Un 20enne è stato arrestato e altre tre persone sono state incriminate per aver tentato di abbattere la statua dell’ex presidente Andrew Jackson, accusato di razzismo per il trattamento riservato ai nativi americani, a Lafayette Square davanti alla Casa Bianca. I quattro manifestanti sono così le prime vittime del decreto firmato venerdì scorso dall’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump: dopo aver condannato più volte chi vandalizza i monumenti storici, definiti dal tycoon “criminali”, il presidente Usa aveva deciso di usare il pugno di ferro.

I quattro, identificati dagli agenti tramite i video delle proteste – nate dopo la morte dell’afroamericano George Floyd ucciso da un agente di polizia durante un controllo – sono stati accusati dal procuratore federale di Washington di distruzione di un bene federale. Anche se l’abbattimento della statua non è mai avvenuto.

La norma firmata dal presidente prevede comunque che i “vandali” vengano perseguiti, con periodi di carcerazione lunghi per chi rimuove o sfregia una statua che rappresenti un eroe confederato, Cristoforo Colombo o un’immagine religiosa come quella – si legge – di Gesù. Trump continua a volere “Law and order”, come più volte ripetuto su twitter. Oltre al decreto, in cui è minacciato anche il ritiro dei fondi federali ai governi locali che falliscono nel proteggere i propri monumenti storici dai vandali, il presidente americano ha anche ordinato al Dipartimento di Giustizia di creare una task force per combattere quelli che il ministro William Barr ha definito “gli estremisti anti governativi”.

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