I rifiuti che transitano per l’impianto devono essere “riprocessati” prima di finire in discarica. Non solo il Tmb Salario. L’Arpa Lazio boccia senza appello anche l’altro impianto per il trattamento meccanico-biologico di Ama Spa, quello di Rocca Cencia, gemello del sito di Roma nord sia nelle caratteristiche tecniche che, a quanto pare, nel malfunzionamento. Dalle 31 pagine di relazione consegnate alla conferenza dei servizi aperta in Regione per la proroga dell’autorizzazione al trattamento rifiuti, emerge un quadro sconfortante. Si evince, in sostanza, che l’impianto non lavora adeguatamente l’immondizia indifferenziata che vi confluisce, tant’è vero che spesso i rifiuti lavorati devono transitare per un impianto terzo prima di essere portati in discarica, mentre gli scarti superano addirittura il combustibile ricavato. “La valutazione della documentazione allo stato attuale agli atti non può che determinare un parere negativo di Arpa Lazio a riscontro della medesima”, conclude il documento. Una relazione che, come quella dedicata all’impianto di via Salaria, potrebbe confluire a breve in un altro fascicolo aperto ad hoc dal pm della Procura di Roma, Carlo Villani.

MONTA LA PROTESTA A ROCCA CENCIA – La battaglia del sito del quadrante Salario sta avendo una forte eco mediatica, ma va detto che quella di Roma Est è ancora più antica e, almeno dal 2012, ha coinvolto direttamente il M5s – e diversi attuali consiglieri capitolini – che oggi governa il Municipio VI Tor Bella Monaca. “Stiamo cercando di incalzare un po’ i nostri portavoce in Comune – spiega l’assessore municipale Roberto Romanella – per rappresentare in Regione Lazio come questo tmb vada superato. E’ il momento giusto, l’autorizzazione è in bilico e dobbiamo far sentire la nostra voce”. I miasmi provenienti dal tmb di Rocca Cencia coinvolgono diverse zone “nuove” della periferia est della Capitale piuttosto popolate come Borghesiana, Osa, Prato Fiorito e Castelverde. “Rispetto a questa relazione Ama ha grosse responsabilità e la Regione deve prenderne atto. L’assessora Pinuccia Montanari non sente la puzza? Noi la sentiamo, da anni. I consiglieri capitolini sono con noi ma dovrebbero darsi una svegliata”.

CODICI SBAGLIA E RIFIUTI MISCHIATI – La relazione firmata dal dirigente Arpa, Marco Rizzuto, in diversi passaggi è molto simile a quella licenziata pochi giorni prima rispetto al tmb Salario. “Vi sono evidenze – si legge – che l’impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità e pertanto non possono essere identificati dal Gestore quale frazione organica stabilizzata (Fos)”, dunque “l’identificazione del citato rifiuto effettuata dal Gestore tramite il codice Cer 19 05 01 non appare corretta, rimettendosi la citata considerazione all’Autorità competente per le valutazioni di competenza”; affermazione quest’ultima che lascia presagire, appunto, l’apertura di un’inchiesta giudiziaria sull’argomento. Ma non è tutto. “Occorre rilevare che le attività di stoccaggio dei rifiuti accettati in ingresso e successivamente inviati a trattamento interno presso l’impianto Tmb, e dei rifiuti accettati in ingresso dall’area P e gestiti per la successiva trasferenza presso terzi, risultano svolte nella medesima area”, mentre “le Mtd applicabili al caso in esame non prevedono la possibilità di svolgere un’attività’ di trasferenza presso le medesime aree dedicate all’attività di stoccaggio e invio a trattamento meccanico biologico”. Tradotto: un mischiume generale in cui non si capisce bene quali siano i rifiuti in entrata e quali quelli in uscita.

IL “BYPASS” E I RIFIUTI TRATTATI DA “TERZI” – L’Arpa fa emergere anche un’altra situazione inquietante. Secondo i tecnici dell’agenzia regionale, infatti, quasi il 10% dei rifiuti lavorati deve passare per impianti “terzi” – non viene specificato quali siano – che li devono ritrattare prima di inviarli in discarica. “In caso di anomalie o malfunzionamento della fase di stabilizzazione aerobica – premette l’Arpa – è stato autorizzato, mediante l’utilizzo di un bypass, a avviare il flusso di rifiuto costituito dal sottovaglio ancora da stabilizzare”, ma “si rileva che tale flusso di scarti è risultato pari al 9,4% rispetto alla quantità del rifiuto inviato a trattamento preso il Tmb” e che “non si riporta alcuna informazione puntuale circa le motivazioni che in ogni caso hanno portato il Gestore a ricorrere al bypass”. La Società “si è infatti limitata esclusivamente a dichiarare la presenza del sistema di deviazione del flusso di sottovaglio senza addurre ulteriori argomentazioni circa il suo utilizzo”: tali informazioni “risultano rilevanti dal momento che il rifiuto costituito dal sottovaglio presenta caratteristiche di putrescibilità, costituendo pertanto una fonte maggiormente odorigena”.