Papa Francesco commissaria la Fabbrica di San Pietro. Al centro dell’indagine penale vaticana, da quanto apprende ilfattoquotidiano.it, ci sono gli appalti, in particolare quello dei lavori di restauro della cupola della Basilica, dati senza gara e ammanchi nei conti. Tutte ipotesi che ora la magistratura d’Oltretevere dovrà verificare dopo che Bergoglio ha dato il via libera all’inchiesta che si svolgerà parallelamente al commissariamento. In un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede si legge che “a seguito della recente promulgazione del motu proprio ‘Sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano’, il Santo Padre, in data 29 giugno corrente, ha nominato commissario straordinario per la Fabbrica di San Pietro il nunzio apostolico Sua Ecc.za Mons. Mario Giordana, affidandogli l’incarico di aggiornare gli statuti, fare chiarezza sull’amministrazione e riorganizzare gli uffici amministrativo e tecnico della Fabbrica. In questo delicato compito il commissario sarà coadiuvato da una commissione”.

Il Vaticano precisa, inoltre, che “tale scelta segue anche una segnalazione proveniente dagli uffici del revisore generale, che ha portato, questa mattina, all’acquisizione di documenti e apparati elettronici presso gli uffici tecnico e amministrativo della Fabbrica di San Pietro. Quest’ultima operazione è stata autorizzata con decreto del promotore di giustizia del Tribunale, Gian Piero Milano, e dell’aggiunto, Alessandro Diddi, previa informativa alla Segreteria di Stato”. Uno scandalo che travolge la Basilica più grande del mondo, il cuore della Chiesa cattolica, meta ogni anno di milioni di pellegrini e turisti. Presidente della Fabbrica di San Pietro è il cardinale Angelo Comastri, che è anche arciprete della Basilica Vaticana. Il porporato è stato ricevuto in udienza privata dal Papa l’8 giugno 2020. In quell’occasione Bergoglio gli comunicò la sua decisione di non sostituirlo, almeno per il momento, anche se Comastri è sulla soglia dei 77 anni, due in più dell’età canonica della pensione. Delegato della Fabbrica di San Pietro è, invece, il vescovo Vittorio Lanzani, che ora sarà chiamato a dover dare tutte le risposte alle domande dei magistrati.

Indagini che andranno in parallelo con il lavoro che Bergoglio ha affidato al nunzio Giordana. Lo stesso a cui il Papa aveva chiesto di svolgere l’indagine interna sulla Cappella Musicale Pontificia Sistina che ha portato all’allontanamento sia del direttore del coro, il salesiano monsignor Massimo Palombella, sia del direttore amministrativo Michelangelo Nardella. Ora Giordana dovrà occuparsi della Fabbrica di San Pietro le cui origini risalgono alla metà del Quattrocento quando vennero avviati i lavori di rifacimento del coro della Basilica Vaticana. “Apparve subito evidente infatti – si legge sul sito della storica istituzione – la necessità di una gestione adeguata dell’imponente cantiere basilicale e di un ordinamento interno appositamente determinato per far fronte alle innumerevoli difficoltà che esso comportava”.

Nell’ultima riforma della Curia romana, quella emanata da San Giovanni Paolo II nel 1988 con la costituzione Pastor bonus, furono delineate nuovamente le competenze e le prerogative di questa istituzione tuttora vigenti: “La Fabbrica di San Pietro continuerà ad occuparsi di tutto quanto riguarda la Basilica del principe degli apostoli, sia per la conservazione e il decoro dell’edificio, sia per la disciplina interna dei custodi e dei pellegrini che vi entrano per visitarla, con le proprie leggi”. Non è di certo un caso, dunque, se la data del commissariamento di questo ente sia quella del 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. Un messaggio eloquente che il Papa ha voluto rendere pubblico il giorno dopo la celebrazione da lui presieduta, proprio nella Basilica Vaticana, della messa in onore dei due santi. Ovvero che non ci saranno sconti per nessuno qualora la magistratura appurasse che sono stati compiuti dei reati.

Il commissariamento e l’indagine penale arrivano, come ha precisato la Santa Sede, proprio dopo che Francesco ha approvato il nuovo codice unico per contratti e appalti. “La diligenza del buon padre di famiglia – ha spiegato il Papa – è principio generale e di massimo rispetto, sulla base del quale tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni. Ciò è richiesto in modo esplicito dalla legge canonica in relazione ai beni ecclesiastici, ma vale in generale per ogni altro amministratore”. Bergoglio ha, inoltre, precisato che “al fine di consentire una più efficace gestione delle risorse, ho quindi ritenuto di approvare un insieme di norme volte a favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici stipulati per conto della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Con esse intendo fissare i principi generali e delineare una procedura unica in materia, attraverso un corpus normativo valido per i diversi enti della Curia romana, per le istituzioni amministrativamente collegate alla Santa Sede, per il Governatorato dello Stato, nonché per le altre persone giuridiche canoniche pubbliche specificatamente individuate”.

Per Francesco “la promozione di un apporto concorrente e leale di operatori economici, unito alla trasparenza ed al controllo delle procedure di aggiudicazione dei contratti, consentirà una migliore gestione delle risorse che la Santa Sede amministra per conseguire i fini che della Chiesa sono propri, garantendo agli stessi operatori parità di trattamento e possibilità di partecipazione mediante un apposito Albo degli operatori economici e specifiche procedure. L’operatività dell’intero sistema costituirà, inoltre, ostacolo ad intese limitative e consentirà di ridurre in modo notevole il pericolo di corruzione di quanti sono chiamati alla responsabilità di governo e di gestione degli enti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano”. Dietro questa nuova e importante riforma voluta da Bergoglio, si inserisce l’arrivo in Vaticano, come presidente del Tribunale, di Giuseppe Pignatone, esperto investigatore antimafia ed ex procuratore di Roma. Tra le sue principali inchieste da capo dell’ufficio inquirente capitolino c’è sicuramente quella sul Mondo di mezzo. Curiosamente Pignatone ha trovato in Vaticano, come promotore di giustizia aggiunto, una figura paragonabile al pm, anche Alessandro Diddi, avvocato romano che ha difeso Salvatore Buzzi, uno degli imputati principali del processo Mondo di mezzo. Proprio Diddi è uno dei due magistrati che hanno ordinato il sequestro di documenti e apparati elettronici negli uffici tecnico e amministrativo della Fabbrica di San Pietro.

Twitter: @FrancescoGrana

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