Rifiuti trattati in violazione di legge, con “conseguenze dannose” il cui tasso di “putrescibilità” era “corrispondente a quello in ingresso”. Tradotto: l’immondizia entrava e usciva dall’impianto come se non fosse mai stata trattata. Centinaia di tonnellate ogni giorno, in entrata e in uscita, che poi finivano stoccate nelle discariche di tutta Italia. Una situazione che durava da almeno cinque anni, dalla prima relazione dell’Arpa Lazio che avvertiva sulle “anomalie” nel funzionamento dell’impianto. Per questi motivi la Procura di Roma ha sequestrato e commissariato l’unico impianto di trattamento dei rifiuti rimasto di proprietà del Comune di Roma, il tmb di Rocca Cencia (periferia est della città) che dal 2011 accoglieva circa 700 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati fra le 3mila raccolte a Roma. Un provvedimento, quello autorizzato dal gip Paolo Andrea Taviano, che rischia di catapultare nuovamente la Capitale d’Italia sull’orlo dell’emergenza rifiuti. Il fascicolo – in capo ai pm Luigia Spinelli e Carlo Villani e coordinata dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia – vede indagati sei fra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ama Spa, la municipalizzata capitolina che si occupa della gestione dei rifiuti. Fra questi gli ex direttore generale Stefano Bina e Massimo Bagatti e l’ex direttore del Servizio gestione impianti, Pietro Zotti.

Il gip: “Grave pericolo per la salute pubblica” – L’indagine, come detto, prende le mosse dalla relazione dell’Arpa Lazio di fine 2018, anticipata da ilfattoquotidiano.it, in cui si spiegava dettagliatamente il malfunzionamento dell’impianto. Tecnicamente, il tmb dovrebbe accogliere i rifiuti indifferenziati e, attraverso un procedimento di “stabilizzazione biologica” separare la parte umida dalla parte secca, attraverso la produzione di fos (frazione organica stabilizzata). Quest’ultima però, perché sia ben trattata, deve essere ben “asciugata” e dunque avere un “indice respirometrico” (unità di misura del cattivo odore) compreso all’interno di un limite previsto per legge. La Fos che usciva dal tmb di Rocca Cencia, secondo gli inquirenti, era “di pessima qualità”, tanto da far affermare a chi indaga che “la linea di stabilizzazione biologica costituisce un passaggio inutile per i rifiuti in quanto di fatto il rifiuto non è trattato, costituendo un pericolo in quanto foriero di equivoci sulle sue caratteristiche”. Tradotto: utilizzare il “prodotto” del tmb romano come non pericoloso determina, si legge, “un grave pericolo di compromissione per la salute pubblica e per l’ambiente”.

Parte della Fos irregolare finiva anche a Taranto – Fra l’altro, chi indaga ha rilevato anche una certa inerzia da parte dell’Ama, per una “situazione di illecito funzionamento dell’impianto” che è stata “ampiamente reiterata nel tempo”. Sulla vicenda, infatti, la Procura di Roma ha aperto anche un altro procedimento penale, relativo al periodo antecedente la relazione dell’Arpa Lazio (tutto il 2015 e fino al gennaio 2016). E non è tutto. Secondo fonti del ilfattoquotidiano.it interne all’azienda, il tema interesserebbe anche la Procura di Taranto. Seguendo la filiera dei rifiuti, infatti, una parte della Fos prodotta a Rocca Cencia finirebbe in una delle discariche pugliesi, tanto che i magistrati tarantini nelle scorse settimane hanno ascoltato i membri del collegio sindacale di Ama in qualità di componenti dell’organismo di vigilanza. Questi ultimi che hanno evidenziato come i vertici della società fossero a conoscenza delle problematiche degli impianti romani, considerando che le stesse problematiche – stando alle relazioni dell’Arpa Lazio – interessavano anche il gemello tmb Salario, andato distrutto l’11 dicembre 2018 in seguito a un incendio.

Tmb affidato al commissario degli impianti di Cerroni – Secondo gli inquirenti, delle 93 prescrizioni indicate nell’Aia, ben 15 non sono state osservate o sono state seguite solo in parte. Diverse di queste riguardano la sicurezza dei lavoratori e il contenimento del fenomeno odorigeno, che imperversa nei quartieri circostanti. Nel corso della giornata è atteso un comunicato di Ama Spa che dovrebbe puntualizzare alcuni aspetti, sia in relazione al mancato rispetto delle prescrizioni, sia sul fronte del funzionamento. Nel frattempo, la Procura di Roma ha disposto il commissariamento dell’impianto, affidandolo a Luigi Palumbo, che gestisce già i tmb di E. Giovi, la società che fa parte del consorzio Colari dell’ex re di Malagrotta, Manlio Cerroni, colpita da due anni da una interdittiva antimafia. Soprattutto, bisognerà capire quali tempi richiederà il ripristino dell’impianto e dove finiranno le 700 tonnellate giornaliere trattate.

Ama Spa: “Impianto resta funzionante, manutenzione era prevista” – In una nota stampa, arrivata intorno alle ore 15, Ama precisa che “il decreto di sequestro preventivo disposto dalla Procura di Roma riguarda esclusivamente il bacino di stabilizzazione aerobica”, spiegando che “l’impianto Tmb di Rocca Cencia è operativo e regolarmente funzionante”. L’azienda municipalizzata, inoltre, “precisa che gli interventi manutentivi straordinari nel Tmb erano già stati programmati dall’azienda, d’intesa con Roma Capitale, per l’autunno del 2019” ma che “tali interventi sono però slittati dapprima a causa delle prolungate operazioni di manutenzione degli impianti di E. Giovi” e poi “per la repentina chiusura della discarica di Colleferro”. Inoltre, “dal primo febbraio 2020, Ama Spa ha puntualmente iniziato a svolgere le previste necessarie attività di manutenzione sull’intero impianto Tmb di Rocca Cencia e sta tuttora portando avanti i lavori, avendo comunque dovuto affrontare, come tutti, dal 9 marzo al 4 giugno, 2 mesi di lockdown e 1 mesi di ‘fase 2’, nei quali i fornitori, ovviamente, sono stati impossibilitati ad operare”.

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