Dall’inchiesta su Mafia Capitale a quelle finanziarie della Santa Sede. Papa Francesco ha nominato presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano Giuseppe Pignatone che subentra così all’ex rettore dell’Università Lumsa di Roma, Giuseppe Dalla Torre. Una nomina che arriva mentre nei sacri palazzi c’è sgomento per la sospensione di cinque dirigenti vaticani a seguito dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie illecite. E c’è già chi parla di una guerra tra enti della Santa Sede.

La nomina di Pignatone, infatti, era nell’aria da tempo, ma evidentemente Bergoglio ha voluto dare un’accelerazione dopo l’inchiesta voluta dai pm della Santa Sede. Tra le prime decisioni che dovrà prendere Pignatone si troverà sulla scrivania proprio il dossier dell’inchiesta sulle operazioni finanziarie illecite voluta dal promotore di giustizia del Tribunale vaticano, Gian Piero Milano, e dell’aggiunto Alessandro Diddi. Un’inchiesta nata dalle “denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo”. Al momento il Vaticano ha sospeso “cautelativamente dal servizio” due dirigenti apicali e tre dipendenti. Si tratta di monsignor Mauro Carlino, recentemente nominato da Papa Francesco capo dell’ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato; Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Autorità d’Informazione Finanziaria, genero dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, di cui ha sposato la figlia Valeria Maria; Vincenzo Mauriello, minutante dell’ufficio del protocollo della Segreteria di Stato; Fabrizio Tirabassi, minutante dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato; e Caterina Sansone, addetta di amministrazione della Segreteria di Stato.

Dopo la loro sospensione in molti nei sacri palazzi parlano di una resa di conti tra schieramenti opposti. Da un lato colui che doveva essere controllato, ovvero l’Istituto per le Opere di Religione, la banca da sempre al centro degli scandali finanziari. Dall’altro il controllore, ovvero la prima sezione della Segreteria di Stato, quella che si occupa degli affari generali, l’equivalente di un ministero dell’Interno, e l’Autorità d’Informazione Finanziaria. Un cortocircuito ritenuto da molti inevitabile dopo il nuovo assetto dei poteri del revisore generale, ufficio attualmente ricoperto ad interim da Alessandro Cassinis Righini. L’indagine ruota attorno ad alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune “strane” società inglesi che avrebbero partecipato al business.

Ma non è tutto. Oltre alla guerra tra enti, nei sacri palazzi non si nasconde che è in atto uno scontro tra diverse gestioni della Segreteria di Stato. C’è chi ha voluto tirare in ballo anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin che era totalmente all’oscuro del blitz effettuato dalla Gendarmeria Vaticana negli uffici della Segreteria di Stato e dell’Autorità d’Informazione Finanziaria. Operazione durante la quale sono stati sequestrati documenti e apparati elettronici. Materiale ora al vaglio dei periti che dovranno verificare l’impianto accusatorio dei pm. Oltre a Parolin, c’è chi ha cercato di coinvolgere anche l’ex sostituto della Segreteria di Stato, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, attuale prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Monsignor Carlino, infatti, è stato suo segretario particolare durante i sette anni in cui l’allora monsignor Becciu è stato il numero due della Segreteria di Stato. Ma i fatti contestati dai magistrati vaticani risalgono al 2019, quando Becciu, nominato cardinale da Francesco nel concistoro del 28 giugno 2018, aveva lasciato già da quasi un anno l’incarico di sostituto. Al suo posto è subentrato il venezuelano monsignor Edgar Peña Parra.

“La notizia degli accertamenti intrapresi dalla magistratura vaticana e che riguardano alcune persone al servizio di organismi della Santa Sede – si legge su L’Osservatore Romano – ha avuto, comprensibilmente, un’eco considerevole nei mezzi di comunicazione. Tra le interpretazioni, i commenti e le analisi che hanno accompagnato la divulgazione della notizia da parte della Sala Stampa vaticana non è stata sufficientemente sottolineata un’evidenza: quanto accaduto sta a testimoniare concretamente che i processi avviati da Benedetto XVI e portati avanti dal suo successore funzionano. Sta a testimoniare che le nuove leggi dello Stato della Città del Vaticano sono applicate e che gli organismi di controllo, di revisione e gli stessi organismi controllati sono in grado di segnalare alla magistratura eventuali anomalie chiedendo che venga fatta chiarezza. Il doloroso percorso annunciato in questi giorni non è dunque il sintomo del fallimento di un sistema. Al contrario dimostra che il sistema ha sviluppato gli anticorpi per reagire e che il cammino delle riforme degli organismi economico-finanziari è ben avviato”.

“Ma – sempre secondo il quotidiano del Papa – c’è una seconda e altrettanto importante considerazione da fare, che riguarda quanto accaduto il giorno dopo la divulgazione della nota della Sala Stampa vaticana: le persone sottoposte agli accertamenti sono state infatti oggetto di una vera e propria gogna mediatica con tanto di pubblicazione delle loro foto nonostante le eventuali responsabilità siano ancora da accertare. Coloro che sono stati coinvolti nell’indagine avevano e hanno il diritto di essere rispettati per la loro dignità di uomini e di donne, sia che si tratti di sacerdoti, sia che si tratti di padri e madri di famiglia”.

Twitter: @FrancescoGrana

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