quattro anni lavorò con Iva Zanicchi.
Una stakanovista, generosa e divertente. Negli anni di Ok, il prezzo è giusto era una diva assoluta. Mi portò con lei ovunque, anche a Domenica In.

Simona Ventura invece la convinse a fare all’Isola dei Famosi 2.
La mia eliminazione toccò il 43 di share%. Oggi se fanno il 20% stappano champagne: è tutto cambiato, finché Simona ha condotto l’Isola il programma era perfetto, oggi sembra che recitino un copione.

Con la Ventura per anni siete state grandi amiche, poi si parlò di una lite.
Il direttore di un noto settimanale mi offrì soldi e una copertina per raccontare cos’era successo. Gli risposi: “Nemmeno se fosse successo qualcosa te lo racconterei”. Non c’è mai stato nessuno scontro: abbiamo vissuto in simbiosi per anni, poi i binari si sono separati. Le voglio bene e sono convinta che anche lei me ne voglia.

All’epoca condividevate lo stesso agente, Lele Mora. Di lui disse: “Mi ha più tolto che dato”. Perché?
A un certo punto sembrava che senza agente non si potesse più fare tv. Io andai da lui nel ’99 e avevo due contratti in corso per due programmi: invece di lavorare di più, alla fine persi anche quelli, tanto che Lele ed io ci ridevamo su. Sono stati anni divertenti ma non posso dire di avere lavorato di più grazie a lui. Non lo vedo dal 2006.

È vero che l’epico scontro all’Isola tra Antonella Elia e Aida Yespica fu colpa sua, Ribas?
Gli altri concorrenti mi chiamavano “Ribas l’attaccabrighe” ma la colpa non fu mia. Diciamo che non feci nulla per dividerle: Antonella quel giorno era in buona con me, io cominciai a discutere con la Yespica e lei mi difese. Restai a godermi la lite con la pentola per il riso in mano, ma non le divisi. Una scena orrenda, non ne sono orgogliosa. Pensi che quella lite fu trasmessa persino dal tg principale su Rede Globo, in Brasile: mia mamma mi riconobbe e m’insultò.

Perché?
Vengo da una famiglia borghese, in cui sono tutti laureati e poliglotti. Per la mia famiglia sono la pecora nera: infatti hanno pensato a me creando un fondo per la mia pensione.

A proposito di Brasile: la situazione è drammatica a causa del Coronavirus.
Sono ai livelli dell’Italia a marzo ma l’evoluzione sarà ancora più brutta. In più il paese è guidato da un pazzo come Bolsonaro: solo adesso i brasiliani si rendono conto di chi hanno votato.

È vero che suo fratello ha contratto il Covid?
Sì. Fa il medico a Rio de Janiero, è uno che ha sempre lavorato in prima linea con Medici senza frontiere. Appena è scoppiata l’emergenza, si è fiondato nell’ospedale Covid della città e dopo due settimane era contagiato. È stato tra la vita e la morte per un mese e mezzo e per me è stato devastante vivere questa situazione a distanza: abbiamo pensato di perderlo.

Adesso come sta?
È guarito ed è già tornato a lavorare: “Salvo vite come hanno salvato la mia”, dice. Mia mamma invece l’abbiamo isolata fuori città, mentre l’altro mio fratello vive in Nuova Zelanda, dove fa il chirurgo dentista: lì, grazie alla premier Jacinda Arden, la situazione è tranquilla.

Tornando ai reality: il Grande Fratello Vip lo farebbe?
No, ho chiuso con la tv. Ma alla vigilia della prima edizione decisi che volevo terminare la mia carriera col botto, al GfVip. Diedi la mia disponibilità ed era cosa fatta: poi presero altre due raccomandate. Dopo aver visto com’era il programma, ho pensato: “Meno male che non l’ho fatto”.

Le manca non aver avuto dei figli?
No. E mi spiace per quelli che pensano che per essere una donna completa si debba per forza essere madre.

Questa scelta è scaturita dai problemi di salute di dieci anni fa?
No, non ho mai avuto senso materno e non ho mai sentito il desiderio.

Quel percorso le ha cambiato la vita?
Non credo a chi dice una malattia importante cambi la vita. È stato un percorso difficile che ho vissuto in serenità grazie il sostegno della famiglia del mio compagno. Non ho mai pensato “perché è successo a me?”: capita a molti, è capitato a me. Ho sempre dato valore alla vita perché penso che sia il bene più prezioso che abbiamo.

Il suo grande sogno?
Che la mia vita continui così, com’è adesso. Volevo girare il mondo, guardare tutto con i miei occhi, imparare le lingue, essere libera e ci sono riuscita. E sto vivendo un grande amore da dieci anni con il mio compagno Marco: per me questo è il privilegio più grande.

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